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Home»Film/Serie TV»The Gray Man Recensione: un John Wick che ci crede troppo
Film/Serie TV

The Gray Man Recensione: un John Wick che ci crede troppo

Luca BochicchioBy Luca Bochicchio24 Luglio 2022Nessun commento6 Mins Read
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The GRay Man
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Avete presente John Wick e James Bond? Bene, prendeteli, agitateli (non mescolateli) e otterrete un cocktail che fa da protagonista al nuovo film Netflix diretto dai fratelli Russo: The Gray Man. Perché sì, tale lavoro rientra proprio in questa descrizione: un insieme di azione, serietà e battutine ben amalgamate tra loro, che danno vita a un’opera violenta, ma non eccessiva; seria, ma che non sempre si prende sul serio. Con questa premessa dovreste aver compreso come il nuovo lavoro dei Russo sia un qualcosa di bello da vedere, ma senza pretese e aspettative da capolavoro, nonostante i nomi dei protagonisti.

Abbiamo infatti un cast stellare, a cominciare da Ryan Gosling, seguito dai non meno importanti Chris Evans, Ana de Armas, Jessica Henwick e Billy Bob Thornton. Inutile presentarvi i loro curriculum, sappiamo tutti bene chi sono. E come potevamo immaginare, sono riusciti a regalarci delle ottime interpretazioni, come è loro solito, in un film che rientra esattamente nei classici canoni di spy/action movie, dai quali non si discosta molto nel corso delle due ore di durata. The Gray Man

The Gray Man

Proprio perché non si discosta troppo dai canoni del genere, The Gray Man risulta essere abbastanza pieno di cliché. Ma andiamo con ordine. Six (Ryan Gosling) è un detenuto che viene assoldato dall’agente Donald Fitzroy (Billy Bob Thornton) per entrare a far parte della C.I.A. in maniera poco ufficiale. Il suo compito, infatti, sarà quello di arrivare laddove l’intelligence statunitense non può, agendo in una zona “grigia” (da qui il titolo). Nel corso di una di queste operazioni il protagonista viene a conoscenza di fatti compromettenti, i quali lo indurranno a sospettare dei vertici dell’agenzia, finendo poi in uno scontro contro il cattivo Lloyd Hansen (Evans).

Da subito The Gray Man ci prende e ci catapulta in un mondo fatto di azione e pericoli, che solo un agente ben addestrato può affrontare. Trattandosi di un film di non troppo difficile lettura, sorprende come azioni che si vedono spesso in opere dello stesso genere riescano a catturare l’attenzione dello spettatore in maniera così esaltante. Questo perché molte delle scene d’azione sono scritte e coreografate in modo che diventa quasi impossibile staccare gli occhi dallo schermo. Azione che, come menzionato, è un chiaro richiamo a John Wick. Unica pecca è il doverle vedere su uno schermo il quale rende loro poca giustizia, ma il film è stato trasmesso solo in poche sale cinematografiche selezionate, quindi ci accontentiamo.

Potersi divertire senza pensieri

Trattandosi di un film del genere, nonostante la banalità della storia, riusciamo a divertirci non poco. Sia appunto per la presenza di scene d’azione ben costruite, sia per la grossa imponenza dei personaggi. Se al posto di Gosling ed Evans ci fossero stati altri due, il lungometraggio sarebbe stato totalmente diverso e soprattutto noioso. Nonostante la bravura del primo, il suo personaggio non è esente da difetti; per esempio, l’eccessiva riservatezza e la forte serietà (chiari riferimenti a Bond), sono troppo in alcuni momenti, finendo quasi col rovinare il magnetismo di Six. Stessa cosa dicasi per l’ormai ex Captain America. Molto bello è vederlo vestire i panni del cattivo – cosa che abbiamo avuto il piacere di fare raramente (mi viene in mente Knives Out) -, ma il suo Lloyd Hansen poteva essere di più.

