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Home»Film/Serie TV»Olympo Recensione: sei disposto a sacrificarti per lo sport?
Film/Serie TV

Olympo Recensione: sei disposto a sacrificarti per lo sport?

MicheleBy Michele29 Giugno 2025Nessun commento7 Mins Read
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Olympo Recensione
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Dopo la nostra recensione di F1 torniamo a parlare di sport e questa volta ci spostiamo su Netflix. Ha da poco fatto uscire una serie TV spagnola il cui fulcro sono gli sportivi del rugby, del ciclismo, della corsa e del nuoto. La recensione di oggi riguarda Olympo, teen drama in 8 puntate che tocca temi frizzanti e crudi. Ciò che potrete vedere in questo prodotto è il mondo dello sport e cosa si cela dietro le quinte. 

Questa serie affronta anche tematiche molto attuali, di cui vi parleremo più avanti, e le quali portano Netflix sempre più tra le piattaforme inclusive. Olympo sta riscuotendo un successo inaspettato e si piazza, nella prima settimana dall’uscita, nel Top 3 delle più viste in Italia. Sarà un fuoco di paglia o ha del potenziale? La riuscita è merito della trama o anche di altro? Scopriamo i dettagli di Olympo nella nostra recensione.

Con Olympo vedremo come viene vissuto lo sport all’interno di un centro ad alto rendimento

La trama di Olympo

Nel C.A.R Pirenei, un centro ad alto rendimento, si allenano i migliori atleti della Spagna sperando di essere convocati per le Olimpiadi. Al suo interno abbiamo varie categorie di sportivi di entrambi i sessi e dalle grandi aspirazioni. Le regole da seguire sono molte, ma una è quella più importante: allenarsi e farlo al meglio delle proprie possibilità. C’è chi lo fa bene, come Amaia, e chi invece è lì per punizione come Zoe.

Insieme a loro troviamo anche Roque, campione di rugby, Nuria, compagna di duo nel nuoto artistico di Amaia. Dopo uno strano malessere, che colpisce Nuria, dalle cause sconosciute, in Amaia si scatena una irrefrenabile voglia di trovarne la causa a qualunque costo. Come ha fatto a migliorare così tanto in solo una settimana? Cosa si cela tra le mura del C.A.R. che Amaia non comprende? Una serie di vicende porterà a scoprire la dolorosa verità e una bufera è pronta ad abbattersi sul Centro. 

Il successo lo merita solo chi davvero si impegna allenandosi?

I valori fuori dallo sport

In una serie TV sportiva ci si aspetta sempre che il cuore siano i valori e la disciplina legati a esso. Avete ragione ma ne parliamo dopo perché ora diamo grande importanza a ciò che c’è fuori dallo sport. Difficile non notare la grande vicinanza di questo prodotto alla comunità LGBTQ+. Non viene solo trattato il tema, ma anche approfondito da più punti di vista. Roque sarà il portabandiera e verranno coinvolti anche Sebas e un altro suo compagno di squadra.

Una contrapposizione interessante, non sempre ben accetta, quella tra omosessualità e mascolinità. Due facce di una medaglia di cui nessuno parla ma che tutti sanno della sua esistenza. Come viene vissuta questa duplicità ce lo mostra Roque e alcuni suoi compagni. La sua sofferenza nel dover nascondere la sua natura sessuale gli crea non pochi problemi. Eppure sarà proprio lui a sganciare una bomba facendo parlare, e non poco, di cosa vuol dire vivere quella situazione in un ambiente così mascolino come quello agonistico.

L’omofobia diffusa negli spogliatoi di qualsiasi attività agonistico è una piaga difficile da sradicare

Una battaglia su più fronti

Il nostro rugbista si fa quindi portavoce di una comunità costretta a nascondersi anche in posti dove la sessualità non è importante. Le reazioni mostrate sono due: l’accettazione e l’omofobia. Secondo voi quale delle due è rappresentata in maniera plateale e quale in silenzio? Non c’è bisogno di rispondere perché lo sappiamo tutti. Anche dove essere omosessuale non deve interessare, diventa fonte di pregiudizi e penalizzazioni per chi è così. 

A far discutere è anche la presenza di scene di sesso parecchio spinte e non solo omosessuali. Un tabù che difficilmente viene accettato, ma Netflix ci ha provato e ci è riuscito, visto il successo della serie, per ora. Quello dell’omofobia è un argomento che raramente viene trattato e, se viene fatto, accade superficialmente. Ma non in Olympo e nella nostra recensione, come potete leggere voi stessi. Chissà se la seconda probabile stagione avrà la stessa spinta o si punterà ancora più in alto su questo tema.

