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Home»Film/Serie TV»Memorie di un omicida Recensione
Film/Serie TV

Memorie di un omicida Recensione

La RedazioneBy La Redazione18 Agosto 2021Nessun commento6 Mins Read
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Ascoltare i vari racconti e le numerose versioni di un presunto serial killer è difficile. La tua mente deve ed è costretta a tenere separate due linee di pensiero estremamente opposte per riuscire a mantenere la sua umanità. Pensiamo un po’ a cosa può succedere se ci trovassimo in accordo con un qualsiasi ragionamento di natura criminale. Il nuovo documentario uscito nelle scorse ore su Netflix, ci sfida a fare esattamente questo. Memorie di un omicida: I nastri di Nilsen è un vero e proprio tuffo all’interno di un cervello spietato, capace di tenere l’utente incollato allo schermo come un qualsiasi altro film d’azione. L’unica eccezione? Qua di azione c’è davvero poco. I fatti riportati in questo docu-film sono, infatti, vicende realmente accadute in una Londra di fine anni settanta ed inizio anni ottanta del novecento.

Dennis Nilsen, impiegato britannico, è ormai in carcere da moltissimi anni quando decide di rimboccarsi le maniche, armato di carta e penna per raccontare la sua storia. Una narrazione osservata da un punto di vista ovviamente, molto diverso da quello della polizia londinese. E’ il 1983 quando i vicini di casa di Dennis chiamano un idraulico per un sospetto guasto alle fognature condominiali. Quello che il giovane operaio troverà però all’interno del tombino, è tutt’altro che un mucchio di vecchi tubi arrugginiti. Resti di corpi in decomposizione fanno da primo piano per l’inizio di una delle vicende più terrificanti che abbiano mai coinvolto la Gran Bretagna.

Memorie di un omicida

Memorie di un omicida non si risparmia nessun dettaglio

Non ci volle moltissimo tempo prima che la polizia arrivi a bussare a casa di Nilsen. Un personaggio tranquillo e garbato (Così descritto in Memorie di un omicida) farà loro strada, consapevole del fatto che avrebbero potuto scoprire uno dei suoi più grandi segreti. Una puzza nauseante crea, infatti, una cornice a questa breve visita che, si scopre ben presto essere, il centro di una vera e propria scena del delitto. Sacchi dell’immondizia saranno rinvenuti sparsi per il suo guardaroba, contenenti corpi di persone non ancora identificate. Inizia così la vita del noto criminale, in un percorso attraverso il tempo per scoprire chi erano queste persone e perché sono morte.

I giornalisti non ne parlano in quanto a quell’epoca, era quasi di routine rinvenire due o tre corpi in qualche posto sperduto nelle campagne. Questa situazione è però diversa. Nilsen risulta essere troppo tranquillo per un individuo che sta per essere portato in caserma. I poliziotti possono trattenerlo legalmente solo 48 ore di tempo in cella, almeno che non venga trovata una prova concreta che leghi lui agli omicidi. Questo Nilsen lo sa ma non se ne preoccupa. Sarà comunque lui di sua spontanea volontà a confessare tutti i crimini commessi in questi mesi. Ben 16 omicidi.

Memorie di un omicida

Una società fondata sull’omofobia

All’interno di una società come la nostra, è ormai normale parlare di due persone dello stesso sesso che riescono a trovare l’amore fra di loro. Negli anni ’80 no o almeno, non in Inghilterra. In quei periodi bui si riusciva a leggere nei volti delle persone la loro concreta paura di rivelarsi al mondo per quello che erano veramente. Nilsen era uno di loro. Un emarginato perché omosessuale, ha dovuto rinunciare al suo lavoro per via delle troppe discriminazioni presenti a quei tempi. Un odio represso che lo ha costretto ad adottare un modus operandi attualmente molto discutibile. Le sue vittime erano di fatto, tutte gay o almeno la maggior parte di loro.

E’ impensabile al giorno d’oggi di poter far del male ad una persona solo perché è diversa da noi. Ognuno ha le sua diversità, belle e brutte che siano e per fortuna il mondo odierno, lo sta capendo pian piano. Alla fine del novecento, come si può udire dai racconti di questo documentario, questo essere differenti dalla massa, era considerato anomalo. Secondo Memorie di un Omicida essere omosessuali non era normale ed è per questo che fino al processo di Dennis Nilsen, nessuno ha avuto il coraggio di farsi avanti per testimoniare contro di lui. Chi ha avuto la fortuna di sfuggire ai suoi atroci delitti (perché ci sono state persone fortunate a tal punto) era visto come un qualcosa di tossico, di nocivo per la società. Inimmaginabile sarebbe stato per un cittadino gay esporsi davanti a giornalisti e poliziotti di natura omofoba, anche solo per testimoniare contro uno dei criminali più feroci del Regno Unito.

Memorie di un omicida

Un documentario senza peli sulla lingua

Dennis Nilsen sarà, ovviamente, incarcerato per omicidio colposo ma questo non basta. Familiari e vittime vogliono più giustizia di quanto la corte sia disposta a dare. Occorrerà dimostrare dunque la volontà di uccidere che ha pervaso i pensieri di questo pluriomicida. Occorre dimostrare che la pazzia non è sua amica e che sia stato consapevole di ogni sua azione fatta. Il documentario di Netflix ci farà navigare per la mente di quest’uomo come fosse una giostra di un parco divertimenti. Ci verrà data prova di quanto in là si può spingere un essere umano pur di compiere il suo dovere, qualunque esso sia.

Memorie di un omicida è adatto a tutti?

L’opera risulta ben strutturata sia dal punto di vista narrativo che visivo. Non si riesce a distogliere lo sguardo dalla televisione neanche per un secondo. Ebbene sì, per quanto si possa credere di aver compreso il personaggio, Nilsen saprà capovolgere qualsiasi situazione a suo vantaggio. Riuscendo anche ad abbindolare con la sua logica, qualsiasi utente. I  ragionamenti di Memorie di un omicida faranno rabbrividire anche gli spettatori, oltre che gli agenti di polizia. Come riescono in pochi, questo documentario tocca delicati argomenti senza esporsi troppo, anche nel lato narrativo. In un mondo pervaso dal politicamente corretto, si è avuto la possibilità di spiegare le cose nude e crude come stanno realmente, senza preoccuparsi tanto della critica. Questo Netflix lo ha apprezzato e noi siamo in totale accordo.

Memorie di un omicida

Qualche vocabolo scurrile potrebbe essere presente nella pellicola di casa Netflix, lasciando ovviamente fuori alcune scene di un certo calibro. Uno dei punti a favore appunto è il doppiaggio. Esso nelle Memorie di un’omicida è egregiamente sviluppato, in grado di incantare la persona per ore, facendole catapultare direttamente in quegli anni macabri e bui. Non perdere assolutamente le ultime novità. Iscriviti gratuitamente ed adesso al nostro gruppo Telegram dedicato a tutti voi lettori.

 

 

 

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Memorie di un omicida: i nastri di Nilsen è un docu-film di Netflix che punta a raccontare all'ascoltatore tutto il processo che avviene all'interno di una mente dedotta all'omicidio. Nilsen farà da protagonista in questa autobiografia, in cui andrà a spiegare tutto ciò che di più sbagliato ha fatto nella propria vita. Un viaggio attraverso il tempo e l'odio. La giustizia sarà mai pari al dolore che Nilsen ha fatto passare a queste povere 16 famiglie inglesi?

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