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Home»Film/Serie TV»The Antisocial Network – La Macchina della Disinformazione: Recensione
Film/Serie TV

The Antisocial Network – La Macchina della Disinformazione: Recensione

Francesca RubinoBy Francesca Rubino9 Aprile 2024Nessun commento6 Mins Read
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The Antisocial Network – La Macchina della Disinformazione dipendenza
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Negli ultimi tempi il confine tra Web e mondo reale si è molto assottigliato, risultato di un processo talmente graduale che il genere umano tutt’oggi non se ne è ancora reso completamente conto. In un lasso di tempo tremendamente breve – appena 30 anni –  il mondo e le società che lo popolano sono completamente cambiate: oggi è quasi impossibile immaginare la vita senza uno smartphone nella tasca, soprattutto per le ultime generazioni, nate già immerse in quella che un famoso studioso italiano ha definito “infosfera“. L’ambiente nel quale ci muoviamo oggi, però, è tanto ibrido quanto confuso, e molto spesso si fatica a individuare il punto di intersezione tra digitale e reale, nel quale possono generarsi mostri, come racconta The Antisocial Network – La Macchina della Disinformazione, il nuovo docufilm di Netflix di cui Kaleidoverse vi parla in questa recensione.

Diretto da Giorgio Angelini e Arthur Jones (entrambi dietro Feels Good Man), The Antisocial Network – La Macchina della Disinformazione è presente nel catalogo rossonero dal 5 aprile. Si tratta di un film documentario che, nelle sue 2 ore di durata, ricostruisce i primi passi di un Web incerto e profondamente libero che ha però generato una mole non indifferente di conseguenze e queste, a loro volta, hanno contribuito a plasmare il modo in cui oggi si usa e si naviga la Rete.The Antisocial Network –La Macchina della Disinformazione Jeremy Hammond

The Antisocial Network – La Macchina della Disinformazione: di cosa tratta

The Antisocial Network – La Macchina della Disinformazione parte dagli albori di Internet e si immerge in quelli che sono stati i primi tempi del Web, tanto simili a quelli delle diligenze partite alla conquista del selvaggio West. Grazie alle voci e alle interviste di chi ha vissuto quegli anni ruggenti del digitale, il docufilm si concentra sulla nascita di una piattaforma americana tanto famosa quanto famigerata, 4chan, andando ad analizzare i meccanismi che l’hanno resa popolare e che hanno di fatto dato il via ai fenomeni digitali oggi più comuni.

Emerge così il ritratto di un luogo online che ha favorito la libertà dei propri utenti, la nascita di fenomeni come i meme, oggi diventati di uso comune, così come l’ascesa di movimenti come Anonymous e QAnon. Le testimonianze delle persone intervistate per l’occasione contribuiscono a creare un fil rouge che collega i vari passi del mutamento ancora oggi in corso del Web e a dimostrare in maniera chiara e potente quanto Internet possa costituire un mezzo d’impatto anche e soprattutto per il mondo reale.The Antisocial Network – La Macchina della Disinformazione Kirtaner

Un punto di vista lucido e analitico

Dal punto di vista registico Angelini e Jones hanno saputo rendere in maniera chiara, semplice e diretta ciò che il Web è stato in principio. Grazie all’uso di materiali di repertorio e alle voci delle persone intervistate per la realizzazione del docufilm, The Antisocial Network non si limita ad affermare un importante messaggio, ma diventa anche una capsula del tempo che risveglia sicuramente negli spettatori una certa nostalgia, anche in quelli che il Web l’hanno conosciuto in un secondo momento.

