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Home»IN EVIDENZA»Monster: La storia di Lyle e Erik Menendez – Recensione
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Monster: La storia di Lyle e Erik Menendez – Recensione

Michela RussoBy Michela Russo25 Settembre 2024Nessun commento6 Mins Read
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Una famiglia americana molto benestante. Un cubano arrivato in America, che ha fatto fortuna e si è arricchito. Una moglie che vive nel lusso e che non può chiedere di più. Due giovani rampolli, ricchi e viziati, a cui non manca nulla e forse hanno anche troppo. In poche parole: la famiglia che rappresenta il sogno americano, la famiglia perfetta. Ecco, quella è la famiglia Menendez, e i genitori, Kitty e Josè, verranno uccisi dai loro figli, Lyle ed Erik. Una storia raccontata in Monster: La storia di Lyle e Erik Menendez, che vi illustriamo in questa recensione.

Da questo evento, realmente accaduto, nel 1989, prende spunto questa seconda stagione della serie di Monster, dedicata ai grandi casi che hanno scosso l’opinione pubblica. La prima stagione era dedicata al serial killer Dhamer ed aveva tinte più horror. Qui, la storia di Lyle ed Erik, disponibile dal 19 settembre su Netflix, assume toni da thriller. Alla fine delle nove puntate, lunghe circa un’ora, che compongono questa stagione, lo spettatore si troverà a chiedersi: chi sono i veri mostri? Mostro si nasce o si diventa?Monster La storia di Lyle e Erik Menendez Recensione

Monster: la storia di Lyle ed Erik Menendez: la nascita della stagione

La serie televisiva è ideata da Ryan Murphy (Mangia prega e ama, Nip/Tuck, American Horror Story, 9-1-1, The Watcher) e Ian Brennan (Law & Order, CSI: NY, Glee) è basata, come abbiamo già detto, sugli eventi del 1989, che distrussero la famiglia Menendez e sconvolsero l’opinione pubblica. Nessuno si aspettava che Erik e Lyle (due ragazzi che sembravano normali) fossero i colpevoli e i media si ritrovarono a discutere per anni, cercando di comprendere per quale motivo i due fratelli avessero commesso un atto così atroce. Erik e Lyle dissero di essere stati vittime di abusi da parte dei genitori, ma i loro passi falsi, durante il processo, e le loro bugie, li resero poco credibili per l’opinione pubblica. Vennero condannati all’ergastolo senza condizionale.

Questa seconda stagione nasce dalle nuove testimonianze di Roy Rossellò (ex leader della band Menudo), in cui dichiara di essere stato vittima di abusi da parte di Josè Menendez a 14 anni, che ha portato alla riapertura del caso nel 2023. Il cast è di una bravura impressionante, in particolare gli attori che interpretano i Menendez: Nicholas Chavez (Lyle), Cooper Koch (Erik), Javier Bardem (Josè) e Chloe Sevigny (Kitty). Questa stagione è focalizzata con le vicende giudiziarie, sugli interrogatori dei due fratelli e sulle loro numerose bugie, quindi anche il più piccolo dettaglio, anche un semplice labbro tremolante, potrebbe essere incisivo per capire se stanno mentendo.

 

Il tocco geniale: l’imparzialità

In questa recensione dedicata a Monster: la storia di Lyle e Erik Menendez non ci dedicheremo al vero movente dei due fratelli (tutt’ora incerto) ma solo a ciò che viene messo in scena, grazie al cast fenomenale e ai creatori della serie. La prima puntata inizia direttamente con il brutale assassinio di Kitty e Josè. Ciò che vedremo dopo sono le versioni degli interrogatori di Lyle e Erik e le ipotesi dei vari personaggi che discutono su ciò che secondo loro è avvenuto in brevi flashback. Non sapremo mai chi sono realmente Killy e Josè. Se dei genitori abusanti oppure dei genitori che hanno dato tutto quello avevano ai loro figli, che si sono rivelati degli psicopatici.

