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Home»Giochi»Deathloop Recensione: una morte senza fine
Giochi

Deathloop Recensione: una morte senza fine

Francesca SirtoriBy Francesca Sirtori24 Settembre 2021Nessun commento7 Mins Read
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Arkane Studios torna sulle scene videoludiche, dallo scorso 14 settembre, con un nuovo titolo che ci ha stupito, tra luci e ombre, a pochi giorno dalla sua uscita. Lo sviluppatore che già aveva dato i natali a titoli quali Dishonored, Wolfenstein e Prey riaccende ora i riflettori su di sé con Deathloop, il nuovo sparatutto disponibile per PC e PS5 che ci ha messo di fronte a qualche difficoltà, in senso sia positivo (per averci stimolato in fase di gioco), sia negativo (per le prestazioni non sempre al massimo delle capacità). Non solo per via di un gameplay a tratti sfidante, ma anche per delle caratteristiche tecniche dalle performance non del tutto brillanti, che hanno sollevato non poche polemiche in questi giorni e che hanno condotto al lancio di una patch di aggiornamento tanto richiesta, quanto urgente. Un gioco interessante, quello che abbiamo per le mani e che abbiamo provato per voi. Com’è andata la nostra esperienza, alla luce di queste premesse? Scopriamolo insieme nella nostra recensione su Kaleidoverse.it.

Deathloop, spara o muori 

“Chi siamo? Da dove veniamo?”, sembrano essere le prime domande che ci sorgono spontanee nei primi minuti di gioco, il quale comincia mentre ci svegliamo su una spiaggia, con le idee confuse e senza sapere cosa stia succedendo. Non possiamo avere idea di come possano proseguire i primi momenti della storia, ma il sistema di gioco ci viene incontro per spiegarci come muoverci in questo mondo, composto da fondali decisamente ammalianti e particolari, per essere uno sparatutto. Proprio in virtù del genere di gioco in questione, cominciamo imbracciando delle bocche da fuoco con Colt, il nostro protagonista quasi atarattico, in grado di uccidere persone senza alcun risentimento o rimorso. Subito anticipiamo un aspetto del concept design di questo personaggio che potrebbe lasciare l’amaro in bocca ad alcuni giocatori: non ci verranno forniti parecchi dettagli circa questo personaggio, così che che sia colui che ne detiene il controllo virtuale (alias il giocatore) a interpretarne le azioni, a definire la sua storia e la sua personalità. 

Fin dagli esordi dunque, Deathloop si pone come un racconto dai significati plurimi e che ci fa calare nei panni di un uomo che non si pone come il classico mercenario destinato a sparare spegnendo tutti i neuroni del suo cervello. Colt si presenta invece come un combattente brillante e pronto a trovare una soluzione ai diversi misteri che lo circondano, anche perché, come suggerisce il titolo, avremo a che fare con loop sempre nuovi. Ognuno di questi si tramuta in una opportunità per cambiare la storia, con piccoli o grandi dettagli. Per fare questo, dovremo sfruttare le conoscenze acquisite a ogni nostro tentativo per modificare lo stile di gioco, perlustrando i vari livelli a disposizione in maniera furtiva o scegliendo di combattere. In ogni loop inoltre abbiamo la possibilità di scoprire nuovi segreti e informazioni sui vari bersagli e sull’isola di Blackreef, la stessa sulla quale ci siamo ritrovati, oltre a poter ampliare il nostro arsenale per compiere attacchi e uccisioni sempre più potenti e devastanti.

Buoni o cattivi, non è la fine (del loop)

La nostra libertà viene però messa in difficoltà proprio per via dei loop nei quali siamo incastrati: solo le nostre azioni decideranno se farci calare nei panni del buono o del cattivo, a seconda delle nostre scelte, ma rimane il fatto che siamo incaricati di abbattere importanti bersagli sull’isola di Blackreef per spezzare il loop e ottenere la libertà. Non siamo nemmeno soli in questo universo in cui è difficile trovare una linearità: mentre lottiamo per raggiungere il nostro obiettivo, dovremo fare i conti anche con Julianna, la quale non perderà tempo per darci ti darà la caccia e può inoltre essere controllata da un altro giocatore, nel caso in cui voleste condividere questa esperienza di gioco con uno dei vostri amici. D’altro canto, è anche vero che, per provare il brivido del “lato oscuro”, per dirla con Star Wars, possiamo calarci anche noi come first player nei panni di Julianna e invadere la campagna di un altro giocatore per uccidere a nostra volta Colt. Ricordiamo però che questa esperienza multigiocatore rimane pur sempre facoltativa ed è possibile dunque assegnare la gestione di Julianna all’IA, senza obbligarci a condividere le nostre partite con un secondo giocatore.

