Sono passati 2 anni dall’uscita del prequel del film di cui oggi vi vogliamo parlare. Era il 2024 quando su Prime Video debuttò Apocalisse Z – L’inizio della fine. Prosegue la trasposizione dei romanzi omonimi di Manel Loureiro e il 30 ottobre 2026 è uscito il secondo film. La recensione di oggi esporrà il nostro pensiero in merito ad Apocalisse Z – Il nuovo mondo. Avrà saputo essere migliore del primo capitolo e se sì, quali sono stati i punti a favore?
Cambia il protagonista della nostra storia passando da Manel (Francisco Ortiz) a Roberto (Carlos Alcaide) ma con il ritorno, in un cameo, del gatto Lúculo. Questo secondo capitolo diventa un’opera corale a differenza del primo in quanto non c’è solo il protagonista a cercare di sopravvivere. Più avanti parleremo anche di questo aspetto nella nostra recensione di Apocalisse Z – Il nuovo mondo, partiamo ora dalla trama e procediamo con ordine.
La trama di Apocalisse Z – Il nuovo mondo
Isole Canarie, l’ultimo baluardo dopo il collasso dell’Europa per colpa del virus TSJ il quale ha trasformato la popolazione in esseri aggressivi. Essendo però un’isola iniziano a sorgere i primi problemi per mancanza di cibo e medicinali. Una missione suicida nella penisola potrebbe salvare le sorti degli ultimi sopravvissuti al virus, ne varrà la pena? L’Operazione Ítaca diventa quindi una sfida alla sopravvivenza, Roberto ha però anche una missione segreta di cui i suoi compagni non sanno molto.
Ad accogliere il gruppo troveranno orde di infetti e devastazione ovunque a cui si aggiungono anche tensioni tra i componenti della spedizione. La vera domanda che si sono posti non è se sopravviveranno ma il come lo faranno, vista la situazione disastrosa nella Spagna continentale. Apocalisse Z – Il nuovo mondo diventa quindi un gioco tra la vita e la morte, tra la sopravvivenza individuale e quella collettiva. Entriamo insieme in un’analisi più approfondita con la recensione di Apocalisse Z – Il nuovo mondo.
Più zombie, più morti
Per questo secondo capitolo Carles Torrens ha puntato decisamente più sui combattimenti che sulla trama. Se nel primo capitolo il viaggio di Manel e il suo gatto la facevano da padrone, Apocalisse Z – Il nuovo mondo cambia le carte in tavola. Roberto ha più caratterizzazione rispetto agli altri membri del gruppo, ciò non toglie che manca qualcosa. La trama risulta quindi quasi inesistente, banale e con pochi spunti su cui poter riflettere. A questo però ci arriviamo, quei pochi argomenti seppur sfiorati ci sono.
Ciò che invece è molto più presente rispetto alla prima pellicola è proprio la presenza degli zombie e relativi scontri. Sarà che la missione ha un carattere indubbiamente militare, sarà che si è voluto puntare tutto sulla scenicità ma non basta a salvare il film. Rispetto a L’inizio della fine ci sono molte più scene d’azione, più uccisioni e molti, forse troppi, scontri uomo-zombie. Diciamo troppi perché dopo un po’ di volte, diventa tutto ciclico e facilmente prevedibile.
Maggiore azione quindi maggiore coinvolgimento?
Nonostante ci siano parecchie scene d’azione, ben eseguite e scenicamente splendide da vedere, non c’è il minimo coinvolgimento dello spettatore in esse. La narrazione avanza quindi in maniera monotona con il solo scopo di intrattenere senza però dar peso a chi sta guardando. Si potrebbe quasi dire di star assistendo più ad un film di guerra che a uno sugli zombie. Non si empatizza con i personaggi, non c’è coinvolgimento nelle scene di azione e quindi cosa ci rimane?
Tante domande, poche riflessioni e tanti dubbi sulla produzione del terzo film dato che il finale lascia presagire ad successivo capitolo. Se però le premesse sono come questo, buone ma mal applicate, ci troveremo un sequel simile a Il nuovo mondo. Perché, diciamocelo chiaramente, il materiale su cui lavorare c’era ma non si è voluto spingere nella direzione giusta per valorizzarlo. Roberto con il suo alone di mistero poteva essere gestito meglio, tutta la missione in sé poteva avere quel trasporto in più. Servivano meno scontri e più caratterizzazione dei personaggi data la mole introdotta con questo capitolo.
