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Home»Film/Serie TV»Film cult: quando una pellicola si trasforma in icona?
Film/Serie TV

Film cult: quando una pellicola si trasforma in icona?

Flavia MorandiniBy Flavia Morandini20 Aprile 2023Nessun commento7 Mins Read
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film cult
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Avete presente quell’irresistibile prurito che vi porta a citare Il Padrino ogni volta che non volete accettare un “no” come risposta? O quell’improvviso senso del dovere che vi porta a rifiutare inviti a cena perché dovete necessariamente imbarcarvi nell’ennesima maratona di Dario Argento? O ancora: quella volta che siete andati a comprare un sospensorio senza apparenti necessità sportive, perché dovevate vestirvi da Alex di Arancia Meccanica? Anche se non avete risposto “sì” a nessuna di queste domande, ci sono molte probabilità che nel vostro linguaggio di tutti i giorni siano presenti delle citazioni da queste e altre pellicole, impresse a fuoco nell’immaginario collettivo: stiamo parlando dei cosiddetti film cult.

Ma cosa esattamente trasforma un’opera cinematografica in un oggetto di venerazione? Come fa un film a trascendere il successo al botteghino per diventare una vera e propria icona? In questo articolo parleremo della definizione e della genesi dei film cult, e cercheremo di dare una risposta a queste domande.

Film cult: una possibile definizione

Con “film cult” si intende generalmente un’opera cinematografica che, indipendentemente dall’effettivo successo al botteghino o al favore della critica, è riuscita a imprimersi nell’immaginario collettivo, fino a diventare una sorta di emblema generazionale, di una determinata moda o subcultura. Inoltre, un film cult non si potrebbe definire tale senza la sua matrice identitaria: un pubblico incredibilmente affezionato, che prova nei confronti dell’opera un’adorazione quasi religiosa. D’altra parte, cosa sarebbe un culto senza i propri fedeli?
film cult Il Grande Lebowski

Prendiamo quindi in esame la tipica fanbase di un film cult: non è di certo composta da supporter occasionali, ma da fedeli osservanti, che esprimono la loro ammirazione con gesti paragonabili a veri e propri rituali. I fanatici si vestono come i personaggi dei loro film preferiti, parlano attraverso citazioni, possiedono gadget e merchandise, organizzano maratone e proiezioni di gruppo (talvolta interattive, come vedremo in seguito).

Tuttavia l’etichetta di “film cult” viene spesso abusata: non è raro che gli stessi uffici stampa delle case di produzione promuovano le opere definendole “il prossimo film cult”, o che pongano l’accento su elementi strategici, così da rendere l’opera più appetibile per una determinata categoria di spettatori (i quali accresceranno la popolarità del prodotto tramite passaparola). I film cult, però, raramente sono fenomeni studiati a tavolino. Se a elevare lo status di un prodotto cinematografico a opera di culto sono la sua accanita fanbase e il suo impatto culturale e generazionale, in grado di trascendere i limiti di tempo e spazio, allora un film potrà definirsi cult solamente a posteriori.

film cult The Blues Brothers

Genesi di un cult: come si fa la storia?

Le librerie dei cinefili di tutto il mondo sono affollate da film di culto, e schiere di cineasti sfidano ogni giorno l’industria mainstream producendo opere che in futuro si guadagneranno questo appellativo. Ma cos’è che rende un film cult? Esiste una ricetta per la gloria imperitura? Lo status di cult nasce il più delle volte grazie a una determinata caratteristica della pellicola, che la rende significativa e memorabile. Quel quid in più può dipendere dalla sua modalità di produzione, distribuzione o proiezione, dalla struttura della sua sceneggiatura o da tecniche innovative utilizzate dal regista e la sua crew.

La genesi di un cult può avvenire anche grazie ad atti di appropriazione da parte di una specifica fetta di pubblico, all’interpretazione di un particolare attore, o da una singola scena che ha il potere di segnare un’epoca: insomma, da un elemento che sfida la critica e oltrepassa i confini del cinema contemporaneo, alzando l’asticella delle aspettative del pubblico e dell’industria. Si può dire quindi che un film cult nasce dalla sua capacità di distinguersi dal cinema mainstream e tradizionale. I fan dei film di culto, infatti, li descrivono spesso come opere trasgressive, ben lontane dai circuiti commerciali e dalle tendenze dei media convenzionali (che questi prodotti siano in realtà molto più dipendenti dall’industria mainstream di quanto i loro fan siano disposti ad ammettere, è tutto un altro discorso).

film cult Fight Club

L’ascesa di un film cult: da fiasco a pietra miliare

Impossibile concludere la nostra disamina dei film cult senza citare alcuni titoli che, pur non avendo riscosso immediato successo, hanno fatto la storia. Immortali esempi di film cult sono Arancia Meccanica, Il Grande Lebowski, Fight Club, Videodrome, Easy Rider, The Blues Brothers, o anche Freaks, uno dei primi film di culto della storia del cinema.

