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Home»Film/Serie TV»Afterlife of the Party Recensione: quando l’Aldilà diventa una festa
Film/Serie TV

Afterlife of the Party Recensione: quando l’Aldilà diventa una festa

Alessia CappelloBy Alessia Cappello2 Settembre 2021Nessun commento6 Mins Read
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Fin da quando siamo bambini, ci viene detto di “fare i bravi” per poter andare in Paradiso una volta completata la nostra esistenza terrena. L’opera più famosa che tratta della vita dopo la morte è senza dubbio la Divina Commedia, ma sin dai tempi antichi l’uomo ha sempre cercato di spiegarsi cosa succede nell’Aldilà, creando teorie completamente differenti in base alla religione. Questo è ciò che Stephen Herek tenta di fare anche in Afterlife of the Party, il suo nuovo film in uscita su Netflix il 2 settembre 2021, anche se in modo decisamente meno profondo e serio di Dante Alighieri. Sarà riuscito il regista a trattare il tema nella maniera corretta? Lo spiegheremo in questo articolo, in cui faremo una recensione dell’opera senza spoiler.

Tra la vita e la morte in Afterlife of the Party

Afterlife of the Party vede come protagonista Cassie, una ragazza sbarazzina e amante delle feste che convive con la migliore amica Lisa, dal carattere diametralmente opposto al suo. Quest’ultima è infatti una studiosa di natura e spende le sue giornate ad analizzare fossili nel Museo di Storia Naturale, e quando la coinquilina compie 25 anni l’unica cosa che desidera è poter passare del tempo con lei in tranquillità, ad ascoltare musica e comporre puzzle. La nostra protagonista ha però ben altri piani: una nottata tra discoteca, amici – falsi -, e alcool, tanto alcool; la mattina dopo però Cassie, ancora con l’effetto dei drink in corpo, fa uno strano incidente e muore sul colpo.

Risvegliatasi in uno spazio di mezzo simil Purgatorio e dopo un momento di destabilizzazione, Cassie apprende dal suo angelo guida Val che se desidera raggiungere il Paradiso dovrà riuscire a risolvere le questioni in sospeso che la lasciato nella Terra. L’unico problema? Ha solo cinque giorni per farlo, e il fallimento comporta la caduta negli Inferi. La protagonista si mette quindi all’opera per risanare le vite di Lisa, del padre e della madre, ma l’impresa si presenterà più difficile del previsto e la ragazza dovrà mantenere i piedi per terra (battuta necessaria), se vuole guadagnarsi la beatitudine eterna.

L’eterna adolescenza

Per quanto l’incipit di Afterlife of the Party sia interessante, fin dall’inizio appaiono evidenti problemi a livello di scrittura e sceneggiatura. Tutti i dialoghi sono superficiali, e gli effetti speciali vengono enfatizzati sin troppo, rendendoli irrealistici e quasi irritanti. Nonostante le protagoniste abbiano 25 anni e siano quindi adulte a tutti gli effetti, si comportano come adolescenti in tutto e per tutto, aumentando la superficialità di un film la cui trama avrebbe potuto essere davvero promettente. Inoltre, sono presenti dei cliché ormai visti e rivisti in migliaia di opere: il colpo di fulmine col vicino di casa carino, la madre che abbandona i figli, la contrapposizione tra la ragazza bella e popolare e quella sfigata e studiosa e molti altri che, in un modo o nell’altro, rendono la narrazione prevedibile e poco matura.

Come se non bastasse, nella pellicola vengono fatte delle scelte che sembrano non avere un senso se non quello di portare avanti la trama. Cassie, da ubriaca marcia, riesce a fare un discorso perfettamente logico e sensato quando un secondo prima stava barcollando e ridendo; parlando della sua morte, l’impressione che abbiamo avuto è che gli scrittori non abbiano avuto voglia di pensarci e che quindi abbiano scelto velocemente la prima causa che gli è venuta in mente. La scena ha infatti una durata di nemmeno un minuto, ed è talmente rapida e insensata che non si capisce nemmeno cosa stia succedendo; inoltre, non viene mostrato ciò che succede dopo, come il funerale della protagonista, il ritrovamento del suo corpo e così via.

