In attesa del suo debutto nei teatri europei e del Regno Unito con Legend, parliamo di una sua produzione per Netflix. Questa volta è un cartone animato ma non fatevi ingannare, non è adatto ai bambini. Stiamo parlando di Ricky Gervais Alley Cats che è tutto tranne che un prodotto per il giovane pubblico. Il perché lo scoprirete tra le righe della nostra recensione, già la presenza di Gervais nel nome potrebbe darvi un indizio.
Serie TV breve, sei episodi da 25 minuti circa, in cui però si affrontano temi profondi. Certo, il modo in cui viene fatto non è proprio dei migliori ma va bene così. Il gruppo di gatti protagonisti di questa bizzarra avventura è composto da Gus, Fang, Puke, Olive, Lara e Ponce. Ognuno di essi porta un tratto caratteriale diverso rendendo la compagnia un potpourri dalle mille sorprese. Addentriamoci nella recensione di Ricky Gervais Alley Cats senza girarci troppo intorno.
La trama di Ricky Gervais Alley Cats
La combriccola di gatti randagi è intenta a vivere la vita come fa ogni gatto: mangiando e dormendo. Tra una discussione e l’altra, a un certo punto, si ritrovano a dover ritrovare la casa di una piccola gattina di nome Kitten. A guidare l’impresa, a modo suo, c’è Gus il quale si ritrova stranamente con degli istinti paterni. Tra battute a sfondo sessuale e botte da orbi, riuscirà la nostra compagnia del gattino a trovare la casa di Kitten?
Le strade della città sono piene di pericoli per una piccola gattina indifesa, non se hai alle tue spalle Fang, il gatto maranza della squadra. Quello su cui non puntereste un centesimo e fareste bene è invece Puke, lui è tutto tranne che un gatto con la testa sulle spalle. Quello che si salva è Ponce solo perché ha avuto la fortuna, o sfortuna, di avere una famiglia che lo mantiene.
La vita da gatto, un sogno
Entriamo nel dettaglio della recensione di Ricky Gervais Alley Cats andando a parlare di alcuni punti interessanti. Ciò che salta subito all’occhio è, ovviamente, la vita che fanno i gatti. Sembrerebbe tutto rose e fiori ma poi diamo peso a determinate situazioni e non è proprio così. Rimangono dei randagi, con una casa e una TV ma pur sempre randagi, e vivono quotidianamente le loro difficoltà.
Il cibo da procacciarsi, la difficile convivenza con l’uomo e così via, sono aspetti che nella vita di un gatto dovrebbero essere normali. Non siamo abituati a vedere un gatto mentre fa il gatto, come farebbe in natura insomma. Nella serie TV solo uno di loro incarna il modello di gatto a cui siamo abituati, servito e riverito, ed è Ponce. Potremmo inserire anche Kitten ma lei entra in gioco quando non ha ancora provato l’ebrezza di essere adorata sempre.
L’inganno della grafica family-friendly
Nel caso si guardasse la serie TV senza audio, per qualche assurdo motivo, potrebbe quasi essere adatta ai bambini. Succedono cose da gatti come le zuffe per strada, le passeggiate o il semplice stare sul divano a dormire. Il problema subentra proprio quando abbiamo l’audio e giusto qualche scena esplicita, che un bambino non capirebbe. Non possiamo negarlo, questo prodotto è costellato di battute e racconti a sfondo sessuale, volgarità e violenza gratuita.
Per ovvie ragioni non è un problema, sapevamo in cosa ci stavamo imbattendo quando abbiamo deciso di fare la recensione di Ricky Gervais Alley Cats. Quello che non capiamo è se leggere questo umorismo come un nuovo fondo toccato da Gervais o un’estremizzazione dello stesso. Siamo abituati al suo umorismo grezzo, al black humor eppure non riusciamo a capire come catalogare questo prodotto. Voi cosa ne pensate, è semplicemente la trasposizione in chiave cartone animato del suo essere comico?
