Dopo una prima stagione scoppiettante per la presenza di Selvaggia Lucarelli e Elettra Lamborghini arriva R.I.P. Roast in peace 2, con la nostra recensione. Per chi non sapesse che cosa tratta il programma, un piccolo riassunto. Roast in peace prevede quattro celebrità al loro funerale e dei comici che dedicano le ultime parole durante la veglia. A celebrare il funerale troviamo Michela Giraud mentre chi dovrà parlare al commiato ha subito dei cambiamenti quest’anno.
Nella seconda stagione subentrano Max Angioni e Martina Catuzzi al posto di Edoardo Ferrario e la coppia Nuzzo-Di Biase. Oltre a qualche cambio tra chi deve roastare, sempre capitanati da Michela Giraud, c’è un’altra piccola novità. Dopo la carrellata di comici, a dire qualche parola in più sul morto è un ospite a sorpresa chiamato l’inconsolabile. Chi saranno stati i defunti di questa edizione? Ci saranno stati personaggi particolarmente importanti come inconsolabili? Scopriamolo insieme nella recensione di R.I.P. Roast in peace 2!
I cari defunti
La prima edizione aveva smosso le acque e tastato il terreno per capire se il programma potesse interessare o meno al pubblico. Le cavie su cui sperimentare furono Elettra Lamborghini, Selvaggia Lucarelli, Francesco Totti e Roberto Saviano. Dopo il rinnovo e una seconda stagione da produrre, si è voluto puntare un po’ più in alto. Se già Lucarelli e Lamborghini avevano lasciato il segno per la loro lingua tagliente, perché non aggiungere il carico da 90? Ed ecco quindi Giuseppe Cruciani, Fedez, Asia Argento, Alessandro Borghese e Simona Ventura.
La seconda tornata di funerali ha voluto puntare su persone un po’ permalose ma anche capaci di contrastare, con la loro dialettica e causticità, i roaster. Con personaggi come Cruciani e Asia Argento, lo spettacolo è assicurato tuttavia non sono da sottovalutare nemmeno Borghese e Fedez. Insomma, in 6 puntate di cattiverie gratuite ne sono state dette con Eleazaro Rossi e Stefano Rapone, rimasti sulla barca, a fare da ariete. Michela non ha indorato la pillola, anzi.
L’officiante gentile?
Alla conduzione dei vari funerali è rimasta Michela Giraud la quale, come abbiamo anticipato poco fa, non si è tirata indietro nel dire la sua. Tra un esequie e l’altra, Michela ha usato la sua lingua mordace per aggiungere ancora più ilarità, punzecchiando anche chi aveva già subito l’omaggio. Tutto è stata tranne che gentile, più avvelenata dell’edizione scorsa e forse a causa degli omaggianti carichi a pallettoni. Più avanti nella recensione di R.I.P. Roast in peace vi diremo anche chi è stato, secondo noi, quello più incisivo.
Il compito della Giraud non era facile quest’anno visti gli ospiti ma anche i nuovi comici a seguito. Lei però ha saputo destreggiarsi tra un insulto per il suo peso e una frecciatina di ritorno a chi di dovere, senza scrupoli. Un incarico difficile quello di Michela la quale ha saputo gestire perfettamente la situazione, tranne in un solo caso di cui non possiamo dirvi niente. Sappiate solo che, nelle scene tagliate, uno dei comici è andato completamente fuori per la tangente e nemmeno Michela è riuscita a fermarlo.
I roaster non l’hanno mandata a dire
L’anno scorso, nella prima edizione di R.I.P. ha primeggiato Stefano Rapone seppur rimanendo calmo e pacato, forse anche troppo visto il ruolo. La frizzantezza di Angioni e Catuzzi ha risvegliato anche Rapone? Ce lo auguriamo dato che in questa edizione ha lanciato dei missili non indifferenti. Eleazaro ha dato il meglio di sé con monologhi i quali potrebbero tranquillamente essere nei suoi spettacoli. La capacità di cogliere i nervi scoperti ed andare a colpirli è ammirevole.
Martina Catuzzi è stata, secondo noi, la più cauta nelle battute tra i quattro anche se ci è andata giù pesante. Con al fianco Rapone, Angioni e Rossi non è servito essere pungente com’è stata lei, ma le è bastato per non essere surclassata nettamente. Noi non la conoscevamo lo ammettiamo, è stata una piacevole sorpresa seppur non nelle nostre corde. Di certo tra i quattro è stata la più difficile da inquadrare sul tipo di umorismo a cui puntava.
