La recensione che vi proponiamo oggi riguarda il remake di un film del ‘92 il cui nome è La mano sulla culla. Disney+ lo ha aggiunto da poco al suo catalogo e non ce lo siamo lasciato scappare. Vi avvisiamo che non ci sarà il paragone con la versione originale, ma cercheremo di dare un parere su quello che abbiamo visto.
Alla regia troviamo Michelle Garza Cervera e i ruoli principali di Caitlin e Polly sono interpretati da Mary Elizabeth Winstead e Maika Monroe. Il genere del film è thriller psicologico e i due generi trovano il giusto peso in egual modo all’interno del lungometraggio. Scopriamo insieme nella nostra recensione de La mano sulla culla se ci ha convinti o se era meglio evitare il remake.
La trama de La mano sulla culla
Caitlin è un avvocato la quale sta affrontando la sua seconda gravidanza. Lei, Emma e Miguel (Raúl Castillo) vivono felici nella loro casa in attesa della futura figlia. Dopo qualche mese dalla nascita, Caitlin cerca una babysitter e le viene consigliata la giovane Polly. La donna porta la propria esperienza di bambinaia nella casa, ma non è oro tutto ciò che luccica. All’oscuro di Caitlin infatti tende a non rispettare determinate regole da lei dettate come il no allo zucchero per Emma e altre piccole cose.
La decisione di Polly di abbandonare la città perché l’affitto è diventato troppo caro smuove qualcosa di Caitlin. Essa la inviterà a trasferirsi nella loro dépendance così da poter essere sempre disponibile e avere un tetto sulla testa. Trovata la soluzione al suo problema ora Polly può dedicarsi al suo suo vero scopo ovvero vendicarsi. Ciò che la muove nel suo piano di vendetta è una motivazione di cui nessuno sospetta. Se volete scoprirla non dovete far altro che guardare il film su Disney+.
Uno spaccato sulla maternità
Anche se La mano sulla culla è un film thriller, nulla gli vieta di poter mettere sul banco svariati problemi della società contemporanea. La maternità è uno dei tanti proposti e vogliamo dedicargli un paio di parole a riguardo. La situazione vissuta da Caitlin con la prima figlia le ha lasciato segni e traumi che non vuole rivivere con la secondogenita. La depressione post parto è una bestia difficile da domare e anche da individuare e infatti la nostra protagonista ne ha sofferto e ne soffre ancora.
L’arrivo di Polly doveva essere un’ancora di salvezza per lei e così è stato fino al rivelarsi delle reali motivazioni del suo avvicinamento. Una doppia pugnalata per una mamma in cerca di aiuto, fisico o psicologico che sia. La mano sulla culla getta in pasto allo spettatore alcune problematiche della maternità spesso sottovalutate o poco conosciute. Lo fa in maniera poco incisiva, solo accennandone l’esistenza ma almeno ci ha provato. Qui è mancata forse la voglia di lasciare un segno a chi stava guardando il film.
La vendetta va servita fredda
Senza dirvi troppo sul motivo della vendetta attuata da Polly, cerchiamo di darvi qualche spunto sul perché vuole vendicarsi. La nostra bambinaia ha un passato davvero cupo, triste e carico di sofferenza. Lo spettatore scopre la verità su di esso solo verso la fine del film, forse un po’ troppo in ritardo. Segue passivamente le vicende senza capirne le motivazioni dietro di esse. A circa mezz’ora dalla fine arriva però la svolta, ma lo fa di soppiatto, con un dialogo al limite del sussurro.
Un rancore covato per anni e anni, una storia di quando Polly e Caitlin erano solo due bambine la quale però segnerà solo una. La distanza tra la quasi noia e l’intrattenimento è quella di un dialogo, da adulte, tra le nostre protagoniste. Se già lo sguardo di Polly poteva risultare freddo, glaciale e da psicopatica, quel dialogo apre la porta alla sua natura. Manipolatrice, calcolatrice e subdola sono parte della descrizione della persona che si rivelerà poi.
La sessualità è ancora un tabù?
