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IN EVIDENZA

La battaglia dimenticata Recensione: dolore

Simone "Lokizzh" CancellaroBy Simone "Lokizzh" Cancellaro16 Ottobre 2021Nessun commento8 Mins Read
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Ogniqualvolta viene annunciato un nuovo film storico, magari dedicato a una guerra o una battaglia specifica della quale non sono molto informato, le mie orecchie tendono a rizzarsi dalla voglia di saperne di più. E no, non perché mi piaccia ammirare le povere comparse cadere una a una come se fossero pedine del domino, ma per le sensazioni che le opere dedicate a queste storie mi provocano. Non credo vi sia un mezzo più adatto a veicolare l’emozione del dolore verso lo spettatore di quello provato dai protagonisti alle prese con le difficoltà di una guerra mondiale. L’obbiettivo di Netflix con La Battaglia Dimenticata, dunque, era proprio questo: riuscire a trasmettere le difficoltà e le ingiustizie causate dalla devastazione della guerra.

Non c’è motivazione che regga nel giustificare l’inizio di una guerra. Ciò che ne sussegue, a prescindere dal fatto che si stia parlando della Prima Guerra Mondiale o della battaglia del paesino sperduto nelle Isole Faroe, è solo buio nero, come la pece. E, nei punti più scuri di questo dipinto, possiamo solo trovare la disperazione di chi con questi giochi di potere non ha nulla a che vedere. Ed è qui che La Battaglia Dimenticata riesce a emergere, mettendo lo spettatore di fronte al dolore provato dai punti di vista non di coloro che marciano sulla guerra per arrivare ai loro scopi, ma di chi col dolore che essa provoca viene costretto a conviverci o, meglio o peggio dipende dalla vostra opinione, a morirci.

La Battaglia Dimenticata

La triade

“No”, dice il padre di alto rango del giovane inglese William, “non ti sarà permesso di unirti a noi più tardi, quando i nostri alianti faranno rotta per Arnhem. Sei troppo sfacciato e tua madre dormirà meglio se sa che sei a terra.” William annuisce, si avvicina all’uomo che guida la missione e dice: “d’accordo, posso venire.” Una bugia che esce dalla sua bocca con noncuranza, ma sarà la causa di un viaggio che gli segnerà la vita, in tutti i sensi. Nell’istante successivo vediamo William (Jamie Flatters) effettivamente partire, come parte di un gruppo di piloti. E il suo atteggiamento impavido rimane, anche quando il suo aereo viene sparato dal cielo, precipitando in caduta libera.

È il 1944. La seconda guerra mondiale sta volgendo al termine, ma i tedeschi di fatto rimandano la sconfitta. La Zelanda è uno dei campi di battaglia, soprattutto per la posizione strategica della Schelda. (Un’importanza che sentiamo solo nel film perché è annunciata nell’introduzione, non compare in nessuna scena.) Accanto a William seguiamo le vicende di Marinus (Gijs Blom), un olandese con una coscienza distorta che combatte dalla parte dei tedeschi, e della giovane Zeelandia Teuntje (Susan Radder) la quale, spinta dalle circostanze e dalla forza di volontà, finisce nella resistenza. Le loro vite si intrecciano l’un l’altra attorno alla Schelda, senza che la sceneggiatura di La Battaglia Dimenticata cerchi con troppe ostentazioni collegamenti complessi o scene condivise su più fronti.

La Battaglia Dimenticata

Questo approccio funziona. Le trame separate sono sì indipendenti, ma allo stesso tempo si completano intuitivamente a vicenda, dando modo alla battaglia della Schelda di fornire un quadro relativamente ampio delle conseguenze causate dalla guerra in Zelanda. Ciò che aiuta è anche l’aspetto stretto della pellicola. È stato investito un grosso budget, che ha portato a uno dei film visivamente più spettacolari mai realizzati nei Paesi Bassi. Che si tratti di duelli aerei, battaglie a terra o tensioni più sottili in villaggi semiallagati, i set sono realistici e contribuiscono a creare un’atmosfera intensa e realistica. Quell’atmosfera è rafforzata dalla decisione di non fare una storia troppo zuccherina della battaglia. Ognuno parla nella propria lingua o accento, diversi personaggi importanti vengono uccisi e non si lesina su dettagli orribili. Non credo ci fosse modo migliore per La Battaglia Dimenticata di dar voce al dolore causato dalle atrocità della guerra, e gliene va dato atto.

Lo spettacolo per occhi, orecchie e trama

A prescindere dal modo in cui si è deciso di raccontare la storia de La Battaglia Dimenticata, a convincere prim’ancora di approcciarci alla trama è lo spettacolo visivo al quale abbiamo deciso di assistere, scegliendo di passare due ore della nostra vita guardando questo film. L’enorme budget del quale parlavo poco fa si riflette sicuramente nelle battaglie e nei combattimenti aerei spettacolari, intensi ma soprattutto realistici. Dubito di aver potuto assistere a uno spettacolo simile prima d’ora. Forse ancora più emozionanti sono gli inquietanti scontri in quei villaggi allagati apparentemente deserti della Zelanda, dove l’agitazione aumenta di minuto in minuto e lo spettatore rimane così assorto dallo schermo finendo col scivolare sul bordo della sedia, rischiando di cadere. Non hai tempo di girare la testa, leggere un messaggio, perché La Battaglia Dimenticata ci regala quella meravigliosa sensazione di ansia causata dal non conoscere ciò che sta per accadere.

