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Home»Film/Serie TV»The Journalist Recensione: l’esercizio della responsabilità civile
Film/Serie TV

The Journalist Recensione: l’esercizio della responsabilità civile

La RedazioneBy La Redazione17 Gennaio 2022Nessun commento7 Mins Read
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The Journalist, la nuova serie giapponese diretta e scritta da Michihito Fujii, e prodotta da Mitsunobu Kawamura e Junko Sato è uscita su Netflix il 13 gennaio. Sono 8 puntate non tradotte in italiano se non con sottotitoli e la tematica è davvero scottante, e sin da subito si respira un’aria di serietà e impegno, di necessità di dedizione alla società civile da parte dei singoli cittadini, dai funzionari dello stato e dai giornalisti. È infatti il Touto News il focus della trama, una redazione giornalistica impegnata e attenta a tematiche delicate, soprattutto grazie a una giornalista in particolare. Anna Matsuda è una giornalista diligente e ostinata, che non si lascia intimidire né dagli attacchi gratuiti che le sferrano sulla rete, né da quelle minacce dai piani alti del governo. Attraverso la sua personalità, la sua dedizione e la sua integrità lascia trasparire quello che è, o che forse dovrebbe essere, il giornalismo vero e autentico, che forse di questi tempi si è lasciato nel dimenticatoio. Matsuda ci ricorda l’impegno civile e democratico di chi ha scelto di intraprendere questo lavoro e della sua portata.

the jounalist

Le indagini sul caso Eishin

Il caso dal quale prende avvio la trama di The Journalist è lo scandalo di Eishin. È uno scandalo da 10 miliardi, che vede la vendita, o meglio la svendita di un terreno a Nagoya ad 1/10 del suo valore, per volere delle alte cariche del governo. Non solo sono coinvolti la first lady, il primo ministro e il ministro delle finanze, ma anche burocrati e funzionari statali, fino agli impiegati più semplici. Ma oltre a loro, anche le vite dei singoli cittadini, di persone semplici e comuni sembrano pagare le conseguenze di azioni illecite e illegali. Sin dalle prime scene c’è una tensione palpabile tra le battute che si scambiano i personaggi, tra le loro espressioni e la gravità della colonna sonora. Intuiamo sin da subito che da quel caso di corruzione inizieranno una serie di eventi disastrosi e terribili che segneranno la vita di molti individui, coinvolti in prima persona o meno.

Tra tentativi di depistaggio, falsificazione di documenti, dimissioni dalle alte cariche degli uffici statali e cambi di ruolo di attori importanti del caso, c’è una persona che non cede e non si lascia travolgere dall’emotività degli eventi. Anna Matsuda impersona la giornalista che non demorde e che va avanti nonostante tutto. Mentre infatti vediamo le alte cariche statali intente a voler affossare le indagini e a voler deviare l’attenzione della stampa su altri fatti e altre questioni, la giornalista prosegue e insiste nelle sue ricerche da sola, tentando di arrivare ai veri artefici dello scandalo, agli autori originari che tentano invece in tutti i modi di accusare altri. Vediamo infatti come siano il potere e le sue alte cariche a manovrare l’informazione ufficiale e quindi l’opinione pubblica: sembra che i sottoposti e i funzionari statali non possano niente davanti alle minacce e all’abuso di potere. È la personalità e l’attitudine di Matsuda che ricordano al pubblico il vero ruolo e compito del giornalista, dell’attività che un sano e autentico giornalismo dovrebbe svolgere e gli obiettivi di onestà e verità dovrebbe perseguire.

the journalist

L’importanza dei contenuti

La serie inoltre veicola degli argomenti molto importanti e delicati che interessano e rappresentano gran parte della nostra società contemporanea. Ogni personalità in The Journalist rappresenta un contenuto sul quale riflettere attentamente e senza preconcetti. Come abbiamo anticipato, Anna Matsuda impersona quella ricerca spasmodica di verità e giustizia che non dovrebbe mai abbandonare i giornalisti ma in generale quella motivazione autentica che muove ogni persona nel proprio lavoro. C’è Mayumi, la moglie di Suzuki che dopo un evento traumatico che segnerà la sua vita, non demorde davanti all’evidenza dei fatti, ma vuole scavare più affondo perché sa che c’è altro. C’è poi Suzuki stesso che sente il peso della responsabilità delle sue azioni e di ciò che gli viene richiesto, che ha la forza di scegliere della propria vita, ma purtroppo non fino in fondo. Anche Murakami sceglierà della propria vita quando non riuscirà più a sottostare alle pressioni e alle ingiustizie che gli vengono imposte.