Oltre alla maternità vi è un altro tema che viene solo accennato purtroppo ed è quello della sessualità. Nonostante anche la madre Caitlin abbia avuto in passato una relazione con una donna, non le va giù la rivelazione del volere della figlia Emma. Sarà stata forse la presenza in casa di Polly, più aperta mentalmente, a influenzarne il pensiero? Questo non lo sapremo mai perché il tema viene trattato solo in quel frangente di pochi minuti. La figlia esprime il suo volere da adulta, la madre disapprova e poi si cambia rotta con altre vicissitudini.
Visto i tempi in cui viviamo era forse il caso di mandare un messaggio positivo prima di cambiare argomento. Il pubblico, magari anche ragazzini dell’età di Emma, si è trovato davanti una scena di dissenso di un adulto per una tematica così delicata come la sessualità. Cosa potrà mai pensare chi l’ha vista se non che è qualcosa di sbagliato? Ovviamente c’è chi è più aperto e chi no ma può comunque creare un preconcetto e conseguente timore nel ragazzino sull’esprimersi riguardo quell’argomento.
La mancata voglia di fare denuncia sociale
Ne La mano sulla culla, di cui state leggendo la recensione, è mancata la voglia di affrontare per bene i temi trattati. La differenza di classe sociale tra Polly e Caitlin è evidente eppure non viene sottolineata come avrebbero potuto fare. Nella loro casa da persone borghesi ospitano una donna proveniente da chissà quale catapecchia in periferia. Polly è evidentemente più povera della sua datrice di lavoro ma non viene mostrato in nessun modo.
La depressione post parto, la sessualità, il rapporto difficile con il marito e l’adolescenza della figlia. Questi argomenti vengono toccati senza però andare a fondo, tranne per quello con Emma ma solo perché intrecciato con la presenza di Polly in famiglia. Si è messa carne sul fuoco senza darle un vero carattere, lasciando tutto sospeso nell’etere ed è un vero peccato. Una pellicola del genere, dato che è sì un thriller ma anche psicologico, deve giocare con la psiche dello spettatore oltre che con quella dei personaggi protagonisti.
Le nostre conclusioni de La mano sulla culla
La recensione de La mano sulla culla è solo un nostro punto di vista in merito al prodotto e vorremmo sapere il vostro nei commenti. A noi non ha entusiasmato particolarmente, è stato un piacevole film da vedere in tranquillità e l’unica cosa che ci ha lasciato è l’amaro in bocca. Nulla da togliere all’interpretazione di Winstead e Monroe le quali hanno dato il meglio per questo remake. Entrambe hanno dato una potente scossa al film e di questo ne siamo rimasti affascinati.
Ora tocca a voi farci sapere cosa ne pensate e potete farlo sotto l’articolo qui sul sito di Kaleidoverse o su Instagram sotto il post dedicato. Vi siete persi le nostre recensioni come quella di A very Jonas Christmas Movie 3 o I am Luke Perry? Nessun problema, le potete recuperare adesso. Non perdetevi il nostro approfondimento su Frieren o su Hollow Knight Silksong. Noi come sempre vi ringraziamo per averci letto e alla prossima!
Pro
L’interpretazione di Winstead e Monroe le quali hanno mantenuto l’intero film con il pathos trasmesso;
La trama ha il suo perché anche se non è stata d’impatto come avrebbe potuto essere ma nonostante questo è buona;
I temi di attualità trattati, superficialmente, sono interessanti;
La somiglianza delle due protagoniste aiuta a creare l’effetto di interscambio tra le due controparti all’interno del film.
Contro
Nel caso si voglia affrontare tematiche delicate, andrebbe fatto con un grado di incisività maggiore per poter far riflettere lo spettatore su di esse;
Il ruolo del marito, come presenza nel film o all’interno della famiglia, risulta più una comparsa che un reale personaggio;
L’aver tenuto all’oscuro lo spettatore sul motivo della vendetta fino alla fine può aver penalizzato l’intero film. Si poteva diluire lungo tutto il film e non ridurlo ad un mero dialogo;
L’assenza della figura dei nonni all’interno della famiglia, avrebbe forse lasciato un impatto positivo la loro presenza in una famiglia con una madre depressa.
