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Home»Film/Serie TV»Monterossi 2 Recensione: la serie che prende in giro la tv italiana
Film/Serie TV

Monterossi 2 Recensione: la serie che prende in giro la tv italiana

Eleonora VarrialeBy Eleonora Varriale15 Novembre 2023Nessun commento5 Mins Read
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Non era scontato che un personaggio come quello di Carlo Monterossi così cinico, e sul limite della moralità potesse piacere al vasto pubblico della TV italiana. Invece, grazie alla bravura di Fabrizio Bentivoglio e all’ironia di Roan Johnson, è scoppiato l’amore. Ecco, quindi, il ritorno con una seconda stagione nuova di zecca di Monterossi – La serie. Una serie che gioca sulla presa in giro della tv trash con un fil rouge di giallo all’italiana.

Monterossi 2 è visibile su prime, da venerdì 10 novembre. Si tratta di 5 episodi inediti che sono del tutto separati dalla prima stagione come continuo, ma nello stesso tempo ci danno l’opportunità di scoprire meglio dei personaggi che abbiamo già conosciuto. La serie si ispira al romanzo Torto Marcio di Alessandro Robecchi (edito da Sellerio Editore). Scrittore che ci ha regalato uno dei detective più strani e improbabili della letteratura giallista in Italia.

Monterossi 2

Monterossi 2: la trama

In un quartiere della Milano per bene, un imprenditore sessantenne molto ricco e dalla vita irreprensibile viene freddato sotto casa con due colpi di pistola. Una vecchia pistola. E sul suo corpo viene posato un sasso. Per il sovrintendente Carella (Tommaso Ragno) la vera rogna è quella perché potrebbe essere l’inizio di qualcosa di più. Per Flora de Pisis (Carla Signoris) un delitto così misterioso è l’occasione perfetta per spingere Crazy Love ancora più in alto negli ascolti.

Carlo Monterossi (Fabrizio Bentivoglio), schifato dal cinismo televisivo della “regina della TV del pianto”, ma legato da un contratto di ferro, deve occuparsi del caso. Lo fa controvoglia, cercando di limitare i danni della regina. Intanto, a pochi chilometri dagli attici e dal glamour del centro, Francesco (Alessandro Fella), Chiara (Giordana Faggino) e Nadir (Keta) incrociano i loro destini nella kasbah milanese di piazza Selinunte. Più di 6000 appartamenti, inquilini barricati in casa, occupanti abusivi, poveri di tutto il mondo a pestarsi i piedi.

Monterossi 2

Ma arriva un secondo morto. Poi un terzo. Ognuno con la sua pietra addosso. Così, il mistero dei sassi coinvolge tutti i personaggi introdotti. Si aggiungeranno anche il Socio (Maurizio Lombardi) e il Biondo (Gabriele Falsetta), due killer ironici e litigiosi, alle prese con l’ennesimo strano cliente che li chiama fornendoci così più dettagli sul misterioso serial killer. E una donna colta e affascinante, che ama Nietzsche come Carlo ama Bob Dylan verrà coinvolta nelle indagini.

Per fermare l’ondata di terrore isterico che si abbatte su Milano, il Ministero manda un equipe di esperti da Roma e a Ghezzi e Carella non resta che condurre di nascosto un’indagine parallela che porterà ad una fine inaspettata. Carlo Monterossi, invece, con l’aiuto di Nadia e Falcone (Luca Nucera), scopriranno che il mistero dei sassi affonda le sue radici nel passato remoto di uno dei personaggi più insospettabili si troveranno con una scelta difficile da fare.

Stagione 2

Monterossi 2: Chi è Carlo Monterossi?

Per chi non lo conoscesse ancora, Carlo Monterossi è un autore televisivo così bravo da aver creato un programma di successo che lui odia. Crazy Love, questo è il titolo, doveva raccontare con tocco leggero le vite della gente normale, programma che si ispira ironicamente al “Pomeriggio 5” della storica Barbara D’Urso. È diventato un mappazone – come direbbe il buon chef Barbieri – di lacrime facili, cinismo, pornografia dei sentimenti, tra tradimenti rivelati in diretta e cronaca nera trasformata in spettacolo, con tanto di colpi di scena. Carlo Monterossi si trova quindi a essere invidiato e ammirato tanto che nella prima stagione la paura di essere sparato per questo era molto alto.

Un uomo molto ben pagato, per un lavoro che detesta. Un lavoro da cui tenta maldestramente di fuggire (ma le clausole del contratto non glielo permettono). E che, però, lo costringe di malavoglia anche a fare i conti con delitti irrisolti, dolore, rimorsi, ingiustizie, che ogni volta diventano per lui questioni personali. Dilemmi etici a cui sente di dover dare risposta. Un buon borghese milanese che sa mischiare, come in un cocktail, ironia e malinconia. Disposto a ridere di sé infatti la sua migliore arma è l’ironia che utilizza per affrontare la vita. Indaga perché contro le ingiustizie e cerca in qualsiasi modo di ripararle, anche andando contro le regole, diventando così un moderno Robin Hood mischiato a Sherlock Holmes. Ma le sue non sono soltanto indagini, sono immersioni nelle vite degli altri arrivando ad essere delle vere proprie sedute psicanalitiche.Monterossi

Le nostre conclusioni su Monterossi 2

Quello che ci ha fatto continuare a vedere gli episodi di Monterossi è che, in fondo, un po’ ci riconosciamo in quello che odia il suo lavoro e che si fa travolgere dai casini della vita un po’ come un moderno Fantozzi. Certo, lui almeno viene ben pagato. Ma capiamo la sua insoddisfazione. E un po’ invidiamo il suo trovare altro, un altro positivo dal suo lavoro che detesta, Crazy Love. Ovvero da tutto ciò che non ci piace ma che siamo costretti a subire.

Amiamo anche il suo sguardo mai giudicante, sguardo che agogniamo nelle nostre vite. E ci sentiamo quindi meno soli se vediamo che anche lui si fa mangiare a morsi dalla coscienza. E Monterossi ci piace perché la sua è una Milano diversa e più umana rispetto a quella che viene descritta tutta finanza e moda che non rende mai appieno giustizia ai milanesi. E finalmente diventa palco di qualcosa di diverso e si fa avanti in una serialità di questo tipo, dove le principali narrazioni sono Roma e Napoli.

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70%

Monterossi ha davvero le potenzialità per imporsi come nuovo investigatore di riferimento, mettendosi su quella scia dei vari Montalbano e Imma Tataranni, tra l'altro con un gusto “nordico” anch'esso insolito in questo tipo di narrazioni. Il problema sta probabilmente nel formato (una stessa storia stirata su tre episodi, con scarsa tensione però tra l'uno e l'altro), come se si fosse presa l'impostazione della vecchia fiction alla canale 5 o rai spezzettandola a forza nella divisione episodica da streaming. Forse, con un po' di essenzialità e tensione in più, in futuro le cose miglioreranno.

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