C’è una trasgressiva opera cinematografica, però, a cui vorremmo riservare una menzione speciale: un b-movie a budget ridotto che al momento dell’uscita si rivelò un fiasco al botteghino e lasciò critica e pubblico in preda allo sconcerto. Ciononostante, questo film ha rapidamente acquisito lo status di opera di culto, diventando un manifesto di emancipazione e libertà sessuale e un’icona per la cultura queer. Stiamo parlando di The Rocky Horror Picture Show, emblema di quell’esperienza interattiva tipica della fruizione dei film cult.

The Rocky Horror Picture Show

The Rocky Horror Picture Show: analisi di un cult

Era il 1975 quando Tim Curry (l’originale Pennywise nella saga di It) indossava reggicalze e tacchi a spillo e calpestava ogni senso del pudore per interpretare il protagonista del primo musical punk della storia. Il film è il rifacimento cinematografico dello spettacolo Rocky Horror Show, interamente scritto (canzoni comprese) da Richard O’Brien. È diretto da Jim Sharman e interpretato da un cast d’eccezione: oltre a Tim Curry spicca infatti una giovanissima Susan Sarandon nei panni della pudica protagonista Janet Weiss.

La trama è relativamente semplice, con un palese richiamo all’opera di Mary Shelley Frankenstein. La storia segue le avventure dei futuri sposini Brad e Janet, i quali, in vista del loro matrimonio, vanno a chiedere la benedizione del loro professore di scienze (grazie al quale si erano conosciuti). Costretti da una ruota bucata a cercare aiuto in un misterioso castello, i due incappano in un bizzarro convegno di abitanti della Transilvania, i quali li accolgono con ritmi e balli travolgenti, invitandoli a lasciarsi andare e ad abbandonare le proprie inibizioni. È così che la coppia fa la conoscenza del folle scienziato cross-dresser e bisessuale Frank-N-Furter (Tim Curry), i suoi bislacchi servitori e la sua creatura Rocky Horror, dando inizio al percorso di liberazione sessuale degli innocenti Janet e Brad.

The Rocky Horror Picture Show

“Don’t dream it, be it!”

Il film non era una parodia, non era un horror, non era una commedia, e si rivelò un insuccesso di critica clamoroso, oltre che un fiasco al botteghino. Ciononostante, Rocky Horror riuscì a travolgere l’opinione pubblica grazie alla sua irriverente forza espressiva. “Don’t dream it, be it!“, recitava il claim: perché limitarsi a sognare quando puoi diventare esattamente chi desideri? Era un film trasgressivo e anticonformista, icona della subcultura glam degli anni ‘70, ed era un manifesto di libertà sessuale, che inneggiava allo scardinamento dei ruoli di genere. Proiettato nei midnight cinema, in cui circolavano b-movie o prodotti considerati estremi, generò immediatamente un passaparola tra gli ambienti underground, punk e queer, e i fan del film tornavano alle proiezioni vestiti come i loro personaggi preferiti, cantando e ballando insieme a loro. Rocky Horror diede vita a un’interazione tra pubblico e pellicola mai vista prima, ascendendo rapidamente allo status di culto, in barba alla critica, alla censura e all’insuccesso al botteghino. Oggi The Rocky Horror Picture Show detiene il primato del film con la maggiore permanenza in sala di tutti i tempi.

Scegliere un solo film di culto a cui dedicare questo approfondimento è stata un’impresa titanica: nella storia del cinema, sono molti i titoli che hanno spinto orde di fanatici a vestirsi a tema e a ricordarne le battute meglio del proprio codice fiscale. Avete voglia di farci sapere quali sono i vostri film di culto preferiti? Scriveteci su Kaleidoverse o sui nostri canali social, dove pubblichiamo le ultime notizie in campo televisivo, cinematografico o videoludico. Se avete voglia di discutere più nel dettaglio dei prodotti e dei contenuti che vi appassionano, troverete ulteriore spazio per il confronto nelle nostre community Facebook o Telegram. 

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