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Home»Film/Serie TV»Judy Blume Forever Recensione
Film/Serie TV

Judy Blume Forever Recensione

Martina LevaBy Martina Leva25 Aprile 2023Nessun commento9 Mins Read
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Il 21 aprile 2023 Prime Video ha reso disponibile in tutti i Paesi affiliati il documentario Judy Blume Forever. La pellicola è incentrata sulla storia e la carriera della famosa penna americana Judy Blume. Si tratta di un documentario biografico la cui regia viene firmata dalla coppia creativa Davina Pardo e Leah Wolchok. Il film è stato candidato nella sezione “documentari” al Cleveland International Film Festival e al Miami Film Festival del 2023. Nel film ritroviamo anche interventi delle lettrici, tra le quali compaiono anche professioniste del mondo della scrittura. Tra queste, la regista e produttrice Lena Dunham, conosciuta per la serie Girls, prodotta da HBO tra il 2012 e il 2017.

Come si può leggere dal sito Judy Blume on the web, la scrittrice, fin da piccola, creava storie utilizzando la sua fervida immaginazione. I suoi 29 libri hanno venduto 90 milioni di copie e sono stati tradotti in 39 lingue. Judy e suo marito George Cooper hanno anche aperto una libreria indipendente e no-profit, chiamata Books&Books, dove – se si è fortunati – si può incontrare spesso la stessa scrittrice. Tra i suoi libri più famosi troviamo volumi per bambini (The One In The Middle Is The Green Kangaroo, fu il primo in assoluto), storie di formazione per preadolescenti e adolescenti (la serie di Fudge e Blubber su tutti) e romanzi young adult e per adulti (come Deenie, Tigerhouse e Wifey).

Judy Blume

Judy Blume Forever: una storia visiva

Per quanto la maggioranza delle fonti sia prevalentemente scritta, le registe di Judy Blume Forever sono riuscite a rendere ogni parte della storia appetibile visivamente. Il connubio tra le produttrici Davina Pardo, che si occupa prevalentemente di documentari, e Lea Wolchok, risulta riuscito nel migliore dei modi. Anche il fatto che si tratti di due donne ha contribuito al taglio specifico del documentario stesso.

Al montaggio troviamo Tal Ben-David, la quale si è occupata nel medesimo ruolo di documentari del calibro di Hillary. Hillary è una mini-serie del 2020 nominata all’edizione primetime degli Emmy Awards dello stesso anno. Proprio questo lato è centrale e d’interesse. Il documentario si serve infatti di vecchi spezzoni di interviste alla scrittrice inseriti organicamente nella pellicola, che fanno da contraltare agli interventi odierni. Sono anche presenti composizioni animate che rimandano al mandala. Il mandala, nella tradizione Buddhista, rappresenta l’universo: in questo caso, rappresenta l’universo narrativo e personale della Blume. Con queste modalità, sia la regia che il montaggio compiono interventi minimali ma estremamente d’impatto.Judy Blume forever

Judy Blume Forever e il racconto della scrittrice

Il documentario racconta Judy Blume partendo dalla sua storia personale e collegandone specifici episodi alla sua produzione letteraria. Agli esordi, la Blume puntava sull’identificazione con i ragazzi. Infatti, utilizzava un narratore in prima persona. Questo era permesso, come afferma lei stessa, grazie alla connessione con la sua bambina interiore – Judy è sempre stata una bambina molto fantasiosa. Nata e cresciuta nel New Jersey, la sua infanzia è stata caratterizzata da diversi elementi che hanno influenzato la sua scrittura; tra questi, il fratello maggiore, la figura della madre e l’essere una bambina ebrea negli anni Quaranta. La madre, in particolare, leggeva molto e l’accompagnava in libreria: la faceva interagire fisicamente con i volumi, toccandoli e annusandoli. Allo stesso tempo, è il padre che Judy ricorda con maggior tenerezza. La donna, infatti, era molto più fredda e distaccata.

