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Home»Film/Serie TV»Recensioni (movies)»Diabolik Recensione: nostalgia o straniamento?
Recensioni (movies)

Diabolik Recensione: nostalgia o straniamento?

La RedazioneBy La Redazione23 Dicembre 2021Nessun commento6 Mins Read
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Sgommate e inseguimenti, riprese con zoomate sugli pneumatici stridenti delle vetture della polizia che inseguono il famigerato Diabolik. Sono queste le prime scene della pellicola dei Manetti Bros sul diavolo che imperversa sulla città di Clerville e che terrorizza gli abitanti con i suoi furti di gioielli rari e le uccisioni, solo quando necessarie. Siamo all’Hotel Excelsior di Clerville, dove alloggia la ricca e bellissima ereditiera Eva Kant, tornata da poco dal Sudafrica e vediamo i camerieri parlare. Uno di loro annuncia che sarà lui a ricoprire il ruolo di cameriere personale di Eva ed è così che avvertiamo la presenza di Diabolik, che già all’opera è intento ad ascoltare e registrare la loro conversazione. Poco dopo, in una scena che forse rappresenta una delle più emblematiche del personaggio, lo osserviamo ripetere più e più volte, quasi in maniera malata e spasmodica, le parole pronunciate dal cameriere, tanto da farci intendere una delle sue doti principali, il suo essere camaleontico. Ben presto scopriremo che il suo interesse ruota attorno a un prezioso diamante rosa proveniente dal Sudafrica, unico esemplare al mondo e nelle mani di Eva.

I personaggi di Diabolik: tra lentezza e autenticità

Nella prima scena descrittiva della pellicola, vediamo Eva Kant partecipare a una festa mondana in uno chalet di montagna e sorseggiare un drink in compagnia dell’upper class, se così possiamo definirla, di Clerville. Tra questi personaggi spicca sicuramente Giorgio, il pedante e petulante Ministro della Difesa,  che per tutto il girato, con le sue avances, non farà altro che adulare e lusingare Eva, ma senza successo. Il tutto, sicuramente perché voluto, appare estremamente patinato: non solo la fotografia è per così dire smarmellata, è infatti tutto estremamente luminoso, ma anche la recitazione è vecchio stile. Lunghe pause nel parlato, movimenti lenti e riprese laterali a figura intera, con focus su espressioni dei singoli personaggi, danno alla narrazione un ritmo lento e quasi sospeso. Sentiamo fortemente il tributo a una vecchia scuola, cinematografica e fumettistica, che lasciano intendere al pubblico quanto i Manetti siano in prima persona dei fan delle tavole delle sorelle Giussani.

Diabolik

Presto le tinte romantiche e sognanti lasciano però spazio a scene più veritiere, che mostrano al pubblico i personaggi nella loro vera natura. Diabolik che a sangue freddo addormenta con la scopolamina le sue vittime, per prenderne il calco facciale e realizzare maschere di silicone con cui poter assumere le loro sembianze e quindi compiere i crimini. Espressivi gli occhi di Marinelli nei panni del protagonista, che freddi e distaccati, ci offrono un personaggio super razionale e insieme in grado di lasciarsi andare a sentimenti intimi e sinceri. Il Ministro della Difesa, che ricatta personaggi influenti della vita politica chiedendo loro dei riscatti per non diffondere notizie e dossier scomodi su di loro. Eva, interpretata da Miriam Leone che bella, elegante e vestita con abiti splendidi non spicca per la sua bravura, nelle prime scene sembra ingenua e innocua, ma ben presto mostrerà le caratteristiche per le quali tutti la conosciamo, spregiudicatezza e freddezza che le fanno raggiungere i suoi obiettivi. E poi c’è Ginko, Mastandrea, l’ispettore di polizia di Clerville, che non tradisce mai sé stesso, che mantiene sempre la sua professionalità e che non trascorre un gioco che non sia alla ricerca e all’inseguimento di Diabolik.

