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Home»Film/Serie TV»Prophecy Recensione: ingiustizie e fogli di giornale
Film/Serie TV

Prophecy Recensione: ingiustizie e fogli di giornale

Daniele InserraBy Daniele Inserra15 Marzo 2025Nessun commento6 Mins Read
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Prophecy
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Prophecy è il nuovo adattamento cinematografico tratto dai fumetti della casa di produzione Brandon Box, a seguito del successo di Dampyr. Dopo un’anteprima mondiale al Lucca Comics and Games il 3 Novembre 2024, abbiamo avuto la possibilità di partecipare a una seconda anteprima in attesa dell’uscita evento nelle sale cinematografiche il 24, 25 e 26 Marzo.

Prophecy è un film diretto da Jacopo Rondinelli (Ride) e scritto da Paolo Bernandelli e Andrea Sgaravatti (Dampyr), tratto dall’omonimo manga seinen di Tetsuya Tsutsui pubblicato sulla rivista Jump X tra il 2011 e il 2013. Nel cast troviamo Damiano Gavino (Nuovo Olimpo), Federica Sabatini (Suburra – La serie), Denise Tantucci (Tre Piani), Haroun Fall (Zero), Giulio Greco (Super Sex), Ninni Bruschetta (Boris).

Prophecy segue le orme del successo di Dampyr

 

 

Prophecy: la trama

Gates (Damiano Gavino), dopo il fallimento della sua start-up fondata insieme ad Ade (Haroun Fall) e Tizio (Ninni Bruschetta), inizia a lavorare come rider quando si ritrova a leggere sul giornale che Manfredi (Giulio Greco), l’imprenditore a cui avevano presentato l’idea di Prophecy – un algoritmo in grado di prevedere i movimenti del mercato azionario – ha rubato il loro programma con l’obiettivo di arricchirsi. Dopo questa notizia Gates decide di diventare PaperBoy, un giustiziere misterioso con una maschera realizzata con un foglio di giornale, con l’obiettivo di combattere l’ingiustizia che ha subito da Manfredi.

Inizia così la realizzazione di video sul web grazie all’aiuto della sua squadra formata da Ade, Tizio e Grazia (Denise Tantucci), con l’obiettivo di mostrare al mondo il vero volto di Manfredi e dare speranza a tutte le persone che continuano a subire ingiustizie. Grazie a Paperboy, la città ritroverà la speranza e la voglia di combattere per un obiettivo comune. A provare a mettere i bastoni tra le ruote a Paperboy troviamo l’ispettrice della Polizia Postale, Erika (Federica Sabatini).

Combattere le ingiustizie con un foglio di giornale

 

Il cuore e l’anima di Brandon Box

Rondinelli mostra tutto il suo amore verso l’opera originale con una regia divertente e un ritmo molto veloce della pellicola da cui ne deriva una visione tutto sommato godibile. Damiano Gavino regala un’ottima performance attoriale, donando al personaggio di Gates un’anima credibile, un ragazzo di buon cuore con un obiettivo ben preciso in mente, ma anche con una personalità più cinica e testarda che permette allo spettatore di immedesimarsi nella sua frustrazione.

Uno dei problemi di Prophecy è riscontrato nei personaggi secondari, poco approfonditi a causa di esigenze di sceneggiatura e che non risultano interessanti quando vengono chiamati in causa, come per esempio Tizio (Ninni Bruschetta) che risulta solamente una macchietta comica di supporto senza un approfondimento definito. Non aiutano poi né la durata della pellicola – che avrebbe meritato qualche minuto in più -, né la poca cura nella scrittura dei dialoghi in alcuni passaggi chiave del film.

Un film con tanta anima ma poca sostanza

 

 

Prophecy, la storia che riguarda tutto il mondo

Quando si pensa alle ingiustizie sociali, o a potenti che non si fanno scrupoli ad approfittarsi dei più deboli per il proprio tornaconto, ci si rende conto di quanto sia un problema comune in tutto il mondo. Prophecy cerca di far riflettere lo spettatore su quanto sia importante combattere per un destino migliore. Nel film, Paperboy riesce a catalizzare l’attenzione e ricevere supporto da una nazione intera: persone che non hanno più fiducia nella società moderna si ritrovano a voler combattere e protestare per ricevere delle risposte.