Durante gli anni Cinquanta, coincidenti con l’adolescenza di Judy, la ragazza assorbiva gli insegnamenti dell’epoca su come dovesse essere una donna: felice del proprio ruolo e perfetta in esso. Una tragedia personale crepa però le perfette pareti della sua vita: il padre muore d’infarto all’età di soli 50 anni. Nonostante il lutto, il matrimonio con il compagno era già stato organizzato. Non avendo avuto tempo per elaborare l’accaduto, la morte del padre rimarrà una cicatrice indelebile, per Judy. Dopo la laurea all’NYU e il matrimonio, la Blume trova nella scrittura un metodo per sfogare la sua energia creativa e per ricordare il padre, il quale aveva sempre spinto lei e il fratello a cercare l’avventura e la novità. Judy Blume forever

Judy Blume e l’esordio negli anni Sessanta

Negli anni Sessanta, Judy viveva in una zona residenziale del New Jersey con il marito e i due figli. Lì, nessuna donna lavorava. Lei però si sentiva persa, e non sapeva dove scaricare la sua energia creativa. Iniziò scrivendo storie della buonanotte per i suoi figli, prendendo ispirazione dal Dr. Sousse (pseudonimo di Theodor Seuss Geisel, prolifico scrittore di storie per bambini). In questo periodo Judy ricevette i primi rifiuti dalle case editrici. Il marito dell’epoca conosceva uno scrittore per libri di ragazzi e le consigliò di inviare a lui un manoscritto. Questi le rispose che non sapeva scrivere. Lei si infuriò e decise di volergli dimostrare di avere talento. Per questo però, abbandonò i libri illustrati. Inviò il manoscritto di “Iggie’s House” a Bradbury Press che all’epoca era appena nata, la quale lo pubblicò. Con il primo anticipo da 350 dollari, Judy si comprò una macchina da scrivere elettrica.

Il primo libro che ha reso Judy Blume “La” Judy Blume

L’idea che avrebbe portato alla Blume il primo successo fu partorita nel 1969. Judy la raccontò subito alla migliore amica d’infanzia, Joanne Stern. Quel libro sarebbe diventato Sei lì Dio? Sono io, Margaret. Margaret è lei: affascinata, per non dire ossessionata, dall’idea del mutamento del proprio corpo in adolescenza. Judy voleva scrivere la verità di quel periodo: un lasso di tempo in cui, tra infanzia e adolescenza, non si sente di appartenere a nessuno dei due mondi. In particolare, di questo scritto fece molto scalpore il fatto che introducesse a lettrici così giovani la tematica del ciclo mestruale. Tutto ciò senza incorrere in bias e pregiudizi vari. Con questo libro inizia anche la collaborazione con il suo correttore storico, Dick Janson, il quale aveva compreso appieno la portata rivoluzionaria dei suoi scritti.

Proprio durante quegli anni, la scrittrice inizia a ricevere le prime lettere dalle sue piccole lettrici, che la ammiravano e la prendevano come punto di riferimento. I ragazzi si aprivano con lei. Era sicuramente più semplice che confidarsi con familiari e persone conosciute.  Allo stesso tempo, i lettori adulti si chiedevano “quando inizierà a scrivere libri per persone della sua età?”. Nel 2017, la Yale University ha acquisito la corrispondenza tra Judy e le sue lettrici e la conserva nell’omonimo archivio. Durante gli anni Settanta, Judy rappresentava la donna lavoratrice e indipendente. Sentiva allo stesso tempo di doversi sbrigare, visto che i componenti della sua famiglia, come il padre, avevano sempre avuto una bassa aspettativa di vita. Desiderava marciare e manifestare con le altre donne, ma non l’ha fatto: scriveva e riusciva così a essere intrepida e a fare la sua parte per la causa femminista.

