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Home»Film/Serie TV»La Dolce Villa Recensione: vendere un sogno è un’arte
Film/Serie TV

La Dolce Villa Recensione: vendere un sogno è un’arte

Francesca RubinoBy Francesca Rubino26 Febbraio 2025Nessun commento6 Mins Read
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La Dolce Villa Recensione
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San Valentino, tolta la patina consumistica, fa sognare quasi quanto il periodo natalizio. E il mondo cinematografico, che lo sa, non si fa attendere. Ecco quindi arrivare su Netflix il 13 febbraio La Dolce Villa, una commedia romantica tanto dolce quanto emotiva, di cui Kaleidoverse vi parla in questa recensione – ovviamente sempre tenendo gli spoiler al minimo. Il film vede al centro un padre che visita il Belpaese alla ricerca della figlia, ma questo viaggio si trasforma ben presto in qualcosa di molto diverso.

La Dolce Villa è un film diretto da Mark Waters (Mean Girls) e scritto da Elizabeth Hackett (A perfect pairing) e Hilary Galanoy (Love, guaranteed). Nel cast vediamo Scott Foley (Scandal), Violante Placido (Quattro bravi ragazzi), Maia Reficco (Do revenge), Tommaso Basili (Ferrari), Luisa De Santis (Letters to Juliet), Giselle Gant (The Lifted), Madior Fall (Viola), Jenny De Nucci (Phobia), Mitch Salm (Mafia Mamma), Ettore Nicoletti (Arthur), Loris Loddi (Gli invasori) e Sinne Mutsaers (The New Pope).

La Dolce Villa parla di un padre che visita l’Italia alla ricerca della figlia.

La Dolce Villa Recensione: la trama

Eric (Scott Foley) è un consulente culinario americano di successo che arriva in Italia per cercare di dissuadere la figlia Olivia (Maia Reficco) dal dedicarsi all’iniziativa delle case a 1 euro. Per farlo l’uomo si imbarca in un viaggio che lo porta in un piccolo borgo toscano dove fa la conoscenza dei suoi pittoreschi abitanti e della esuberante sindaca, Francesca (Violante Placido). Eric non ha un buon rapporto con l’Italia, mentre quello con la figlia è piuttosto altalenante.

Il piano dell’uomo è piuttosto semplice: convincere la figlia a rinunciare all’impresa di ristrutturare una vecchia villa decadente, ma nel farlo non può impedirsi di trascorrere del tempo nei luoghi e con le persone che la figlia ha imparato ad amare. Questo porta Eric a riflettere su sé stesso, sulla sua vita, sul rapporto con la figlia e sul suo futuro, riservandogli più di una sorpresa e facendogli cambiare idea su molte cose. Dall’altro lato abbiamo, inoltre, una sindaca combattiva che non ha intenzione di rinunciare alla sua iniziativa.

Eric parte per un viaggio che gli cambierà la vita.

Viste da sogno, ma…

Dal punto di vista visivo La Dolce Villa è un piacere per gli occhi: i paesaggi toscani sono ripresi con maestria, esaltando colori caldi e luci naturali che donano un’atmosfera fiabesca al film, ma la regia si nota anche in alcune scelte narrative e visive che enfatizzano l’aspetto da cartolina dell’Italia, piuttosto che la sua autenticità e veracità, restituendo più un’idea dell’Italia che l’Italia stessa. Le inquadrature abbondano di vigneti, tramonti spettacolari e stradine pittoresche, elementi che contribuiscono a creare un ambiente romantico ma che, a lungo andare, risultano eccessivamente patinati.

La storia che muove La Dolce Villa cade spesso in cliché tipici delle commedie romantiche, mostrando un’Italia da cartolina fatta di vigneti infiniti, piazze assolate e anziani seduti al bar a giocare a carte. Questo sguardo romantico, anche se piacevole, rischia di banalizzare la realtà dei borghi italiani. Per quanto riguarda il cast non c’è molto da dire, anche se abbiamo notato con disappunto che guardare il film in lingua originale potrebbe essere la scelta migliore, perché alcuni doppiaggi lasciano davvero molto a desiderare.

Il film idealizza l’Italia, restituendone un’immagine patinata.

