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Home»Film/Serie TV»Zero Day Recensione: tutto per amore della verità
Film/Serie TV

Zero Day Recensione: tutto per amore della verità

Michela RussoBy Michela Russo22 Febbraio 2025Nessun commento6 Mins Read
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Zero Day Recensione
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Ricordate il delirio del primo lockdown? Gli assalti ai supermercati e la paura che provavamo? Ecco, Zero Day è una serie disponibile dal 20 febbraio su Netflix (composta da soli 6 episodi) che immagina un’America colpita da un attacco informatico. Immaginate perdere le comunicazioni, l’elettricità e tutte le vostre comodità di colpo, per un lungo minuto, e sapere che c’è qualcuno dietro, che promette di farlo ancora. Immaginate, poi, che il vostro governo non abbia nemmeno un piccolo indizio per catturare il colpevole, che brancola nel buio. Cosa succederebbe?

Zero Day immagina poi un mondo così. Leslie Linka Glatter, regista e produttore esecutivo, dirige un thriller investigativo  che mette al centro della discussione la verità: va sempre rivelata, nonostante le possibili conseguenze, oppure, qualche volta, vanno usate le famose “bugie bianche” per mantenere uno status quo? George Mullen (interpretato dal grande Robert De Niro), il protagonista di questa storia, si troverà a dover prendere decisioni scomode, pressato da vari interessi politici ed economici, per arrivare a scoprire chi ha osato colpire l’America.

“Potrà usare ogni mezzo per trovare il colpevole e consegnarlo alla giustizia.

La trama di Zero Day  

George Mullen è un ex Presidente americano in pensione, che vorrebbe vivere quel che rimane della sua vita in tranquillità e scrivere la sua autobiografia. È stato un Presidente molto amato per la sua schiettezza e la sua capacità di prendere sempre la decisione giusta. È un uomo onesto, che ci tiene alla verità. Fino allo Zero Day: tutte le comunicazioni e i dispositivi elettronici si spengono per un minuto, causando migliaia di morti.

L’attuale Presidente, Evelyn Mitchell, e il suo governo si ritrovano a dover dare delle risposte alle persone, a trovare un colpevole ma brancolano nel buio. La Presidente Mitchell, allora, richiama al dovere chi è un amato patriota: George Mullen. Lo mette a capo della Commissione Zero Day e gli dona i pieni poteri: potrà usare ogni mezzo per trovare il colpevole e consegnarlo alla giustizia. Forse spera di poter utilizzare l’uomo per i suoi scopi politici, ma Mullen è un servitore della verità ed è famoso per fare sempre la cosa giusta.

“George Mullen,  un personaggio che occupa tutta la scena, che si presenta come una colonna morale rispetto al decadimento morale degli altri”

Un cast spettacolare

Leslie Linka Glatter, già famosa per aver diretto Amiche per sempre, La proposta e molti episodi di note serie televisive come Una mamma per amica, E.R – Medici in prima linea, ha scelto di affidarsi a un cast importante. Primo fra tutti, il grandissimo Robert De Niro, che interpreta il protagonista, George Mullen; un personaggio che occupa tutta la scena, che si presenta come una colonna morale rispetto al decadimento morale degli altri.

Angela Bassett, che interpreta il Presidente Evelyn Mitchell, l’unico personaggio che sembra comprendere i piani e le possibili macchinazioni degli altri. Jesse Plemon (che aveva già lavorato con la regista in Love & Death) che interpreta Roger Carlson, un uomo che cerca disperatamente il riconoscimento di Mullen. Matthew Modine (che già ha lavorato a grandi opere come Oppenheimer e Il cavaliere oscuro – Il ritorno) nei panni di Richard Dryer, un politico che non si fa troppi problemi sui mezzi che usa per arrivare ai propri scopi.

“Il problema principale della serie è proprio l’abbandono improvviso di questa sottotrama: o meglio, la giustificano in modo frettoloso e poi se ne dimenticano.”

Problemi non da poco

La serie Zero Day sembra voler raccontare due storie diverse: la trama investigativa fino alla scoperta del colpevole e quella della salute mentale di George Mullen. Già dal primo episodio, si possono notare delle soluzioni di regia che mettono in evidenza delle allucinazioni visive e uditive che ha il protagonista, e tutto sembra peggiorare nel corso delle sei puntate che compongono la serie TV.

Il problema principale della serie è proprio l’abbandono improvviso di questa sottotrama: o meglio, la giustificano in modo frettoloso e poi se ne dimenticano. Un peccato, perché quella è la parte più interessante e uno degli espedienti narrativi per cui si allungano i tempi delle indagini. L’altra trama, quella investigativa, non risulta molto avvincente perché spesso fa uso del deus ex machina. La ricerca del colpevole, quindi, procede con espedienti narrativi poco elaborati (come personaggi che rilasciano informazioni importanti a caso che portavano avanti le indagini).

“Dire la verità è sempre la cosa giusta?”

Zero Day offre anche spunti di riflessione

Quello che, a parte tutti i difetti che si possono trovare, rende la serie molto interessante è il tema della verità. George Mullen è un personaggio estremamente positivo, attaccato alla verità, ma facilmente manipolabile a causa delle illusioni di cui è vittima.  Alcuni personaggi sanno di questo suo disturbo e non esitano a sfruttarlo per portare le indagini nella direzione che desiderano.

Il protagonista si trova spesso in situazioni in cui deve scegliere tra dire la verità e affrontare le conseguenze, qualunque esse siano, oppure dire la versione più conveniente, che accontenta tutti e risolve momentaneamente il problema. Dire la verità è sempre la cosa giusta? Alcune volte la verità è difficile da digerire e potrebbe portare alla luce altri problemi.

“Nonostante vari difetti, rimane comunque una serie che fa riflettere.”

Le nostre conclusioni su Zero Day

Insomma, Zero Day è una miniserie da sei episodi con un cast importante ma con un progetto narrativo (forse) troppo impegnativo. Forse sei episodi erano troppo pochi per poter raccontare una storia colma di intrighi di potere, di piste investigative che conducono a vicoli ciechi e la consapevolezza che il tradimento potrebbe arrivare da chiunque. La regia si prende anche il tempo di descrivere la situazione all’esterno dei palazzi di potere, del panico e la violenza che si estende nella popolazione americana. Nonostante vari difetti, rimane comunque una serie che fa riflettere, soprattutto per il ruolo dato alla verità e per un finale (che non vi spoileriamo naturalmente) che porta lo spettatore a porsi delle domande.

Alla fine, forse, non esiste un modo giusto per affrontare una situazione catastrofica come quella immaginata in Zero Day. Al netto di una regia non troppo elaborata e di un finale frettoloso, rimane una serie che ci sentiamo di consigliare. Vi abbiamo convinti? Lasciateci, se volete, un commento qui su Kaleidoverse e di seguirci sulla nostra pagina Instagram dove potrete rimanere aggiornati su tutte le nostre pubblicazioni. Non perdetevi i nostri ultimi articoli come le recensioni dell’episodio 19 di Blue Box e quella dell’episodio 5 di Invincible. Al prossimo articolo!

PRO
  • Un personaggio principale interessante
  • Una serie che fa riflettere sul tema della verità
CONTRO
  • Finale frettoloso
  • Soluzioni registiche pigre

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