L’arte, in linea di massima, nasce sempre da 2 costanti: un’idea e un sentimento, ma non tutta l’arte emerge e tocca i cuori dei più. Bisogna saper scegliere, ma anche qualcosa di marginale può brillare da sé, se il potenziale c’è. E questo Jonas Pate (Outer Banks) lo sa bene, talmente bene da portare alla luce una serie TV tutta dedicata a una band che nella sua più famosa creatura Outer Banks era comparsa sullo sfondo: The Runarounds. È questo infatti il nome della nuova serie TV distribuita da Prime Video a partire dal 1 settembre e di cui Kaleidoverse vi parla in questa recensione.
The Runarounds vede alla regia Jonas Pate, Kyra Sedgwick (The Closer) e Steven K. Tsuchida (9-1-1) mentre la sceneggiatura porta la firma di Corey Dashaun (One of us is lying), JuCoby Johnson (In an instant), David Wilcox (666 Park Avenue), Jonas Pate, John Jeremiah Sullivan (American experience), Ilana Wolpert (Tutti tranne te) e Nora Kirkpatrick (A tree fell in the woods). Nel cast invece abbiamo Lilah Pate (Outer Banks), William Lipton, Axel Ellis, Jesse Golliher, Zendé Murdock (The Voice Kids), Jeremy Yun, Marley Aliah (Dwight in shining armor), Kelley Pereira (Best Bud), Maximo Salas (Stranger Things) e molti altri. Diamo uno sguardo alla trama.
The Runarounds: la trama
Subito dopo il diploma, Charlie Cooper (William Lipton) e i suoi amici fondano una band, i Runarounds. Il ragazzo è determinato a diventare una rockstar, ma per farlo ha poco tempo: l’estate dopo il diploma è il trampolino di lancio verso il futuro, e non tutti i membri della band sembrano volersi buttare nel mondo della musica. Mentre il gruppo arranca tra un’esibizione e l’altra Charlie cerca anche di fare colpo su Sophia (Lilah Pate), la ragazza più studiosa del suo anno, pronta a partire per il college e per diventare un medico.
Ma non è tutto poi così definitivo: i personaggi si ritroveranno a più riprese a mettere in discussione le proprie scelte mentre ponderano se seguire i propri sogni o se buttarsi in cammini più sicuri. E, se gli adulti danno loro una parvenza di concretezza basta poco a far emergere anche le loro, di insicurezze, di fronte alle scelte del passato – che tornano sempre a chiedere il conto – e quelle del presente, che hanno conseguenze altrettanto reali.
The Runarounds si svolge nell’estate dopo il diploma e si sente lo slancio verso il futuro, elettrizzante ma anche incerto.
Qualche genuino scivolone
The Runarounds si muove in maniera indipendente nonostante sia una costola – e forse a ben vedere anche un Easter Egg – della più famosa Outer Banks. La serie conta attualmente 8 episodi e non sembra che sia previsto un seguito, ma sicuramente è servita a far conoscere al grande pubblico i Runarounds, che come band esiste davvero. I componenti del gruppo, infatti, sono tutti al loro esordio attoriale – e questo, purtroppo si nota in più di un’occasione – ma la loro inesperienza, anche se evidente, contribuisce in realtà a creare un’atmosfera più genuina e verosimile.
La regia è semplice e i colori caldi sono perfetti per la fine dell’estate, che profuma sempre di nuovi inizi, un po’ come a Capodanno, mentre la storia in fondo è ben nota: piccola band di provincia cerca di sfondare nel mondo della musica. Il fatto, però, che questa storia non suoni nuova in realtà conforta lo spettatore, che sa cosa aspettarsi, e ritrova nel corso degli episodi molta musica, sia sotto forma di pezzi originali che di cover di nomi ben più celebri, come i Green Day o i Franz Ferdinand.
Un teen drama a ritmo di musica
The Runarounds è un teen drama musicale, e di drama in effetti ce n’è molto. Tutti i membri della band, tanto per cominciare, hanno dei conflitti con cui fare i conti, chi più, chi meno, ma non solo: anche gli adulti hanno il loro bel da fare con le conseguenze delle scelte compiute in passato. Vista da questo punto di vista The Runarounds ha tutte le tinte dolceamare dell’estate che volge al termine: tanto piena di energia e luce quanto di nostalgia e rimpianti per ciò che non può essere cambiato.
Lutto, segreti, bugie, dipendenze, problemi in famiglia, lotte con i propri impulsi e con la propria ambizione: in The Runarounds non manca proprio niente, tanto che il mondo dell’adolescenza si scontra a più riprese con quello degli adulti. Ma, come insegnano i nostri protagonisti, è nell’unità che si trova la soluzione. Il gruppo e la musica diventano una sorta di terapia collettiva che lascia loro sfogare ogni peso e frustrazione, trasformando il negativo in positivo e la frustrazione in ispirazione per chi li ascolta.