Un lungo episodio di Victorious

Parlando ora di Cassie, essa è interpretata da Victoria Justice, che in molti ricorderanno per i numerosi programmi televisivi andati in onda su Nickelodeon durante l’adolescenza, come iCarly, Big Time Rush, Zoey 101 e Victorious, show in cui era protagonista. In Afterlife of the Party l’attrice interpreta essenzialmente lo stesso personaggio dell’ultima serie citata, e sembra quindi di starne guardando un lungo episodio di due ore. La sua performance non è terribile, ma nonostante sia l’unica star affermata tra tutto il cast non riesce a emergere come tale, e viene anzi surclassata da Robyn Scott, la quale svolge un ottimo lavoro nei panni di Val, rappresentando l’unico personaggio di rilievo in tutta la pellicola.

Ci teniamo ora a spendere un paio di parole sulla colonna sonora di Afterlife of the Party, che rappresenta uno degli elementi più preponderanti del film – e non in senso positivo -. La scelta che è stata fatta è quella di utilizzare quasi unicamente brani di un cantante inventato, Koop, che nell’opera dovrebbe essere una star affermata di cui la protagonista è innamorata, al punto di avere la camera tappezzata di poster e di urlare ogni qual volta lo sente nominare (anche se vengono mostrati come coetanei, quindi non ci spieghiamo come potesse esserne fan anche da bambina). Le canzoni dai toni pop e adolescenziali non sono terrificanti da ascoltare, ma vengono abusate al punto d’inserire un intero videoclip musicale all’interno della narrazione, una scelta che ci ha lasciato sconcertati e confusi. Se l’impegno utilizzato per la creazione di questo falso Justin Bieber fosse stato impiegato nella scrittura dei personaggi, l’opera sarebbe stata infinitamente migliore.

Le nostre conclusioni su Afterlife of the Party

Ricapitolando, Afterlife of the Party è un film che avrebbe potuto essere interessante e profondo, ma che a causa della superficialità risulta l’ennesimo prodotto trash e adolescenziale nel catalogo Netflix. La scelta d’ingaggiare Victoria Justice come protagonista e unica attrice affermata del cast è stata fatta con la chiara intenzione di attrarre il pubblico nel cliccare il bottone “riproduci”, soprattutto coloro che, come me, sono cresciuti con i suoi programmi televisivi durante l’infanzia. Stephen Herek ha messo però più impegno nella colonna sonora e nei costumi – che i personaggi cambiano costantemente – che nei dialoghi e nella costruzione di una narrazione sensata, risultando in incongruenze e avvenimenti la cui logica è discutibile. In ogni caso, se siete desiderosi di sapere come si concluderà l’avventura di Cassie, potete trovare la pellicola sulla piattaforma streaming dal 2 settembre 2021. Se questa recensione vi è piaciuta, vi invitiamo a iscrivervi al nostro canale Telegram e a seguirci su Kaleidoverse per rimanere aggiornati sul mondo del cinema e molto altro!

55%

Afterlife of the Party è l'ennesimo film trash e adolescenziale nel catalogo Netflix. Nonostante l'incipit dell'opera sia interessante, la superficialità con cui viene trattato ogni elemento, dalla morte all'amore, rovina completamente la narrazione, rendendola un insieme di dialoghi senza senso e incongruenze, come l'incidente della protagonista e il suo rapporto con le persone a lei care. Victoria Justice appare come lo stesso personaggio interpretato anni fa nella serie Victorious, e non riesce veramente a brillare anche se è l'unico membro affermato del cast; è infatti Robyn Scott nei panni dell'angelo guida Val a rappresentare la punta di diamante dell'opera, portando una performance matura e di rilievo. I numerosi cliché rendono alquanto prevedibile il susseguirsi del film, che vi consigliamo solo se siete in vena di sentirvi di nuovo come quando si passavano i pomeriggi a guardare i programmi su Nickeloedon.

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