Un’opera corale che di corale ha poco
Accennavamo, all’inizio della recensione di Apocalisse Z – Il nuovo mondo, lo spostamento dell’opera dal singolo protagonista verso una più corale. L’inserimento di ulteriori personaggi prevederebbe, secondo noi, anche un minimo di storia del loro passato. Così non è stato e quindi ci si trova con soggetti i quali sono stati introdotti, di cui sappiamo il nome e poco più. Per poter empatizzare con essi bisognerebbe creare l’opportunità di conoscerli bene. Se proprio non si voleva dar peso a tutti, almeno a quelli che gravitavano intorno a Roberto per vari motivi.
In un coro tutte le voci devono avere un ruolo ben preciso sennò tanto vale fare un’opera solista. Roberto ha un’identità precisa, sviluppata a differenza di chi fa parte della squadra la cui presenza è solo numerica. Eppure Pritchenko (José María Yazpik) era presente anche in L’inizio della fine, non meritava forse un approfondimento? Speriamo in un salvataggio in extremis con il terzo capitolo, nel caso in cui ci sarà.
Argomenti importanti di cui si è parlato poco
La struttura di questo secondo capitolo di Apocalisse Z – Il nuovo mondo, di cui state leggendo la recensione, vede un cambiamento importante. In L’inizio della fine le istituzioni erano collassate e vigeva la totale mancanza di controllo sulla gestione dell’emergenza. Il nuovo mondo vede, invece, lo spostamento del Governo nelle isole Canarie mantenendo un minimo di ordine e presenza sul territorio. Ed è qui che viene messo in mostra uno dei punti a favore di questo film.
Nonostante ci sia stata la migrazione del Governo in una nuova località, i problemi legati ad una crisi pandemica non cambiano. Viene infatti mostrato come, la mancanza di risorse, può mettere chi governa in una posizione parecchio scomoda. L’argomentazione politica e sociale presente nel film è però solo accennata, intuibile per i pochi aspetti mostrati ma non chiara. Ed è ancora Roberto a mettere in luce uno dei temi trattati, grazie a lui, in maniera un po’ meno velata ovvero l’egoismo individuale.
Le nostre conclusioni su Apocalisse Z – Il nuovo mondo
Il finale lascia aperte le porte verso una terza pellicola dove, si spera, verranno chiusi determinati capitoli. Roberto lascia un messaggio importante, di cui non possiamo farvi spoiler, per avere un minimo di speranza nel genere umano. Il prodotto fa il suo, intrattiene ma niente di eclatante e facilmente dimenticabile una volta finito. Rimarranno impresse le orde di zombie che vengono crivellate di colpi, per il resto ci affidiamo al cameo del gatto per ricordarcelo.
Per leggere nuove recensioni fate visita al nostro sito di Kaleidoverse dove troverete anche approfondimenti di vario genere. Avete letto la nostra recensione de L’amore della tua vita? Per i 40 anni di Dylan Dog gli abbiamo dedicato un approfondimento in merito. Per non perdervi i nostri ultimi articoli, seguiteci su Instagram. Noi come sempre vi ringraziamo e alla prossima!
Pro
-
Maggiore presenza di scene d’azione con molta più adrenalina;
-
Una diversa gestione del comparto politico grazie al cambio di località;
-
L’incipit della missione per cercare approvvigionamenti aveva un grande potenziale da poter sfruttare;
-
Il finale nell’arena dei tori è forse il miglior scontro di tutto il film;
-
Il cameo del gatto richiama il primo film, ricorderemo il prodotto almeno per questo aspetto.
Contro
-
La presenza di scontri più frequenti tra uomo e zombie ha reso l’intera pellicola più un film di guerra che uno con gli zombie;
-
L’introduzione di nuovi personaggi poteva dare uno spunto interessante e profondità alla trama, peccato non siano stati minimamente caratterizzati;
-
I temi sociali e politici sono stati sfiorati quando invece potevamo dare un grande aiuto alla trama, se solo si fossero analizzati di più questi aspetti sarebbe potuto essere un prodotto migliore;
-
L’egoismo individuale occupa la maggior parte del film arrivando però ad un finale inaspettato in cui non vince del tutto;
