Le colpe dei padri ricadono sempre sulle spalle dei figli, malgrado sforzi titanici. Ma la forma di un’assenza può trasformarsi nel carburante per trovare nuovi sensi alla propria vita. È quello che resta dopo aver guardato Educazione criminale, un po’ action, un po’ thriller, un po’ gangster movie. Uscito lo scorso agosto ai cinema, è disponibile su Prime Video dal 26 novembre, e Kaleidoverse ve lo racconta in questa recensione, come sempre priva di spoiler.
Alla regia di Educazione criminale troviamo Nick Rowland (L’ombra della violenza), mentre la sceneggiatura è di Ben Collins (Super Dark Times), Jordan Harper (The Mentalist) e Luke Piotrowski (The Night House). Nel cast Ana Sophia Heger (L’apparenza delle cose), Taron Egerton (Rocketman), Rob Yang (Succession), Odessa A’zion (Hellraiser 2022), David Lyons (Vicino a te non ho paura), Travis Hammer (Ransom Canyon), Matt Roszak (Black Lightning), Keith Jardine (Kill Me Again) e Santiago Segura (Pulse 2025).
Educazione criminale: la trama
Polly (Ana Sophia Heger) è una bambina che viene avvicinata da Nathan (Taron Egerton), il suo padre biologico con il quale non ha un rapporto perché lui è stato in carcere fino a quel momento. L’uomo è lì per proteggerla da una banda criminale che ha un conto in sospeso con lui. In questo modo inizia un lungo viaggio per scampare alla sentenza decretata da questa gang, che è determinata a far pagare all’uomo il prezzo più alto per quello che ha fatto.
Nel corso della loro fuga questo improbabile duo deve fare i conti con molti volti, capendo che è molto difficile trovare qualcuno di cui fidarsi. Ma l’aiuto, forse, arriva, quando il detective Park (Rob Yang) riesce a rintracciarli. Quello che anche il poliziotto deve mettere in conto è che non tutti i volti amici in divisa lo sono davvero. La caccia all’uomo si trasforma in una missione di salvataggio, ma anche in un regolamento di conti finale da cui non c’è scampo.
Nathan e Polly si imbarcano in un viaggio che è un po’ di redenzione e un po’ di salvezza.
Il peso della violenza
Punti a favore di questa pellicola sono l’impronta molto dinamica e accattivante e il cast. La regia, infatti, è perfetta per il genere perché la tensione c’è ed è palpabile durante la visione grazie all’equilibrio perfetto tra montaggio, colonna sonora, recitazione e sceneggiatura. Un punto in più sono le scene di combattimento, che sono poche ma ben piazzate e, rispetto agli action classici, ogni colpo lo spettatore lo sente perché il protagonista non vorrebbe ricorrere alla violenza: vi è costretto dalle circostanze.
La trama è abbastanza prevedibile sotto certi aspetti perché Nathan non è un personaggio positivo e questo, solitamente, porta a un arco di redenzione che si conclude con l’espiazione, ma il cast sopperisce alla prevedibilità della storia con interpretazioni dure e realistiche che trasformano l’azione in dramma. In particolare il duo Heger-Egerton funziona benissimo perché entrambi danno il massimo nei propri ruoli e il loro rapporto sembra genuinamente dettato da un legame invisibile. Una caratteristica del film che però lascia perplessi è il titolo, che sia in originale che nell’adattamento italiano non si collega alla trama a parere di chi scrive, risultando fuorviante.
Strada facendo
Uno dei punti cardine di Educazione criminale è il rapporto tra Polly e Nathan, fatto di assenza e di sopravvivenza, ma anche di affetto. La bambina non è un personaggio che accetta Nathan fin dall’inizio e senza rimproverarlo per i suoi anni passati lontano. La bambina scalcia e lotta in primis contro il padre prima di accettare lo stato delle cose, e allora si rivela una risorsa utile, usando la sua arguzia e intelligenza nel contesto – non facile – in cui si ritrova catapultata.
