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Home»IN EVIDENZA»Il Serpente Verde Recensione: l’ossessione di Verta
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Il Serpente Verde Recensione: l’ossessione di Verta

Chiara BaldacchiniBy Chiara Baldacchini2 Dicembre 2021Nessun commento9 Mins Read
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Da poco Netflix ha aggiunto nel suo immenso catalogo le produzione cinesi – finalmente direi -, portando i film d’animazione che in madre patria sbancano al botteghino raggiungendo cifre da capogiro anche nel nostro Paese. Alcuni sono davvero dei capolavori, questo grazie anche alla loro lunghissima tradizione nel continente orientale; le pellicole che vengono prodotte traggono infatti ispirazione nel folklore cinese, e riescono a trasportarci nei miti e nelle leggende che hanno e popolano questa cultura. Lo fanno anche bene perché questi lungometraggi hanno una durata media di 2 ore e mezza, in modo da spiegarci al meglio tutte le dinamiche di ogni storia che realizzano senza lasciare davvero le cose a metà. Ma non perdiamoci in chiacchiere e passiamo al film che abbiamo recensito per voi oggi, ovvero Il Serpente Verde (il cui titolo originale è White snake 2: The tribulation of the green snake). L’opera rilasciata nella piattaforma streaming il primo dicembre 2021 è in lingua cinese, per la precisione in mandarino, ma sono presenti i sottotitoli in italiano. Scopriamo insieme quindi se vale la pena di vederlo.

Prima di iniziare a parlare de Il Serpente Verde sentiamo doveroso fare una breve premessa: l’opera rappresenta la seconda parte del film Il Serpente Bianco. Potreste quindi non aver visto il primo oppure potreste averlo visto e non ricordarlo; in ogni caso tranquilli, ci pensiamo noi a rinfrescarvi la memoria: la protagonista è una giovane demone serpente che perde i suoi ricordi mentre si traveste da affascinante umana e si innamora di un cacciatore di serpenti. Questo fa arrabbiare fortemente la sua giovane sorella, Verta, il demone serpente verde. Ammetto che Netflix avrebbe potuto pensare di mettere nel suo catalogo il primo titolo di questa serie in modo da dare a tutti la possibilità di vederlo, anche perché l’inizio della pellicola si ricollega alla fine del primo che seguiva la favola cinese “La leggenda del serpente bianco”.

Il Serpente Bianco e Il Serpente Verde

Il film, come accennato poc’anzi, è sia una continuazione che una conclusione del primo titolo, ma lascia anche alcuni accenni a un possibile sequel. Il Serpente Verde inizia con Blanca (il serpente bianco) e Verta (il serpente verde) che combattono contro il malvagio monaco taoista Fa Hai, il quale sta cercando di dar loro la caccia per i propri scopi. Esse però vengono sconfitte, Blanca viene intrappolata all’interno della Pagoda di Leifeng da Fahai mentre Verta viene bandita ad Asuraville,  luogo dove le anime dei morti hanno perso la via del ritorno al ciclo della reincarnazione che viene rappresentato come un mondo moderno in stile mega-città. Da qu, inizia una nuova avventura per sopravvivere e fuggire, mentre la protagonista combatte con i cattivi e i mostri e la sua stessa ossessione per trovare il suo compagno perduto simile a una sorella, il serpente bianco.

L’opera ha un apertura fantastica e che lascia senza fiato. Ma questo è quanto. Da lì in poi, la narrazione classica finisce ed è tutta una questione di spettacolo e dichiarazioni d’intenti dei personaggi.; queste però non sono organiche ma unidimensionali. Il regista Amp Wong ha il merito di aver realizzato questo lungometraggio da solista e, come ha detto in più interviste, Il Serpente Verde è più di un racconto moderno: è una rivisitazione del classico in un modo modernista per soddisfare il pubblico odierno. L’opera si trasforma quindi in uno spettacolo d’animazione di genere azione e fantasy godibile anche per coloro che non hanno visto l’originale.