L’Italia dei piccoli borghi

Il cuore della trama ruota attorno al viaggio interiore di Eric. Giunto in Toscana con l’obiettivo di dissuadere la figlia, si ritrova invece a esplorare un mondo completamente diverso dal suo. E l’uomo, abituato al ritmo frenetico e competitivo degli Stati Uniti, si scontra con la calma e la semplicità della vita in un borgo italiano. Questa lentezza, inizialmente fonte di frustrazione, diventa presto propellente per un cambiamento profondo che passa, ovviamente, anche per il lato sentimentale della sua vita.

Uno degli aspetti resi meglio in La Dolce Villa è la rappresentazione dell’Italia rurale. I piccoli borghi toscani, con le loro strade acciottolate e le case in pietra, diventano protagonisti silenziosi della storia e la scenografia, inutile dirlo, alza di molto il livello della pellicola. Un plauso va, inoltre, alla rappresentazione dell’iniziativa delle case a 1 euro, che rappresenta un omaggio alle vere iniziative italiane che mirano a ripopolare i borghi abbandonati. Questo elemento offre una riflessione su temi attuali come lo spopolamento delle aree rurali e la riscoperta delle radici.

Il film esplora il concetto di slow life, ma anche l’iniziativa delle case a 1 euro.

La dolce – e reale – vita italiana?

I personaggi di La Dolce Villa rappresentano 2 mondi opposti che si incontrano e si scontrano. Eric incarna il pragmatismo americano, mentre Francesca e gli altri abitanti del borgo rappresentano l’orgoglio e la passione italiana, ma non solo: le frecciatine rivolte ai millennials e al loro approccio al futuro aggiungono una nota ironica al film che chi scrive ha particolarmente apprezzato e che forse avrebbe meritato qualche minuto in più all’interno della pellicola.

Nonostante i suoi difetti, La Dolce Villa riesce comunque a intrattenere gli spettatori e a dare loro un prodotto leggero e divertente. Il film celebra l’amore, la famiglia e l’importanza di prendersi il tempo per godersi la vita, a qualunque età. La Dolce Villa è anche un invito a riflettere sui propri sogni e sul coraggio di inseguirli, anche quando sembrano irraggiungibili. Questo messaggio, unito a paesaggi mozzafiato e una storia d’amore dolce e semplice, rende il film un’esperienza piacevole, nonostante tutto.

In La Dolce sono presenti anche i millennials e il loro approccio alla vita.

Le nostre conclusioni su La Dolce Villa

La Dolce Villa si conferma, alla fine, una commedia romantica leggera e divertente da guardare senza troppe pretese e che, nonostante i suoi molti difetti, fa sorridere, ma credo che questo dipenda dalla tipologia di pubblico che lo fruisce. Sicuramente tutto nel film sembra propendere a una visione da parte di un pubblico americano, che può immedesimarsi in Eric – o magari in Olivia – e sognare un nuovo inizio in Italia. Il pubblico italiano, d’altro canto guardando il film potrebbe apprezzarne aspetti diversi: il cast nostrano inserito nella produzione, la colonna sonora attuale e scoppiettante, la buona pubblicità a un’iniziativa sempre più diffusa.

Ma, come sempre, adesso la rimettiamo a voi: avete visto La Dolce Villa? Se sì, vi è piaciuto? Lasciateci le vostre opinioni in un commento qui su Kaleidoverse o sulla nostra pagina Instagram, che potete seguire per restare sempre aggiornati sugli ultimi articoli pubblicati, che vi lascio in ogni caso qui. Si tratta della recensione dell’ultimo capitolo di One Piece, quella della serie TV Zero Day e quella dell’episodio 19 dell’anime Blue Box. Ci leggiamo alla prossima!

Pro di La Dolce Villa
  • Scenografie mozzafiato e paesaggi caratteristici;
  • molti volti nostrani nel cast;
  • un’immagine sicuramente svecchiata dell’Italia dei piccoli borghi.
Contro di La Dolce Villa
  • la regia “vende” un sogno, forse idealizzando un po’ troppo l’Italia;
  • la trama manca di profondità;
  • alcuni doppiaggi potevano essere eseguiti meglio.

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Scrivo. In pratica non so fare altro: sono goffa, timida e secondo qualcuno amo dormire a testa in giù come un vampiro (tranqui però, non sono un criptide).

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