Lyle ed Erik si giustificano dicendo di aver subito abusi in particolare da Josè e di aver ucciso entrambi i genitori perché temevano per la propria vita. Tutto questo, naturalmente, non può essere provato. La genialità della serie sta proprio nel rimanere imparziale: gli autori danno spazio a tutte le versioni possibili. Lyle e Erik sono delle vittime di abusi o solo dei ragazzi avidi che hanno ucciso i loro genitori per non essere esclusi dell’eredità? Josè e Kitty sono dei genitori benevoli o due mostri che hanno cresciuto e creato altri due mostri? Gli autori mettono in scena entrambe le versioni nelle aule di tribunale tra gli avvocati della difesa e dell’accusa e nei salotti di Dominick Dunne (interpretato da Nathan Lane), un giornalista di Vanity Fair.

 

Monster: la quinta puntata e l’opinione pubblica

La serie risulta avvincente grazie al tema di discussione e a una regia magistrale. Il punto più alto e coinvolgente è sicuramente la quinta puntata, intitolata “L’uomo ferito”. Qui, Erik confida al suo avvocato Leslie Abramson (interpretata da Ari Graynor) gli abusi subiti dal padre. Gli autori decidono di non mettere in scena gli abusi, ma di farli raccontare da Lyle ed Erik. Già solo il racconto di Erik risulta scioccante: è impossibile non dare il beneficio del dubbio a questo il ragazzo, che piange e si vergogna di quello che racconta, grazie all’interpretazione perfetta di Cooper Koch. Il regista della puntata, Michael Uppendahl, ci mette il suo tocco personale. La telecamera rimane alle spalle dell’avvocato, in un’inquadratura statica, che, a poco a poco, si avvicina al volto del ragazzo.

Un altro punto molto convincente sono le discussioni tra l’avvocato Leslie Abramson e Dominick Dunne, che rappresenta l’opinione pubblica. I due fratelli dicono di aver subito abusi dopo aver assunto Leslie Abramson, che aveva difeso, in una causa precedente, un assassino usando la stessa strategia e aveva vinto la causa. Sorge spontanea una domanda: Erik e Lyle sono stati realmente vittima di abusi oppure è una strategia del loro avvocato basato su un precedente? Questa è solo una delle domande a cui lo spettatore sarà portato a rispondere per dare un senso a quello che è successo.

Monster La storia di Lyle e Erik Menendez Recensione Erik Lyle e Josè

Le nostre conclusioni su Monster: la storia di Lyle e Erik Menendez

Insomma, allo spettatore non viene data nessuna certezza. L’unica cosa che non si può in alcun modo negare è che Kitty e Josè siano morti uccisi dai loro unici figli, Lyle e Erik. È lo spettatore che deve scegliere quale versione sia la più credibile, quale sia il movente di questo brutale omicidio. Per riuscirci, dovrà osservare e analizzare anche il più piccolo dettaglio. Lo spettatore trovare la sua verità: chi sono i veri mostri?

E voi avete già trovato la vostra verità? Erik e Lyle sono stati costretti a uccidere o sono dei mostri? Vi invitiamo a lasciarci la vostra opinione in un commento e, se volete, a fare un giro su Kaleidoverse dove potete trovare recensioni come quella su Twilight of the Gods e Billionare Island ma anche articoli di approfondimento come quello dedicato a LOL – chi ride è fuori: i punti deboli e i punti forti del format.

70%

Monsters: la storia di Lyle e Erik Menendez è la seconda stagione di un progetto antologico dedicato ai serial killer più famosi e più discussioni, ideata da Ryan Murphy e Ian Brennan. Essendo ancora un caso che fa discutere, i creatori rimangono imparziali, mettendo in scena tutte le possibili ipotesi e versioni, lasciando allo spettatore la possibilità di farsi una propria idea. È una serie che avvince, che costringe a fare caso anche al più piccolo dettaglio: un labbro che trema, un piccolo tic all’occhio, un’incongruenza. Lo spettatore si trasforma in un poliziotto e poi in un giudice e in un giurato per capire fino a che punto Lyle ed Erik sono colpevoli. Tutto questo è possibile grazie alle interpretazione eccezionali di un cast perfetto, in particolare gli interpreti dei Menendez: Nicholas Chavez (Lyle), Cooper Koch (Erik), Javier Bardem (Josè) e Chloe Sevigny (Kitty). Una serie imperdibile, se siete amanti del true crime.

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