Nonostante questo c’è la volontà reciproca di conoscersi. Forse è per questo motivo che la pellicola mi ha ricordato Léon di Luc Besson, nonostante sia completamente diverso per temi e trama. Perché, nonostante la trama prenda poi una piega drammatica, è innegabile che l’aspetto più sentimentale del film resta lo sviluppo di questa relazione che riecheggia anche nella conclusione, anche se per renderla al massimo avrebbero potuto inserire per gli spettatori italiani dei sottotitoli.
La via della sopravvivenza
La pellicola è anche una storia di formazione per entrambi i suoi protagonisti: Nathan, alla ricerca di una sorta di redenzione implicita, impara a conoscere un lato di sé che aveva sepolto e riscopre le ragioni che lo hanno trasformato nell’uomo che è diventato. Polly, d’altro canto, riceve la lezione più dura: la strada non ha pietà per nessuno, per questo motivo bisogna imparare a sopravvivere. Nonostante questo, però, Nathan non insegna a sua figlia la cattiveria affinché la metta in pratica.
La violenza è l’ultima risorsa: Nathan non vuole che Polly imbracci un’arma da fuoco o che faccia del male agli altri, quello è un compito che svolge in prima persona fungendo da scudo. Conoscere e riconoscere la violenza serve a starne il più lontano possibile. Questo aspetto del film ci è molto piaciuto e non era affatto scontato visto il genere: la figlia non deve essere come il padre, non deve continuare il sentiero della criminalità, anzi: deve ricominciare da un’altra strada, magari da sola, ma sicuramente a passo di danza.
Educazione criminale insegna che la violenza non è mai la strada giusta.
Le nostre conclusioni su Educazione criminale
Educazione criminale è un film che fonde l’azione con il thriller e le atmosfere di un gangster movie. Il risultato è una storia che sembra partire da una premessa già sentita per poi svilupparsi in modo nuovo. La crudezza degli eventi e la violenza che ne traspaiono sono pesanti e non lasciano scampo perché accanto ad essere lo spettatore assiste alla nascita di un rapporto padre-figlia che non potrà mai davvero sbocciare. L’ineluttabilità della situazione, unita alla speranza trasportata dalla piccola protagonista, restituisce sul finale tutta la tragedia di una storia tremendamente vera in cui le scene d’azione non sono inserite con il solo obiettivo di intrattenere lo spettatore ma lasciano un segno indelebile e drammatico.
Avete visto Educazione criminale? Cosa ne pensate? Lasciatevi i vostri pensieri in un commento qui su Kaleidoverse o sulla nostra pagina Instagram, che potete seguire per restare sempre aggiornati sulle ultime novità in campo cinematografico, seriale, d’animazione e videoludico. Come sempre, prima di salutarvi, vi lasciamo gli ultimi articoli pubblicati sul nostro sito: la recensione della commedia Oh. What. Fun, quella degli episodi 3 e 4 della serie TV All Her Fault e quella del capitolo 1167 di One Piece. Ci leggiamo alla prossima!
I pro di Educazione criminale
Il cast è piccolo ma forte e caratterizzato da attori che lasciano il segno.
L’ambientazione è lunare e perfetta per il periodo in cui il film è stato rilasciato in streaming.
Il rapporto padre-figlia è il centro della storia e il suo cuore, e riesce a sorreggere tutto il resto.
L’azione del genere si fonde molto bene con l’introspezione del lato emotivo della pellicola.
La conclusione è toccante e coerente con quanto mostrato nel corso del film.
I contro di Educazione criminale
I personaggi secondari che sembrano più rilevanti non ricevono un approfondimento.
La trama è molto basica, l’intensità viene data dalle interpretazioni dei protagonisti, ma questo significa che molti aspetti interessanti rimangono sullo sfondo.
In alcuni punti della sceneggiatura è evidente che la penna aveva iniziato ad essere stanca e ha tagliato corto.
Questo ha avuto come risultato una progressiva perdita di coerenza verso la fine.
Il climax della trama è espressamente contro quanto mostrato nella storia in un punto precedente.

1 commento
Educazione Criminale, inquadrature e colori in stile Mann, colonna sonora meravigliosa perfetta ad ogni scena in sottofondo ed in crescendo. Unica pecca la dinamica della morte di Nat un nonsenso. E la Scena finale, vale il film.