Ci viene presentato in un momento in cui si presta alla tortura, viene interrotto, si lamenta e si rende conto che la colpa dell’interruzione è sua. Ora, capirete che in tutt’altro film questa scena sarebbe stata divertentissima, ma qui non fa altro che mettersi in mezzo, rompendo il pathos del momento. Per carità, altre battute e giochetti ci vengono presentati nel corso delle due ore, ma nessuna risulta essere un disturbo. Però è solo un’inezia. Tutto sommato Evans riesce a sfruttare bene i cliché da cattivo psicopatico che non si ferma davanti a nulla, è bello da vedere (anche se i baffi sono ridicoli) donandoci un bel cattivo. Un lungometraggio che ci fa divertire serenamente, non prendendosi troppo sul serio.Chris Evans

Un John Wick che ci ha creduto di meno… o forse ci ha creduto troppo

Per quanto una persona possa amare l’azione alla John Wick, con distruzione di città, bombe ovunque, lanciarazzi e un protagonista che riesce a cavarsela da solo contro il mondo, si deve ammettere come a un certo punto questo film raggiunga il proprio limite. Dall’inizio fino a tre quarti della sua durata, The Gray Man si comporta per quello che è, come abbiamo descritto finora, ma sul finale diviene chiaro che i fratelli Russo ci abbiano creduto più del dovuto. Se fino a quel momento abbiamo avuto una serie di scene veloci, cariche ed esaltanti, subito dopo il divertimento cede il posto alla troppa serietà. Una serietà che però non si confà al tipo di film, il quale inizialmente ci fa capire che non vuole essere un impegno, ma una distrazione, un passatempo come un altro, solo di migliore fattura rispetto alla media.

Viene un po’ da storcere il naso nel momento del salvataggio, quando tutto sembra quasi rallentare e l’attenzione, mantenuta alta fino a quel punto alta, inesorabilmente prende e scende in caduta libera. Finisce così con l’abbandonarci a delle scene d’azione ormai prive della carica iniziale, seppur sempre ben coreografate, ma senza il mordente necessario per farci restare incollati con lo sguardo allo schermo. Sarebbe stato più bello e apprezzabile un finale capace di lasciare con il fiato sospeso. Specialmente se l’intenzione è quella di creare una nuova saga cinematografica. Ma forse non dovremmo preoccuparci di queste cose, in fondo è un film che diverte e tanto basta.

Le nostre conclusioni su The Gray Man

The Gray Man è un film che non si prende sul serio, ricco d’azione che ci tiene incollati allo schermo quasi fino alla fine. Se non fosse per la buona scrittura e la presenza di un cast veramente eccezionale, sarebbe sicuramente risultato un film noioso e triste, che nulla ha a che vedere con il resto dei lavori dello stesso genere. Spesso basta scegliere anche solo un protagonista o un regista sbagliato e si finisce con il creare un’altra opera dimenticabilissima. Non è il caso di questo lungometraggio, che pur non risultando un capolavoro, riesce a portare a termine il suo lavoro di intrattenimento.

Se siete fan dell’azione e delle spie, vi consiglio di dare un’occhiata al nuovo impegno dei fratelli Russo, che riescono quasi del tutto nel loro intento di regalarci un film d’azione che rientra nei canoni del genere, ma che riesce a spiccare leggermente sugli altri. Se volete continuare a leggere le nostre recensioni, seguite Kaleidoverse.it tramite i social e sul gruppo Telegram, dove riceverete le notifiche non solo per le recensioni, ma anche per tutte le notizie dal mondo di manga, anime, serie TV, videogiochi e molto altro. Se poi volete vederle le nostre recensioni, vi invito a iscrivervi al nostro canale Youtube dove potrete trovare tanti video.

70%

I fratelli Russo, tramite Netflix, ci regalano un bel film d'azione, senza la pretesa o la voglia di essere un capolavoro. Grazie alla presenza e bravura di Ryan Gosling e Chris Evans (e tutto il resto del cast), riusciamo a ottenere un The Gray Man la cui forza sta nelle scene d'azione ben coreografate e belle da vedere. Tolti alcuni difetti, oltre agli ovvi limiti dati dal genere, otteniamo un lungometraggio capace di farci divertire, che strizza l'occhio non solo al famoso John Wick, ma anche a vari altri Spy Movie, dai quali prende le caratteristiche dei personaggi. Un film bello, che non si prende troppo sul serio, ma capace di farci arrivare più o meno fino alla fine.

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Doppiatore con la passione per la scrittura e la lingua italiana, pasticcere dilettante, videogiocatore e amante della natura. Da sempre sono alla ricerca di qualcosa che possa aiutarmi a sviluppare al meglio le mie passioni legate alla lingua, così mi sono prima dedicato allo studio del doppiaggio e poi ho trovato qualcuno che mi ha accalappiato per fare il redattore (correttore di bozze) su Kaleidoverse. Chissà quali altre opportunità mi riserverà il futuro.

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