The Runarounds emana un’atmosfera dolceamara che trova conforto e consolazione nell’unità della band.
Trovare sé stessi: il salto nel vuoto post-diploma
Se invece ci concentriamo sulla parte più giovane della serie TV ci troviamo davanti al classico dilemma che, presto o tardi, attanaglia tutti: cosa ne sarà del mio futuro? The Runarounds è ambientata nel corso dell’estate immediatamente successiva alla cerimonia del diploma, sentita come l’ultima vera estate prima dell’inizio della vita adulta. Il college – o il lavoro – sono proprio lì, oltre il periodo estivo, e spaventano i nostri protagonisti, che si ritrovano a dover fare i conti con un doloroso rito di passaggio.
In questo, ancora una volta, la band si trasforma in un rifugio dalle pesanti e in apparenza inevitabili scelte che vanno prese. Un po’ scappatoia dalla realtà, un po’ speranza di un futuro diverso, i Runarounds non sono solo un passatempo ma una possibilità inattesa e quanto mai insperata, a cui non tutti i personaggi si affidano nell’immediato. Charlie sicuramente è quello che più di tutti vi dà peso, ma poi anche gli altri decidono di scommettere su questo progetto, mentre un’aiutante a sorpresa trova nella band la possibilità di esprimere la propria creatività, soppressa dalla vita, a cui ha dovuto mostrare il proprio lato più maturo e razionale.
Fare musica o fare soldi?
E qui arriviamo a toccare un altro importante interrogativo che spesso si solleva, quando vengono proposte storie come quelle di The Runarounds: la musica è solo espressione di un potenziale artistico e creativo o un mezzo per guadagnare fama, soldi e gloria? Si tratta di una domanda a cui non è mai facile rispondere, anche se solitamente quello che si sente dire ha a che fare più con l’arte fine a sé stessa che con gli introiti. Ma, ancora una volta, la serie ci sorprende.
Larga parte di The Runarounds copre un aspetto importante del mondo musicale, spesso dimenticato in prodotti finzionali come questo: la competizione e la spietatezza del settore lavorativo. Gli agenti e i produttori devono poter scegliere con certezza su chi investire il proprio tempo e il proprio denaro, e questo è reso alla perfezione, ma anche se spostiamo la lente dalle etichette discografiche a qualcosa di più ampio, ecco che troviamo di più. Molti personaggi – soprattutto adulti – il mondo sotto i riflettori lo hanno assaggiato e ne sono tornati feriti, da qui una certa tensione che si propaga in alcuni momenti: avranno forse ragione i grandi?
The Runarounds si interroga anche sull’aspetto più concreto della carriera musicale, andando a toccare anche aspetti più adulti che non fanno mai male.
Le nostre conclusioni su The Runarounds
The Runarounds è una serie TV che non spicca per originalità ma vibra al ritmo di una colonna sonora fresca e orecchiabile. Lo spin-off di Outer Banks ha carica e ripropone la solita storia della rock band che vuole sfondare, ma lo fa dando vita a una trama ricca di umorismo adolescenziale. Abbiamo ballato sulle note delle canzoni e fatto il tifo per i nostri beniamini, ma non possiamo non far notare l’inesperienza attoriale del cast, che a volte è fin troppo evidente, soprattutto accanto a quella degli attori più maturi. In ogni caso, la serie spacca: un po’ Daisy Jones & The Six, un po’ Disney Channel Original Movie, non va presa sul serio per essere apprezzata.
Ma voi invece cosa ne pensate? Raccontatecelo in un commento, qui su Kaleidoverse o sulla nostra pagina Instagram, che potete seguire per restare sempre aggiornati sulle ultime novità in campo seriale, cinematografico, videoludico e d’animazione. Vi lascio, come sempre, i rimandi ad alcuni dei nostri articoli: la recensione della seconda stagione della serie TV Mercoledì, quella del capitolo 1158 di One Piece e quella del film Ogni maledetto fantacalcio. Ci leggiamo alla prossima!
I pro di The Runarounds
L’atmosfera estiva trasmette buonumore e speranza agli spettatori.
La serie è molto ancorata alla realtà rispetto a prodotti simili.
La colonna sonora si muove tra importanti omaggi e novità.
La sceneggiatura bilancia molto bene i temi importanti e quelli più leggeri.
Nonostante sia nata da un’idea legata ad Outer Banks la serie sta in piedi benissimo da sola.
I contro di The Runarounds
Il cast è formato maggiormente da esordienti, e questo purtroppo si vede.
I cliché legati alla tipologia della storia sono carini, ma a volte abbondano un po’ troppo.
Alcune linee narrative meritavano di essere approfondite.
Altre linee narrative invece sono state lasciate in sospeso, nonostante la storia sia autoconclusiva.
Le motivazioni di alcuni personaggi rimangono un po’ troppo vaghe alla fine della serie.