È l’umorismo a salvare la serie?
Ciò che non manca in Ricky Gervais Alley Cats è senza dubbio l’umorismo. È questo l’elemento che ha salvato il prodotto dalla noia più totale? La risposta per noi è no, ha contribuito ma non è l’unico fattore decisivo. Facciamo un passo indietro, l’umorismo è presente ma dopo la terza puntata risulta un po’ ripetitivo. Certo, si ride perché cambia il contesto della battuta ma ad una certa risulta prevedibile.
Tolto questo fattore, Alley Cats ha anche le carte per far riflettere. Seppur in una chiave tutta sua, Gervais inserisce all’interno della serie vari spunti di riflessione. Una vicenda di Gus, la storia stessa di Kitten e tutte le scoperte che fa frequentando Gus e i suoi amici. Anche Puke, che altro non è che il gatto perennemente arrapato, ha qualche spunto di riflessione. Lo stesso Ponce è un gatto il cui scopo è essere l’altra faccia della medaglia rispetto ai suoi amici.
Kitten è utile alla trama?
La risposta a questa domanda potrebbe sembrare ovvia, certo che serve sennò non esisterebbe la serie. Avreste ragione, ciò che però dobbiamo provare a fare è toglierlo dal prodotto. Kitten è un pretesto per affrontare determinati temi tuttavia, visto che i gatti avevano sempre qualcosa di cui parlare, prima o poi probabilmente avrebbero affrontato quei temi anche senza la presenza di Kitten. È una congettura, non è detto che sarebbe successo ma non possiamo neanche escluderlo.
Kitten è il pretesto per parlare di alcune tematiche pesanti come il suicidio ed è ovvio che sia utile alla trama. Se pensiamo però alla “saggezza” di Gus o alla vita vissuta da Puke, siamo sicuri che non ne avevano già discusso in precedenza? Siamo perfettamente d’accordo sul fatto che Kitten debba esistere. Non siamo d’accordo che sia l’unico personaggio ad avere il potere di creare il pretesto per alcuni argomenti.
Le nostre conclusioni su Ricky Gervais Alley Cats
Arriviamo quindi al sunto della questione ovvero se promuoviamo o no a pieno questo prodotto. La risposta è né sì, né no e di motivazioni ne abbiamo date precedentemente. Nel complesso è godibile, fa ridere e riesce a farti rimanere senza pensieri, quando non c’è da riflettere. L’umorismo diventa a tratti ripetitivo, all’inizio può essere piacevole eppure alla lunga stanca un po’. È scritta bene, pensata bene ma manca quel quid per renderla un prodotto riuscito.
Alla fine vi consigliamo di dargli una possibilità, non aspettatevi un capolavoro però. Forse il pregiudizio di aspettarci qualcosa di più da un prodotto di Gervais ha alzato il nostro livello di aspettativa. Se invece volete sapere se ha soddisfatto le nostre attese Spider-man: Brand New Day andate su Kaleidoverse a recuperare la nostra recensione. Seguiteci su Instagram per non perdervi le nostre pubblicazioni. Noi vi ringraziamo e alla prossima!
Pro
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Si vede e si sente la presenza di Gervais dietro la produzione di Ricky Gervais Alley Cats;
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L’ironia presente è spinta, pungente e a tratti un filo sopra le righe ma ce lo aspettavamo;
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I personaggi hanno il loro ruolo, alcuni sono caratterizzati meglio di altri però nel complesso son ben riusciti;
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La cinicità di Gus e la vita senza regole di Puke sono i fiori all’occhiello della serie.
Contro
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Le battute risultano ripetitive dalla terza puntata in poi;
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I gatti come Fang, Lara e Olive risultano macchiette in confronto agli altri;
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L’epilogo lascia a desiderare, ci sarà una seconda stagione o è davvero tutto qui?
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Non siamo riusciti a inquadrare se la serie TV è il nuovo punto più basso a cui è arrivato Gervais con il suo umorismo o se è una lode ad esso.