Gli inconsolabili
Una nuova meccanica del programma è l’inserimento di un personaggio inatteso il cui compito è dare un ulteriore saluto. Particolarmente interessante scoprire come, per tutti i defunti, sia stato scelto qualcuno che non si aspettassero. A creare la suspense più esilarante per l’ingresso è stato l’inconsolabile per Fedez. Vi diamo qualche indizio o volete scoprirlo da soli? Stiamo parlando di Fedez, chi vi aspettereste come persona inconsolabile per la sua morte?
L’introduzione di personalità celebri esterne al parterre di comici è stata un’ottima scelta della produzione. Ha reso il programma più spumeggiante e al contempo ha creato un climax per i defunti e gli spettatori. Gli estinti non avevano idea di chi potesse uscire da dietro le quinte e lo si è evinto soprattutto con Fedez e il batticuore durante l’annuncio. L’aver aggiunto un elemento che ha creato una dinamica inaspettata è stato un colpo vincente, chissà cosa si inventeranno per la terza stagione.
Chi è stato il più cattivo?
Non possiamo dirvi chi ha vinto questa edizione per evitare spoiler, possiamo darvi un’idea generale di chi è stato più cattivo. Come abbiamo detto prima, Martina è stata quella che secondo noi ha spinto meno degli altri pur essendo perfida nelle battute. La sfida vera è stata tra Angioni e Rapone con quest’ultimo particolarmente attivo sia con Fedez che Borghese. Eleazaro ha combattuto alla pari con i due citati prima rimanendo sulla linea del parlo poco ma colpisco più forte.
Michela Giraud ha fatto il suo nell’annunciare la morte delle celebrità, ha cercato di dosare le parole ma le battute per alcuni erano già servite. Tra un panettone per Fedez, una frecciatina al figlio mai conosciuto di Borghese e la mancata igiene di Cruciani era inevitabile fare battute. Il più cattivo, dopo Rapone, è stato un inconsolabile il cui monologo ci ha lasciato stupefatti. Se volete sapere chi è, dopo la recensione di R.I.P. Roast in peace 2, andate a recuperare la seconda stagione.
Le nostre conclusioni su R.I.P. Roast in peace 2
La seconda stagione di Roast in peace ci ha convinti più della prima, ha confermato la voglia di far conoscere di più la stand-up comedy. Di comici capaci di salire sul palco e far ridere ne abbiamo ma spesso siamo ancora legati alle vecchie guardie provenienti da Zelig o simili. R.I.P. Roast in peace è un ottimo palco in cui mostrare le proprie armi e attirare maggior pubblico.
Un plauso anche ai defunti che hanno saputo dimostrare di saper stare al gioco, anche nel caso in cui gli è stata augurata la morte. Speriamo in una terza stagione con qualcuno di ancora più pungente tra i comici e di veramente permaloso tra gli estinti. Diteci la vostra opinione nei commenti e, se vi siete persi la recensione di Monster 4, andate a recuperarla sul sito di Kaleidoverse. Seguiteci su Instagram per non perdervi i nostri aggiornamenti. Noi come sempre vi ringraziamo e alla prossima!
Pro
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Quest’anno i comici non si sono trattenuti e ci sono andati giù pesante;
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Lo sdoganamento di questo genere di humor è ciò che serve per far tornare lo spettatore a ridere;
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I cari defunti sono stati al gioco e senza arrivare alla querela (sapete di chi stiamo parlando);
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Michela Giraud un’officiante coi fiocchi che ha saputo migliorarsi rispetto alla scorsa edizione;
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L’inserimento della meccanica degli inconsolabili ha aggiunto ancora più pepe ad ogni puntata.
Contro
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Ci saremmo aspettati un po’ più di cattiveria da parte di alcuni dei defunti nel rispondere ai roast;
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Le battute sul fisico di Michela Giraud sono belle fino ad un certo punto, avrà anche altri difetti oltre a quello?;
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Stefano Rapone è stato decisamente più cattivo ma potrebbe essere stato penalizzato dalla vittoria scorsa con i punteggi di questa seconda stagione;
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Ventura ha parato i colpi senza però la capacità di restituirli con la stessa potenza a chi l’ha roastata.