Asuraville: la città limbo

Sutra dei grandi tesori: 

il male apre quattro strade: inferno, presa, animali e Asuraville. 

Asuraville, il cammino percorso dagli ossessionati e dai litigiosi

Asuraville in realtà è un luogo misterioso al di fuori dei confini del Regno Celeste, del Mondo Mortale e del Regno dei Demoni. Umani, immortali, dei e demoni di ogni dinastia della storia cinese sono finiti intrappolati lì a causa di forti attaccamenti emotivi o ossessioni, incapaci di reincarnarsi e privati della maggior parte dei loro poteri soprannaturali. I demoni e gli umani intrappolati  si sono organizzati in bande di motociclisti, con il clan Raksha, composto principalmente da tengu, e il clan Octopus. Ci viene mostrata come una città moderna ma sotto la superficie apparentemente occidentale troviamo i dettagli della cultura tradizionale cinese nascosti.

Asura è come un’arena dove sopravvive il più forte, è una città viva ed è popolata da enormi bestie che hanno il corpo umano e la testa di animale (variano da teste di tori, cavalli e demoni) che pattugliano tutta la zona. Troviamo anche l’apparizione delle quattro calamità di vento, acqua, fuoco e aria, di cui ognuna è rappresentatia con gli animali della tradizione cinese (ad esempio, Zhūquè l’Uccello Vermiglio e Xuánwǔ la Tartaruga Nera).

I personaggi non sono stati approfonditi

Nel film ci sono due personaggi importanti maschili in tutto: il primo è Simon, il quale assomiglia decisamente a Li Yunxiang, la moderna reincarnazione di Nezha in un altro film di Light Chaser, New Gods: Nezha Reborn. Egli ci viene mostrato come un uomo forte, lussurioso è spietato, ma nel corso dell’opera ne cambierete completamente opinione. Purtroppo però, di come sia finito ad Asura e di quale sia la sua ossessione non ci è dato sapere, anche se avrei preferito avere maggiori informazioni. Il secondo protagonist, chiamato all’interno della pellicola semplicemente “Il ragazzo smascherato“, rappresenta l’opposto di Simon: gentile, buono e sempre pronto ad aiutare gli altri. Anche qui nota dolente perché anche nel suo caso non si saprà nulla, solo che lui non ha ricordi di cui non riesce a ricordare, avremo quindi Verta che farà le stesse domande ricevendo le stesse risposte; personalmente questo non mi è piaciuto, per non parlare del suo ruolo che si poteva immaginare dall’inizio e, per quando sia bello o emozionante, è stato abbastanza banale. Nonostante entrambi siano dei bei personaggi, non sono state approfondito meglio le loro storie personali e di tempo per farlo ce ne sarebbe stato. Stessa sorte è toccata al demone Toro, il cui ruolo ci viene spiegato solo verso la fine (anche in questo caso molto scontato). Tutto questo mi ha posto una sola domanda: perché non approfondire dei bei personaggi come loro? non lo sapremo mai.

Il demone volpe è un personaggio molto particolare è misterioso, ed è l’unico di cui sappiamo il motivo per il quale si trovi ad Asuraville – anche se poi non viene rilevato molto -. Ella aiuterà la nostra protagonista ad abbandonare la città e viene rappresentata come una ragazzina intorno hai 13/14 anni con una caratteristica molto singolare: dietro la sua testa ha il volto di una volpe, ed è inquietante quando si scambia la sua controparte dato che per farlo gira letteralmente il collo di 360°. Nel film non ha un nome vero, viene solamente chiamata “La signora di ogni bene” e gestisce un mercato nero in cui vi è la possibilità di far liberare chiunque sia perseguitato dalle proprie ossessioni in cambio della vita. Inizialmente sembra un personaggio cattivo, ma agisce solo per i propri interessi ed è molto furba (proprio come una volpe).