Toccante la scena in cui Diabolik conosce e trova la “sua” Eva, sicuramente la metà della sua mela che sin dai primi sguardi ci trasmette la natura di un amore sincero. Inizialmente vediamo la bionda ereditiera vestita di bianco, simbolo di sincerità e colore complementare del nero, il colore di Diabolik. Al termine della pellicola invece, quando i due vivono insieme e sono ormai lontani da Clerville e dai suoi scandali, la vediamo in nero. Eva ormai è uguale alla sua dolce metà e non più il suo alterego, è parte del disegno criminale di Diabolik, anzi forse ne diventa la vera artefice.

Diabolik

Tributo e sovvertimento dei cliché in Diabolik

Sebbene ci aspettassimo, per lo meno dall’incipit, un susseguirsi veloce e ininterrotto di scene d’azione e di inseguimenti, ne rimaniamo tuttavia delusi. Le uniche scene di questo tipo si fermano a quelle in cui Ginko sembra quasi avere tra le grinfie il suo peggiore incubo e nemico, che invece, come da tradizione, riesce sempre a sfuggirgli per un pelo. Su quest’onda, senza fare spoiler, possiamo dire che Giustizia e Illegalità si troveranno spesso uno di fronte all’altro e che, come nel classico Diabolik, Eva non si farà attendere. Non troviamo il solito cliché della donna o bella principessa, a seconda del contesto, salvata dal suo eroe-maschio, forte e spavaldo. Nella pellicola infatti non c’è spazio né per la forza né per la mascolinità, ma anzi le uniche doti che contano sono l’astuzia, il ragionamento, la logica, l’intelligenza e anche la bellezza è a servizio di queste.

Insomma, interessante e nobile tutto questo, ma forse il pubblico, stando alle voci che escono dalla sala, si aspettava un Diabolik meno ragionato, meno tribute ma anzi più azione e inseguimenti. Pensavi infatti di essere andato a vedere un film poliziesco, dalle tinte noir, eccitante, veloce e vivace, non una pellicola lenta, da interpretare e alquanto nostalgica. Che dire, peccato! Marinelli poteva essere una splendida sorpresa “nelle mani” dei fratelli Manetti, avrebbe potuto aggiungere un quid in più al classico criminale vestito di nero, eppure ciò che arriva è proprio il classico Diabolik, forse anche più piatto, più buono e privo di brivido. Sicuramente si avverte la nota nostalgica di chi è cresciuto a pane e tavole firmate dalle Giussani, ma al contempo uscendo dalla sala si percepisce un leggero senso di straniamento dovuto all’assente senso di brivido e paura, alla mancata cifra poliziesca che ci si aspettava da questa pellicola tanto attesa.

Sono stata forse un po’ cinica nel recensire il Diabolik dei Manetti Bros, ma se non vuoi perderti altre recensioni o news sulle ultime uscite della sezione cinema e serie TV non staccare gli occhi dal sito e dalla pagina! Anzi iscriviti al canale Telegram e al sito ufficiale di Kaleidoverse.

65%

Nostalgico e a tratti tribut il nuovo Diabolik, firmato Manetti Bros. Scene lente e inquadrature ampie intervallate da zoomate sulle espressioni dei personaggi, rendono la narrazione piuttosto lenta, benchè per tradizione Diabolik si delinei come una trama poliziesca dalle tinte noir, densa di brivido e inseguimenti. Forte e determinata il personaggio di Eva Kant, che come nelle tavole delle Giussani, non esita a sovvertire i cliché della bella dama in pericolo da salvare. Non vengono premiate né la forza né la mascolinità, ma piuttosto l'intelligenza e l'astuzia sono le doti salvifiche dei personaggi.
Insomma, darei un 6 e mezzo alla pellicola perché, nonostante la cura dei dettagli, degli abiti e delle espressioni dei personaggi, usciti dalla sala si percepisce un senso di straniamento. Tutto risulta essere lento e stridente con le aspettative che si hanno e dal ricordo del criminale vestito di nero.

  • 6.5
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Cinema Italiano Diabolik Luca Marinelli Manetti Bros Valerio Mastandrea
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