La propria sessualità non deve essere un ostacolo per le persone che hanno una grande ambizione

Un tema sottovalutato 

Chi si cimenta in attività sportive lo fa per allenarsi, cercare una disciplina appagante per sé stesso e per il corpo. Spesso però ci troviamo a fare uno sport per seguire le orme di qualcuno, come la mamma nel caso di Amaia, ma se non fossimo all’altezza? Ed ecco un argomento spinoso che passa un po’ in sordina in Olympo. L’obbligo, o il sentirsi obbligati, a fare un’attività solo perché imposta da qualcuno.

Amaia porta sulle spalle l’eredità della madre, campionessa olimpica nel nuoto artistico, senza però volerne davvero raccoglierne il lascito. La pressione familiare, quella della sua allenatrice, la direttrice del C.A.R. sono tutte persone che su di lei ripongono fin troppa aspettativa. E se non si arriva al risultato come si può fare? Nel prossimo paragrafo della nostra recensione di Olympo vedremo un altro argomento centrale della serie. Qualcosa che tutti sappiamo che c’è ma nessuno vuole ammetterlo.

La pressione familiare o di chi ti sta intorno può farti cadere in un vuoto d’identità da cui non è facile uscirne sani mentalmente

Uno scandalo colpisce il C.A.R.

Quando non si arriva ai risultati sperati ci si può allenare di più e duramente o cercare una scorciatoia. Avete letto bene, in Olympo viene fatta denuncia in maniera evidente per l’uso di sostanze dopanti per alcuni degli atleti. Sarà forse questa la risposta alla domanda che Amaia si è posta dopo lo strano malessere di Nuria? Olympo è un brand i cui volti sono persone rilevanti nel mondo dello sport e l’obiettivo degli atleti del C.A.R. è avere la loro sponsorizzazione.

Per farne parte però c’è una clausola del contratto da cui non ti puoi tirare indietro, a meno che non ti chiami Zoe. L’atleta astro della corsa sarà la chiave per smascherare i sotterfugi e i segreti degli atleti Olympo. Il doping è trattato come una vera e propria sconfitta in ambito agonistico, com’è giusto che sia, suscitando anche nello spettatore una reazione avversa a esso. La questione delicata viene mostrata nuda e cruda senza peli sulla lingua.

Un pizzico di doping in una serie TV sportiva, giusto per dargli una spinta in più

Le nostre conclusioni su Olympo

Dopo un inizio travagliato dove non si capisce su chi dobbiamo focalizzare la nostra attenzione, Olympo prende una via da seguire a partire dalla seconda puntata. Da qui inizia a macinare la trama canalizzando l’attenzione dello spettatore portandolo alla fine di ogni episodio senza che se ne accorga. Peccato per la capacità interpretativa dei protagonisti, non tutti all’altezza nell’usare il pathos giusto in ogni frangente. Complessivamente un prodotto intrattenente, con una storia accattivante e temi molto ben sviluppati.

Quanti di voi odiano saltare dalla paura guardando un horror? Sul sito di Kaleidoverse trovate un approfondimento con i migliori film horror senza jumpscare secondo Kaleidoverse, e la paura non sarà più un problema. Troverete anche la recensione dei primi tre episodi della nuova serie targata Marvel, Ironheart. Questo e tanto altro vi aspetta sul nostro sito ma anche sulla nostra pagina Instagram quindi seguiteci per saperne di più. Grazie per averci letto e alla prossima recensione!

Pro
  • Lo sviluppo di temi come l’omofobia, la pressione sociale e familiare e il doping i quali vengono trattati nella maniera corretta;
  • I personaggi principali hanno una caratterizzazione appena accennata ma che viene poi completata puntata dopo puntata, per quel che può servire;
  • Il supporto tra compagni di squadra, ma anche interdisciplinare, è un valore aggiunto alla serie TV;
  • La fotografia è magnifica, con paesaggi immortalati da togliere il fiato.
Contro
  • La capacità recitativa di alcuni dei personaggi fa cadere le braccia;
  • I ruoli di Charlie e Iker sono stati creati apposta per dare fastidio allo spettatore con la loro arroganza e spocchiosità;
  • Che fine ha fatto la direttrice del C.A.R.? Sappiamo essere andata a processo e poi più niente lasciando un buco nella trama;
  • Se non si ha pazienza, il rischio che la serie venga abbandonata alla prima puntata è alto perché il ritmo è lento.
  • Pur collocandosi tra i teen drama, il target non è ben definito vista la forte componente adulta la quale cerca di far ragionare i ragazzi.

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Uomo di 33 anni della provincia di Como appassionato di qualsiasi cosa appartenente al mondo nerd. Grande lettore di manga e comics, ascolto podcast di vario genere e, tra le varie cose, cerco di dedicarmi ai videogiochi seppur non come vorrei.

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