Il primo young adult di Judy Blume: Forever

Forever ruota attorno alla relazione sentimentale – e fisica – tra due adolescenti. Per la prima volta, un rapporto sessuale tra due giovani, non mostra conseguenze terribili per la vita della ragazza. Per la prima volta, la Blume scrive esplicitamente di sesso, all’epoca un argomento tabù. Nel 1980, con la salita di Reagan, i Repubblicani portano avanti campagne di censura su quelli che venivano considerati libri “pericolosi” e lesivi per le giovani generazioni. Questo portò anche le stesse case editrici a subire minacce. Addirittura, Phillys Shapley pubblicò un opuscolo intitolato “come liberare le scuole dai libri di Judy Blume”. Le minacce non si fermarono, anche dato l’appoggio che la scrittrice diede – e dà tuttora – a Planned Parenthood (associazione che si batte negli Stati Uniti in favore di abortista, educazione sessuale, anche contrastando la libertà all’obiezione di coscienza). Judy ha vissuto, in quel periodo, in un perenne stato di ansia e paura, arrivando alla conclusione – come afferma nel documentario stesso – che “Non si può discutere con i fanatici”. Al contempo, scoprì la National Coalition Against  Censorhip ed entrò a farne parte.

Judy Blume Forever

Judy Blume: gli anni recenti e le attuali implicazioni etiche

L’ultimo libro pubblicato col suo editore storico è stato Here’s to you, Rachel Robinson. Il libro conteneva l’espressione “fuck” e ricevette numerose critiche, nonostante come afferma la stessa Judy, “fuck” sia un “termine rafforzativo senza significato”. Judy non ha mai smesso di lavorare. E nemmeno di vivere.  La scrittrice conobbe l’attuale marito George nel Dicembre 1979: un professore di Diritto, accomodante e privo di pregiudizi, che non la conosceva per la sua immagine, ma che ha imparato a conoscerla per ciò che è. L’ultimo libro pubblicato è Tiger Eyes, volume estremamente intimo e catartico: un addio, in forma di romanzo, destinato al padre deceduto. L’operato di questa scrittrice americana risale a decenni di forte cambiamento, in particolare di mutamenti sociali e di una nuova visione del ruolo della donna.

Non solo: la Blume è stata una delle più importanti intellettuali della seconda metà del Novecento che ha posto attenzione alla tematica della sessualità nei periodi di formazione. Tale tematica è tuttora centrale e genitrice di numerosi dibattiti e discussioni. L’emancipazione sessuale dei preadolescenti e degli adolescenti è infatti nell’occhio del ciclone. Nonostante la legislazione della Florida promulgata dal governatore Ron DeSantis – rinominata “Don’t Say Gay” – riguardi in superficie le tematiche LGBTQIA+ questa va in realtà a vietare qualsiasi tipo di discussione riguardo agli atti sessuali. Più in generale, gli insegnanti non potranno spiegare – e tranquillizzare – i ragazzi riguardo ai normali cambiamenti che il loro corpo subisce fin dalla tenera età. Così come sarà vietata anche qualsiasi educazione correlata, come quella all’affettività.

Le nostre conclusioni su Judy Blume Forever

Judy Blume Forever non è solo un documentario, è molto di più. Si tratta di un testamento visuale che la scrittrice lascia ai suoi futuri lettori. E anche a chi non la leggerà. Allo stesso tempo, risulta un modo per Judy – e per quelle che sono state le sue lettrici dell’epoca – di tirare le fila e mettere tutte le carte sul tavolo. Mettersi a nudo, con le sue forze e le sue debolezze, così come tante volte hanno fatto i suoi lettori nelle corrispondenze a lei destinate. Judy non è stata certo una mamma e men che meno una terapeuta, è stata ciò che si era ripromessa: un punto di riferimento che lei stessa avrebbe voluto avere da adolescente. E voi avete mai letto un libro di Judy Blume? Cosa ne pensate? Per altre recensioni – e non solo – vi rimandiamo ai nostri canali social e al gruppo community!

80%

Judy Blume Forever è un documentario prodotto e distribuito da Prime Video, a partire dal 21 aprile 2023. Alla regia la coppia creativa composta da Davina Pardo e Lea Wolchok. Si tratta di una pellicola efficace, che va dritta al punto e non ha paura di raggiungerlo. Judy Blume Forever non fa solo una disamina del lavoro della scrittrice, ma ne traccia anche le vicende private che hanno influenzato le sue opere. In particolare, la figura dei genitori, il padre amorevole e la madre distaccata che le ha però insegnato ad amare i libri. Si va a creare così un ritratto di donna reale, sensibile ed estremamente avanti coi tempi.

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