Quando sentiamo al telegiornale dell’ennesima tragedia che coinvolge solitamente ragazzi giovani, e che ha a che fare con massacri truculenti, ci rassereniamo pensando sempre che non potrebbe mai accadere accanto a noi, nella tranquillità delle nostre case. È lo stesso pensiero che ha attraversato i protagonisti della docuserie di cui Kaleidoverse vi parla in questa recensione. Si tratta di Una notte nell’Idaho: sangue al college, disponibile su Amazon Prime Video a partire dal 11 luglio.
La serie è stata prodotta, ideata e diretta da Matthew Galkin (Morgan Spurlock inside man) e Liz Garbus (What happened, Miss Simone?). Abbiamo 4 episodi che si concentrano sull’ efferato omicidio avvenuto nel 2022 nella cittadina universitaria di Moscow, nell’Idaho, il cui lato penale è tuttora in corso e che ha sollevato non pochi interrogativi in tutte le persone che si sono occupate a più livelli della vicenda giudiziaria sia dal punto di vista legislativo che da quello dell’informazione. Ma vediamo esattamente cosa è accaduto.
Una notte nell’Idaho: sangue al college – Di cosa parla
La docuserie ripercorre in maniera puntuale ciò che è successo nel 2022. Il primo episodio presenta il contesto: facciamo la conoscenza delle sfortunate vittime di questo caso di cronaca nera, delle loro vite luminose e piene di di speranza per il futuro e veniamo a conoscenza anche del loro stile di vita al momento della loro morte. La serie prosegue poi con l’inizio delle indagini, che vede una polizia molto riservata, che non parla volentieri con la stampa preferendo conservare per sé le informazioni più sensibili.
Le ultime 2 puntate invece si concentrano sulla svolta investigativa che conduce all’arresto dell’assassino, sul processo e sul contorno sociale e mediatico che si è costruito intorno a questa strage. La docuserie si conclude, infine, lasciando agli spettatori alcune domande sul conto dell’assassino e sulle motivazioni che potrebbero averlo spinto a compiere un simile gesto, anche se si tratta in larga parte di ipotesi e teorie dal momento che, essendo la vicenda giudiziaria ancora in corso, alcuni aspetti rimangono oscuri.
La docuserie racconta una storia, ma alla fine restano più domande che risposte.
Una tragedia in 4 atti
Una notte nell’Idaho: sangue al college è una docuserie che si distingue per un resoconto dettagliato, puntuale e diretto della vicenda. La serie infatti organizza bene il racconto, scegliendo in primis di creare una connessione emotiva con le vittime e con le loro famiglie per poi parlare della tragedia e delle sue inevitabili conseguenze. Un aspetto che abbiamo particolarmente apprezzato di questa docuserie è il fatto che non parli in maniera troppo dettagliata degli aspetti più violenti dell’assassinio, una caratteristica che purtroppo si ritrova in molti podcast e molte docuserie true crime.
La serie più che altro si focalizza sul cercare di dare una spiegazione e un’interpretazione a quello che è avvenuto, mantenendo vivo il ricordo delle vittime tramite le testimonianze di quanti li hanno conosciuti e andando un po’ a indagare su un lato della società odierna che, se fino a qualche tempo fa sembrava sepolto tra i forum di Internet oggi sta diventando gradualmente più visibile anche negli articoli di giornale e nelle trasmissioni televisive: stiamo parlando del fenomeno degli Incel.
Gli anni del college: felicità infranta
Uno degli aspetti più toccanti della docuserie è il modo in cui riesce a restituire l’atmosfera leggera, spensierata e piena di promesse degli anni del college. Attraverso foto, video personali e testimonianze di amici e familiari, Una notte nell’Idaho: sangue al college ci fa entrare nella quotidianità delle vittime, fatta di amicizie, sogni, studi e piccoli momenti di felicità condivisa. Questo contrasto con l’orrore improvviso della tragedia rende il racconto ancora più straziante: la serie ci ricorda che quei ragazzi non erano solo nomi o titoli di giornale, ma vite in piena fioritura, spezzate troppo presto e senza senso.