La narrazione è semplice e lineare e segue una linea temporale e ben definita, scandita dall’avvento del Web, da quello di 4chan e dalle varie tappe intermedie che l’hanno portato a diventare un vero e proprio fenomeno sociale. Il documentario non fa uso di effetti speciali ma si appoggia ad animazioni molto importanti per spiegare visivamente il senso di unità generato dagli utenti di quel forum, dando quindi un’idea molto chiara anche a chi, forse, non ne ha mai fatto uso.The Antisocial Network – La Macchina della Disinformazione connessione

The Antisocial Network – La Macchina della Disinformazione: in principio fu 4chan

Il docufilm, però, non si limita a raccontare una storia ma trasmette anche importanti messaggi, ponendo domande pesanti quanto macigni e sempre attuali. Non è infatti facile definire il concetto di libertà, che nel Web soprattutto nei primi anni sembrava assoluta e infinita. I primi argonauti digitali sembravano avere in mano il mondo intero e riuscivano a manipolare la materia di byte e codice con relativa facilità. L’assenza di tracciamento e l’opportunità di poter dire tutto quello che si voleva è alla base della nascita di 4chan e al suo apprezzamento così ampio da parte degli utenti che lo popolavano.

È stata questa libertà, però, a muovere organizzazioni in tutto il mondo contribuendo a ridurre, da un certo punto di vista, proprio la libertà di espressione e di pensiero online. Qual è il confine tra goliardia e odio? Qual è il limite della libertà? Queste sono solo alcune delle domande che non possono non sorgere nella mente dello spettatore durante e dopo la visione del film e che diventano sempre più pressanti minuto dopo minuto, mentre le azioni si fanno sempre più eclatanti e sfociano nell’assalto a Capitol Hill – una connessione che non tutti hanno ben chiara.The Antisocial Network – La Macchina della Disinformazione Amanda

Una libertà dannosa

Un altro tema portante del docufilm è il concetto di potere, unito a quello di utilizzo. Dalle parole delle persone intervistate, infatti, emerge l’acquisizione di consapevolezza e la volontà di combattere lo status quo. È quello che ha portato, almeno in prima battuta, alla nascita di Anonymous, il collettivo di hacker internazionale. Il potere di usare il Web, però, nasconde anche un lato oscuro: il potere di manipolarlo, il Web e, ancora peggio, quello di manipolare la realtà stessa. Perché il Web appare ad occhi Innocenti come una sorta di mondo a parte estremamente liquido e malleabile, in cui però ogni cosa detta sembra la verità assoluta.

E in questa visione impropria del mondo digitale risiedono le teorie del complotto e gli estremismi, che hanno portato alla nascita di QAnon e, più in generale, alla diffusione in rete di un sarcasmo che è fin troppo simile all’odio. Il messaggio finale della pellicola vuole essere invece di speranza: il Web è uno strumento estremamente versatile che ha ancora molto da dare al genere umano ed è quindi nostra responsabilità trovare un modo per usarlo al meglio.The Antisocial Network – La Macchina della Disinformazione Jeremy Hammond e il gatto

Le nostre conclusioni su The Antisocial Network

The Antisocial Network – La Macchina della Disinformazione è un docufilm che analizza in maniera chiara e analitica un fenomeno che chi naviga nel Web da molto conosce bene: quello di 4chan, come vi abbiamo raccontato nella recensione. Lo sguardo dei registi si sofferma in particolare sulla nascita della piattaforma e sulla sua evoluzione, che solleva molteplici domande etiche e morali sull’uso del Web, sulla libertà d’espressione e su quanto queste possano aver contribuito a generare potenti rivoluzioni e reazioni nel mondo reale – come nel caso di Anonymous e QAnon.

Speriamo che la recensione di The Antisocial Network – La Macchina della Disinformazione vi sia piaciuta. Non mancate di farci sapere la vostra opinione lasciando un commento qui su Kaleidoverse o sulle nostre pagine social, che potete seguire per restare sempre aggiornati sulle ultime novità, sulle ultime recensioni e sui nostri approfondimenti, come quello sulle migliori serie TV in uscita su Disney+ quest’anno, quello sulle migliori serie TV tratte dai videogiochi e la recensione di Riposare in Pace. Vi ricordiamo, inoltre, l’esistenza dei due nostri gruppi community, uno su Facebook e uno su Telegram, nei quali parliamo con voi delle ultime novità in campo cinematografico, seriale e videoludico. Vi aspettiamo numerosi!

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arthur jones giorgio angelini Netflix the antisocial network
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Scrivo. In pratica non so fare altro: sono goffa, timida e secondo qualcuno amo dormire a testa in giù come un vampiro (tranqui però, non sono un criptide).

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