La Battaglia Dimenticata

Il modo in cui la trama ricollega le vicende dei tre giovani, i quali non si conoscono ma finiscono in guerra ciascuno a modo proprio, è affascinante nel suo essere sottile e solamente accennato. Ognuno a modo suo è coraggioso e risoluto e tutti e tre perseguono lo stesso obiettivo: la libertà. Il regista Van Heijningen ha preferito far rispecchiare La Battagli Dimenticata più nei film britannici quali Dukirk (2017) e 1917 (2019), piuttosto che su opere come Black Book. Ciò implica che nella storia non c’è spazio per sotto-trame romantiche o scampagnate all’aperto completamente fuori luogo rispetto al contesto, ma il realismo regna sovrano. Ergo, non pensate che nessuno dei personaggi più importanti sia al sicuro solo per il ruolo che ricoprono, La Battaglia Dimenticata parla di guerra, morte e speranza di un futuro migliore. Non è un lungometraggio nel quale verrete sbattuti da una battaglia all’altra senza sosta, al solo scopo di far notare quanto siano stati bravi nel girare quelle scene. Tutto viene raccontato scegliendo le giuste tempistiche, dando alla pellicola un ritmo quasi orecchiabile. E io, personalmente, credo sia proprio questo il punto di forza capace di rendere un’opera dedicata a una qualsiasi guerra degna di nota. Siamo tutti consapevoli di come sia stata combattuta con la necessaria violenza, colpi ed esplosioni, ma è la storia che la circonda a renderla meritevole di essere raccontata, riuscendo a rendere anche un evento malsano indimenticabile.

La costruzione del film è audace, ma risulta ottima, proprio perché i momenti in cui le tre trame si incontrano sono volutamente mantenuti parsimoniosi. Inoltre, questo approccio offre allo spettatore molteplici prospettive, fornendo un quadro più ampio di come doveva essere la vita per dei semplici giovani, che nulla centravano con i giochi di potere della guerra, come Teuntje, William e Marinus. Quest’ultimo in particolare è una figura affascinante; perché ha scelto di combattere dalla parte dei nazisti? Inoltre, i personaggi inglesi, tedeschi e olandesi che recitano in La Battaglia Dimenticata parlano tutti la propria lingua, aggiungendo un tono di autenticità d’autore degno di nota. Insomma, siamo di fronte a uno spettacolo su tutti i fronti: occhi, orecchie e trama.

Le nostre conclusioni su La battaglia dimenticata

Van Heijningen, Van der Oest, De Levita, il cast e la loro troupe miravano a mantenere vivi gli orrori della seconda guerra mondiale, col probabile obbiettivo di imprimerlo nella mente delle generazioni più giovani. Con l’imponente Battaglia della Schelda ci sono riusciti a pieni voti. Grazie al generoso budget per gli standard olandesi, sono stati in grado di realizzare un film di guerra realistico capace di colpire nei punti giusti, che si tratti di momenti più leggeri e intimi, o di scene di grande spettacolo. Siamo di fronte a un’opera che mostra quanto spietata sia stata la seconda guerra mondiale, lasciando allo spettatore la sensazione che, qualora qualcuno dovesse esservi sopravvissuto, sia stato solo baciato dalla fortuna. Nessuna venerazione romanzata di eroi e forze armate, ma l’amara, cruda realtà.

Si potrebbe dire che La Battaglia Dimenticata è in definitiva un film sulla felicità dei tre protagonisti, perché in mezzo a tante atrocità ed esplosioni è soprattutto l’arbitrarietà a determinare chi vive. Allo stesso tempo, l’opera si centra sull’impavidità: di fatto, non è solo William a mostrarsi coraggioso, ma anche Marinus e Teuntje nei momenti cruciali. Ciò che traspare è il desiderio di non rendere il tutto accostabile alla classica epopea. No, questa non è una battaglia contenente le storie più appariscenti da raccontare. Queste non sono persone di cui si scriveranno mai libri di storia. Eppure, per il momento non li dimenticherò, grazie a La Battaglia Dimenticata. Noi vi ringraziamo per l’attenzione, rimandandovi a Kaleidoverse e al nostro canale Telegram per rimanere sempre aggiornati.

88%

Il nuovo film targato Netflix La Battaglia Dimenticata è ambientato in circostanze non propriamente conosciute a coloro che non vivono nei Paesi Bassi, ma che ha assunto un ruolo di importanza magistrale nella risoluzione del secondo conflitto mondiale. L'opera si destreggia in modo egregio su tutti i punti di vista, riuscendo a emergere su qualunque fronte, che si parli di trama, personaggi, regia o anche l'illuminazione. La decisione di suddividere la storia su tre binari che mostrano tutte le intemperie affrontate dai protagonisti per giungere alla tanto agognata libertà, senza mai toccarsi veramente ma solo incrociandosi flebilmente, punge al punto giusto, lasciando quel retrogusto di realismo puro e crudo che un film di guerra dovrebbe sempre porsi come obbiettivo primario. A livello visivo il film è splendido, con il grigiore costantemente presente a far risaltare il lato cupo e tetro di quei tempi altrimenti governati dal rosso sangue del feriti. Un'opera nuda e cruda su una storia conosciuta ai pochi, degna di essere vista.

  • 8.8
  • User Ratings (2 Votes) 9.6

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Avete mai pensato alla gentilezza come forma di ribellione? A quell'idea del vincere le proprie battaglie combattendole porgendo l'altra guancia? Un mix di Sullivan da Uncharted e Ryuji da Persona 5, ponendo sempre come cardine la critica costruttiva, mai distruttiva. L'onestà intellettuale non lo abbandona mai, ma il mondo ha bisogno d'affetto, d'odio ce n'è già troppo.

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