La tribolazione del Serpente Verde

Verta (Il serpente verde) è invece un bel personaggio, e mi è piaciuta molto il fatto che sia stata messa a dura prova con una tribolazione assoluta che ha sfidato la sua fede e la sua visione del mondo. Questa esperienza le ha permesso di rivalutare se stessa e ciò per cui sta combattendo; la sua tenacia, resistenza, intraprendenza e dedizione sono state messe alla prova dal destino, e il film ha mostrato in modo eccellente come persevera e supera i suoi ostacoli, un tratto che si addice al tradizionale personaggio del Serpente Verde del racconto popolare cinese originale. La pellicola Netflix mette in luce anche la sua ossessione nel cercare di ritrovare la sorella perduta, e il fulcro centrale della narrazione è proprio questo: assistiamo a un legame quasi di amore che le unisce, di cui ho apprezzato molto il sentimento di sorellanza creato. Alla fine la protagonista conosce meglio se stessa, impara ciò che il suo cuore desidera veramente e fa i conti con esso. Mentre però la storia è stata una corsa fantastica anche se imprevedibile, si ha la sensazione che l’ultima parte fosse stata trascinata troppo a lungo.

In termini di animazione tecnica, Il Serpente Verde è un’opera d’arte fantastica che mostra un’esperienza visiva diversa rispetto al suo predecessore e che ha impiegato ben 3 anni per essere prodotta. Con lo stesso staff di Light Chaser Animation Studio e la direzione di Amp Wong, il film è stato in grado di offrire un’avventura mozzafiato in un ambiente oscuro e distopico con tonnellate di scene piene di azione e di combattimento ben animate. I design dei personaggi sono di prim’ordine, con layout modellati in 3D assolutamente meravigliosi per i personaggi principali. Il team di produzione ha anche utilizzato una tecnologia nuovissima e avanzata, specialmente nell’allagamento di una scena dove è stato considerato uno dei compiti più impegnativi nell’animazione della pellicola. L’opera è stato prodotta anche da diversi grandi nomi del mercato cinese come Light Chaser Animation, Alibaba Pictures, Tianjin Maoyan Weiying Culture Media e bilibili.

Le nostre conclusioni su Il Serpente Verde

Riassumendo, Il Serpente Verde è un film d’animazione che consiglio anche a chi non ha mai visto una produzione cinese. La mossa di Netflix di mettere solo il sequel e non mettere il primo dove si raccontava quello accaduto prima può però creare confusione, però anche così solo con la seconda parte sono sicura che attirerà l’attenzione del pubblico (anche perché a chi non piacciono le leggende?). Se deciderete di visionare la pellicola, il mio consiglio è quello di andarvi a documentare sulla storia tradizionale una volta conclusa la visione, in modo da godere del tutto dell’esperienza. In fin dei conti, il lungometraggio, nonostante qualche nota negativa che mi ha fatto storcere il naso, è godibile, la trama è interessante e, seppur diventando banale verso la metà, nella parte finale va piano piano a riprendersi lasciando intendere che ci sarà sicuramente un ulteriore sequel. Per altre recensioni continuate a seguirci sul nostro sito Kaleidoverse ed iscrivetevi ai nostri canali Telegram e YouTube, per non perdervi tanti articoli interessati di ogni genere.

 

72%

Il Serpente Verde è un grandissimo film d'animazione della tradizione cinese, dove le animazioni sono di primo ordine come anche i personaggi, mentre le scene di combattimento sono fluide e mai banali. La caratterizzazione di Verta, la protagonista, e il suo percorso sono molto intesi, creando un personaggio che non passerà inosservato. Una delle pecche principali è che non sia stata rilasciata nella piattaforma streaming la prima parte dell'opera che lo avrebbe reso più completo. Nonostante ciò, il lungometraggio merita di essere visto, soprattutto per l'affascinante leggenda su cui si fonda.

  • 7.2
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