Disponibile dal 20 agosto sul catalogo di Amazon Prime Video, La mappa che mi porta a te (The Map That Leads to you) è un film su cui avevamo una certa aspettativa. Certo, non ci aspettavamo un capolavoro da Oscar, ma un bel film che ci avrebbe fatto emozionare. C’erano tutte le giuste premesse: il libro omonimo di J.P. Monninger che è stato un grande successo tra gli Young Adult come materia originale e Hallstrom, già famoso per Hachiko, Chocolat e Buon Compleanno Mr Grape (per citarne alcuni) e per la sua capacità di rappresentare la profondità dell’animo umano alla regia.
Non solo, La mappa che mi porta a te vanta un cast fatto di giovani talenti famosi tra le nuove generazioni: Madelyn Cline (già vista in Outer Banks e So cosa hai fatto) e KJ Apa (Riverdale), i due protagonisti, e una storia che promette di farci sognare ed emozionare. Ma il film e Hallstrom sono riusciti a mantenere le proprie promesse? Scopritelo in questa recensione de La mappa che mi porta a te.
La trama de La mappa che mi porta a te
Heather (Madelyn Cline) è una ragazza che ha il vizio di pianificare ogni cosa della sua vita: persino il viaggio che fa in Europa, nell’estate tra la fine dell’università e l’inizio del suo primo lavoro in banca, è pianificato in ogni sua piccola tappa. La ragione del viaggio è la rottura di Amy (Madison Thompson) con il suo ex.
Mentre Heather, Amy e Connie (Sofia Wylie) sono su un treno notturno diretto a Barcellona, fanno uno strano incontro con Jack (KJ Apa), un ragazzo che viaggia da solo, non pianifica nulla nella sua vita e che viaggia seguendo un diario di memorie del suo bisnonno, che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha intrapreso un viaggio in Europa. La scusa per attaccare bottone è la passione per Hemingway dei due protagonisti. Heather e Jack sono due persone che vivono la vita in modo diverso, sembrano non avere nulla in comune, ma si innamorano e quell’amore sconvolgerà le loro vite.
Un mappa che segue un itinerario interiore
La mappa che mi porta a te ha una durata relativamente breve e un ritmo rapido, il tempo vola e in un batter d’occhio ci si ritrova ai titoli di coda. La storia usa, chiaramente, un parallelo tra il viaggio in Europa e quello interiore per spiegare il cambiamento dei due protagonisti. Vedere questo gruppo di giovani che gira l’Europa (da Barcellona, San Sebastian, Pamplona e Roma) fa venire voglia di visitare questi posti personalmente. Per quanto i luoghi visitati da Heather e Jack seguendo il diario del bisnonno siano belli e vivi, questo parallelo, secondo noi, non è riuscito.
Mentre il bisnonno di Jack seguiva un itinerario interiore, cercando un modo di superare il trauma della guerra e dell’aver rischiato di morire, i due protagonisti sembrano essere due turisti casuali. Le tante città visitate vengono presentate velocemente con una breve lettura del diario del bisnonno, una scena tra i due protagonisti, e qualche volta, la presenza in scena di personaggi di contorno che rimangono senza nome. Heather dovrebbe imparare a vivere nel presente e l’importanza di connessioni reali, ma il film sembra più una pubblicità alle città mostrate.
Una protagonista senza profondità che cambia vita troppo facilmente.
Heather la pianificatrice
Questa dovrebbe essere una storia coinvolgente. Quegli incontri che ti cambiano la vita, per intenderci. L’obiettivo de La mappa che mi porta a te avrebbe dovuto essere il cambiamento di Heather, una ragazza che ha tutta la vita pianificata, che decide i suoi obiettivi in base alle aspettative sociali e che, grazie all’incontro con Jack, decide di seguire i suoi desideri e di vivere in base a ciò che la rende felice. Sulla carta avrebbe dovuto essere una storia meravigliosa, che lascia anche un bell’insegnamento alle nuove generazioni. Il problema è che i personaggi, come il film stesso, mancano di sostanza.
Heather, da persona estremamente pignola e “quadrata”, cambia i suoi progetti con una semplicità che non risulta credibile. Praticamente butta nel cestino la sua vita per uno sconosciuto: non stiamo parlando di un sacrificio fatto per quello che si crede l’amore della propria vita, ma di quella che fino alla fine viene vissuta dai protagonisti come una storiella estiva. In più, la paura di deludere il padre (interpretato da Josh Lucas), che compare in una sola scena praticamente, non viene mai mostrata durante il film, ma ci viene raccontata con uno scambio di battute.
Jack l’avventuriero
Jack dovrebbe essere un ragazzo profondo, che, in seguito a un trauma (di cui non vi parleremo per non farvi spoiler), ha deciso di cambiare vita. Quel trauma gli ha fatto capire l’importanza di vivere nel presente e di godersi il momento. Si potrebbe dire che per lui e per il bisnonno il viaggio ha un obiettivo catartico. Jack si discosta leggermente dal classico protagonista del genere Young Adult che è un fondamentalmente un bullo, ma nasconde un animo profondo e un cuore d’oro.
Ne La mappa che mi porta a te viene presentato come un ragazzo furbo, alternativo, che non esita a commettere dei piccoli illeciti con la scusa di vivere il presente e vivere una nuova avventura. Diciamo che ha i suoi motivi per condurre una vita del genere. Poteva essere un personaggio complesso, affascinante e profondo, ma risulta superficiale eccetto qualche scena in cui parla a Heather dell’universo e si domanda qual è lo scopo della vita. Jack non parla mai di sé, non racconta mai la sua storia a Heather, tutto quello che vi abbiamo raccontato su di lui è frutto di un lavoro di deduzione.
Il film è una grandissima occasione sprecata perché manca di sostanza
Le nostre conclusioni su La mappa che mi porta a te
Insomma, La mappa che mi porta a te poteva essere una storia struggente, una di quelle che ti rimane nel cuore in stile Titanic. Dovrebbe spingere lo spettatore a viaggiare, a vivere il momento, ispirarlo a vivere la vita in base a quello che lo rende felice. Questa volta Hallstrom ha preso un granchio, nella nostra opinione. Sarà un casting forse non azzeccatissimo, o magari una chimica inesistente tra i protagonisti che proprio non riescono a trasmettere l’amore travolgente che li dovrebbe unire. Per noi il problema principale è l’assenza di background di Jack e Heather che non riesce a far percepire il loro cambiamento interiore in seguito al loro incontro.
Tutto rimane accennato: la loro vita prima di incontrarsi, il sentimento che li lega, la loro trasformazione. Per quanto regia, scenografia e colonna sonora siano meravigliose, non bastano per raggiungere l’obiettivo a cui la storia dovrebbe aspirare. Non ci ha convinto: è troppo evidente che la storia sia costretta a seguire un copione. Voi avete visto La mappa che mi porta a te? Fateci sapere se vi ha emozionati in un commento qui su Kaleidoverse e non dimenticate di seguire la nostra pagina Instagram. Vi invitiamo, se non l’avete ancora fatto, a leggere i nostri ultimi articoli su Butterfly e la prima parte della recensione di Mercoledì 2. Alla prossima!
PRO
Ricorda la lezione del vivere nel presente;
Un film esteticamente bello da vedere;
Ritmo rapido;
Colonna sonora orecchiabile;
CONTRO
Tra KJ Apa e Madelyn Cline non c’è chimica;
I personaggi non hanno background e non riescono a convincere nel loro cambiamento;
È troppo evidente la forzatura del copione;
Non c’è coinvolgimento emotivo da parte dello spettatore