A ogni game over dunque, dovremo ripartire da capo perdendo ogni progresso, per via del loop in cui siamo intrappolati, e di cui siamo alla ricerca, come anticipato, di una soluzione. Per riuscire in questa impresa però dovremo escogitare un piano perfetto e trovare il modo per eliminare gli otto Visionari (scienziati, geni, assassini e maniaci del controllo), protetti dagli abitanti dell’isola, gli Eternalisti. Fare il loop perfetto consiste nell’uccidere tutti i Visionari in un solo, unico loop, ma non sarà affatto facile.

Infine, ricordiamo che il problema principale di un loop temporale consiste nel fatto che, al termine di ogni giornata, tutte le attrezzature, i poteri e le armi ottenuti vengono persi, in quanto ogni singola giornata riparte proprio dall’incipit del gioco, con Colt di nuovo sulla spiaggia nei postumi della sbornia. E senza armi. Un aspetto che lega Deathloop ai roguelike e che richiede di conseguenza la stessa pazienza di un Bioshock della situazione. Un piccolo aiuto però ci viene incontro: dopo aver completato la missione introduttiva è possibile iniziare a conservare solo una parte di armi e abilità raccolti in partita prima della fine del loop, grazie alla risorsa “Residuo”, che ci conduce dunque a scegliere cosa tenere e cosa abbandonare. Fino al prossimo loop temporale.

Pregi e difetti di una ripetizione

Concentrandoci a questo punto sull’aspetto prettamente tecnico e stilistico, possiamo riprendere il discorso anticipato circa i problemi di stuttering, sistemati con una recente patch per la versione disponibile su Steam, dimostrando dunque qualche fix al framerate che non restituiva sempre prestazioni ottimali. Ricordiamo infatti che Deathloop è in primis uno shooter, dunque la fluidità del motore di gioco fa decisamente la differenza. Le armi inoltre sono tanto protagoniste del gioco, quanto le abilità. Inoltre, guardando al lato estetico, Deathloop ci fa fare un viaggio nel tempo (e questa volta non in loop) facendoci tornare negli anni Sessanta, tra look, “trucco e parrucco” decisamente d’antan, ma non sempre definendo in maniera ottimale le immagini sullo schermo. Anche l’ambientazione presentata, l’isola di Blackreef, è divisa in quattro distretti, i quali variano a seconda del momento della giornata, e plasmare il tempo a nostra discrezione sarà utile per recuperare oggetti e perlustrare luoghi: basta tornare nelle gallerie di Colt, dove cambiamo loadout ad esempio, e spostare il tempo in avanti manualmente.

Diamo un’ultima occhiata al gioco parlando in maniera un poco più approfondita della modalità multiplayer a cui abbiamo accennato poc’anzi, nella quale non è sempre facilissimo avere a che fare con Julianna, in particolare quando sono altri giocatori a controllarla e non l’IA, che dà solitamente meno problemi. Questa possibilità è disponibile per tutti i giocatori online, consentendo loro di entrare in partita, oppure possiamo limitare l’accesso ad amici o all’intelligenza artificiale. Una opzione in più per arricchire la nostra esperienza di gioco, renderla anche più interattiva nei confronti dei nostri amici e coinvolgente.

Vi ringraziamo per essere arrivati fino alla conclusione del nostro articolo, ricordandovi che potete seguirci anche sul nostro canale Telegram e su Kaleidoverse, per rimanere sempre aggiornati.

80%

In conclusione, Deathloop è sì un buon shooter, con un tasso discreto di originalità, ma che presenta alcuni difetti tra una IA non perfetta e una longevità abbastanza buona. Di contro, la storia presenta un buon numero di colpi di scena, senza percepire troppa noia, anzi, è più facile incappare nella frustrazione in alcuni punti abbastanza difficili, o per via della sensazione di aver sprecato il nostro tempo a fronte del loop che ricomincia. Tolte queste difficoltà oggettive e soggettive, Deathloop rimane un titolo meritevole di attenzione e apprezzabile per quell'estro originale e creativo nell'estetica e in alcuni tratti del concept.

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