Anche per quanto riguarda l’intervento di amici e parenti delle 4 vittime, che sono Kaylee Goncalves, Madison Mogen, Xana Kernodle e Ethan Chapin, notiamo sia l’attaccamento a queste persone che il tracciato di un trauma subito di riflesso e che è tutto fuorché sanato. Il ricordo di quanto avvenuto si mescola con amarezza a quello che sarebbe potuto essere, e la condanna dell’assassino lo scorso 2 luglio è di ben magra consolazione, alla luce di un movente che resta tuttora segreto ma che potrebbe affondare le radici in qualcosa di ben preciso.
La serie ci fa entrare nelle vite delle vittime e dei loro amici, creando una profonda amarezza nello spettatore.
Una notte nell’Idaho: sangue al college che gocciola anche altrove
Una notte nell’Idaho: sangue al college si pone come obiettivo quello di raccontare una storia e lo fa rispettando le vittime e le loro famiglie cercando di trovare il giusto equilibrio tra la celebrazione di queste giovani vite stroncate troppo presto e la ricerca di un movente vero e proprio che possa giustificare le loro morti. Nel farlo è stata una scelta azzeccata quella di coinvolgere la stampa, oltre ai conoscenti dell’omicida, per analizzare un po’ più a fondo quello che forse potrebbe averlo spinto verso il delitto.
Emerge in questo modo un ritratto disfunzionale del responsabile di questo crimine che ne evidenzia tanto gli interessi al limite del morboso quanto il suo atteggiamento, che potrebbe ricollegarsi a quello della comunità Incel, che ha iniziato a glorificarlo e a definirlo suo martire. Si delinea così un profilo molto interessante sia del ragazzo che si trova attualmente in prigione che del contesto stesso che si nasconde alla base, che il grande pubblico ha iniziato a conoscere anche grazie a fenomeni mediatici come la miniserie Adolescence di Netflix anche se, in questo triste caso, di fiction c’è ben poco.
Le nostre conclusioni su Una notte nell’Idaho: sangue al college
Una notte nell’Idaho: sangue al college è la docuserie che fa per voi se siete patiti di true crime e siete sempre a caccia di nuovi casi oscuri, o preferite racconti brevi ma intensi. La serie racconta un caso recente e poco conosciuto in terra nostrana, e lo fa con occhio investigativo, rispetto per le persone coinvolte e ponendosi le domande giuste per smuovere le coscienze e lanciare anche, a modo suo, un piccolo campanello d’allarme. L’unica minuscola pecca che possiamo trovare al prodotto finito è la mancanza, a conti fatti, di esperti veri e propri di profiling e psicologia forense – intervistare degli studenti della materia non ha esattamente lo stesso peso.
Avete già visto Una notte nell’Idaho: sangue al college? Cosa ne pensate? Lasciateci i vostri pareri in un commento qui su Kaleidoverse o sulla nostra pagina Instagram, che potete seguire per restare sempre aggiornati sulle ultime novità in campo seriale, cinematografico, d’animazione e videoludico. In corner, come sempre, ecco alcuni dei nostri ultimi articoli: le recensioni della serie TV The Walking Dead: Dead City, del capitolo 1154 di One Piece e della serie TV Ballard. Ci leggiamo alla prossima!
I pro di Una notte nell’Idaho: sangue al college
La regia è chiara e diretta;
L’organizzazione dei contenuti è ottima;
C’è un profondo rispetto per le vittime;
L’analisi del crimine sfocia nel sociale;
Vengono interviste molte persone diverse.
I contro di Una notte nell’Idaho: sangue al college
Alcuni – brevi – punti allungano il brodo;
Si fa un analisi del movente ma non si sa per certo quale sia;
Come ospite sarebbe stato opportuno un professionista del campo forense;
In alcuni punti sembra che non si dia il giusto peso all’assassinio;
Ci sono ancora delle questioni in sospeso.