Il personaggio di Erika rappresenta a pieno questo concetto. un Personaggio che inizialmente rappresenta i potenti, nel suo caso la polizia, ma che a sua volta è sfruttata e trattata con sufficienza in un ambiente tossico e maschilista, trovandosi ben presto a riflettere su quale sia la strada giusta da percorrere. Dall’altra invece si trova il personaggio di Grazia che, a seguito di un’ingiustizia subita da una persona a lei cara, è disposta a combattere senza sosta per ottenere giustizia. Non è un caso che i personaggi con la caratterizzazione più interessante siano femminili. 

Una storia universale che unisce Tokyo, Torino e tutto il mondo.

Prophecy e il rapporto con gli ambienti

L’idea di trasportare una storia ambientata a Tokyo, in un contesto architettonico e tecnologico giapponese, nella città di Torino, è quanto meno azzardata, ma assolutamente funzionale alla narrazione. Per lo spettatore nostrano e occidentale, gli ambienti, il contesto della città, il modo di comunicare tra i personaggi e i paesaggi risultano familiari e permettono facilmente di immedesimarsi.

Nota dolente invece per i costumi. In una storia con dei personaggi con caratteri specifici che si differenziano l’un l’altro, ci troviamo davanti degli abiti molto anonimi e poco caratteristici che, sommati a una fotografia che non brilla di originalità, rendono alcuni momenti del film poco credibili e banali.

Un’estetica familiare ma anonima, pochi guizzi di sorta

Dialoghi, cliché e stereotipi

Il problema principale di Prophecy è sicuramente la poca cura per quanto riguarda i dialoghi e la scrittura di alcune scene. In momenti del film molto concitati, dove l’attenzione degli spettatori è focalizzata sul destino dei personaggi, risulta facile perdere la concentrazione a causa di un dialogo banale o pieno di cliché, come il classico “sono dentro” pronunciato dall’hacker durante una scena di tensione.

Il personaggio di Manfredi è senza dubbio quello che risulta più divertente, forse nella maniera sbagliata, agli occhi dello spettatore. Giulio Greco fa un ottimo lavoro nel rendere il cattivo di questa storia un imprenditore sopra le righe (forse fin troppo): sguardo da cattivo, risata malvagia, base operativa asettica e l’atteggiamento di un cattivo dei film di serie B. Il problema nasce però quando gli spettatori non hanno chiaro in mente se prendere sul serio questa caratterizzazione oppure se fosse nella volontà degli sceneggiatori permetterci di prenderci gioco di lui.

Personaggi interessanti poco supportati dalla sceneggiatura

Le nostre conclusioni su Prophecy

Brandon Box conferma la sua voglia di sperimentare e intrattenere, investendo in un film con tanto cuore e passione come Prophecy, un progetto dove è possibile notare fin da subito come, nonostante il poco budget e il poco tempo per le riprese (solo 20 giorni), la troupe abbia lavorato con l’obiettivo di voler intrattenere lo spettatore, realizzando un thriller a tinte comedy leggermente sopra le righe.

E voi, andrete a vedere al cinema il 24, 25 e 26 Marzo Prophecy? In caso fateci sapere le vostre opinioni in un commento qui su Kaleidoverse o sulla nostra pagina Instagram, che potete seguire per restare sempre aggiornati sugli ultimi articoli pubblicati: come la recensione dell’episodio 22 di BlueBox, quella della serie TV Il Gattopardo e quella della terza stagione di Invincible. Alla prossima!

Pro di Prophecy
  • Ritmo incalzante, godibile e mai noioso
  • Storia interessante e avvincente
  • Facilità nell’immedesimarsi nei protagonisti
Contro di Prophecy
  • Scrittura dei dialoghi banale
  • Prove attoriali dei personaggi secondari insufficienti
  • Fotografia e costumi fin troppo anonimi

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