Interessante è lo sguardo sulla nuova generazione giapponese. Gli attori che rappresentano i giovani sono personalità profonde, delicate e non scontate. Non solo veicolano tematiche importanti con le loro parole e i loro atteggiamenti, ma affrontano anche una importante evoluzione nel corso delle otto puntate della serie. C’è infatti chi come Ryo, da semplice e ingenuo studente, disinteressato e disinformato rispetto al tempo e alla realtà che lo circonda, troverà una motivazione reale e un obiettivo da perseguire. È l’emblema di come non bisogna mai gettare la spugna, ma anzi bisogna sempre guardare avanti e cercare motivazioni e spunti di riflessione intorno a sé. Anche la sua amica e collega darà una mano e come si suol dire una “svegliata” a Ryo, tanto che lo farà ragionare sul suo futuro, ma soprattutto sulla democrazia e sul significato di questa parola. La generazione che ci troviamo davanti non è quella occidentale che viene sempre ritratta come disinteressata, svogliata, apatica e superficiale, tutt’altro. Personalmente intuisco un invito a non demordere, a continuare a riflettere e a esercitare le proprie capacità analitico-critiche invece di accettare le notizie e gli eventi, così come vengono e come ci vengono offerti dalla stampa e dalla società.

The Journalist

Il ruolo dei giovani nella società

Ryo e gli amici sono giovani che pensano al futuro, a ciò che li aspetta, anche se forse con troppa ansia e preoccupazione per il futuro lavorativo in particolare. Sembra infatti che l’unica aspirazione nella vita delle persone, oggi sia spesso la questione lavorativa, come se il lavoro determinasse la nostra identità e personalità. Forse in parte è vero, ma mi sento di dire che probabilmente è anche responsabilità di una società capitalista che ci vuole lavoratori senza aspirazioni diverse ed eccentriche. È giusto pensare al proprio lavoro, alla propria carriera, ma The Jounalist ci fa anche riflettere su quanto a volte sia necessario accettare e a quanto si debba sottostare, per “fare carriera”, diventare qualcuno nel settore. Il ruolo che ricopriamo inoltre, inizia a determinarci, ha un peso e da quel ruolo derivano responsabilità.

Gli attori della serie ci dimostrano come a volte questo ruolo sia difficile da dover gestire e come spesso le motivazioni per le quali intraprendiamo un nuovo lavoro che ci appassiona, possano mutare e anzi diventare totalmente altre da quelle iniziali e originarie. Nelle ultime puntate c’è anche un accenno ai primi momenti della pandemia, a come sembrasse a tutti un semplice raffreddore, ma come da questo siano nate complicazioni che si sono riversate nelle vite di tutti noi. I giovani si vedono infatti ritirare offerte di lavoro proposte loro prima degli accenni del Covid e talvolta sono costretti a lasciare il loro paese.

Le nostre conclusioni su The Journalist

La serie, senza spoilarervi nulla ha un finale che lascia uno spiraglio di luce non solo nello Stato e nel Governo, ma anche nelle persone, nella loro onestà intellettuale e moralità intrinseca, che ci unisce e che ci identifica in quanto esseri umani. La fine di The Journalist inoltre ci lascia intuire la possibilità di nuove riprese per la realizzazione di una seconda stagione, ma c’è ancora tempo quindi andate a vedere questa interessante, profonda e intelligente serie giapponese. Vi lascio il trailer ufficiale e se quindi volete rimanere aggiornati sul mondo del cinema e delle serie tv con news, approfondimenti e recensioni, seguite il Canale Telegram e la Pagina Ufficiale di Kaleidoverse.

80%

Fuori dal 13 gennaio su Netflix The Journalist, la nuova serie giapponese scritta da Michihito Fujii, e prodotta da Mitsunobu Kawamura e Junko Sato. Interessante, intelligente e accurato l'occhio critico che la serie propone attraverso la giornalista Anna Matsuda. Instancabile e ostinata, Matsuda mostra ciò che dovrebbe essere il giornalismo e l'esercizio delle capacità analitico-critiche, davanti a una società in mano ai potenti dello Stato. La trama prende avvio dal caso di corruzione Eishin che vede coinvolte le più alte cariche dello stato, ma che tuttavia si riversa anche sulle vite di funzionari statali e semplici cittadini. La serie è un invito al ragionamento, all'analisi critica della realtà e dell'opinione pubblica, talvolta manipolata e a uno sguardo attento e partecipe sulla democrazia. Ci piace questo attivismo e questo veicolare contenuti importanti che interessano la nostra società attuale, per questo diamo un 8!

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