Abbiamo avuto l’occasione di partecipare all’anteprima del nuovo film di Sam Raimi, in uscita il 29 gennaio al cinema. State per leggere la recensione senza spoiler di Send help, un lungometraggio che saprà farvi ridere e inorridire allo stesso tempo. Raimi torna, dopo oltre 17 anni da Drag me to hell, a produrre un film di genere horror con un cast ristretto ma eccellente. Sarà riuscito a lasciare il segno anche questa volta?
I ruoli principali sono stati affidati a Dylan O’Brien (Bradley Preston) e Rachel McAdams (Linda Liddle) messi di fronte ad una prestazione da non sottovalutare. Non è ancora tempo di parlare di questo, dovrete continuare a leggere la nostra recensione per capirci di più. La pellicola mescola horror e comicità con sprazzi di scene splatter, non per deboli di stomaco sappiatelo. La domanda da porsi prima della visione del film è: cosa farei io se mi trovassi da solo su un’isola deserta con il mio capo?
La trama di Send help
Linda Liddle è una donna brillante, con una mente formidabile e in attesa della tanto agognata promozione. A decidere della sua sorte sarà Bradley Preston, il figlio del defunto presidente, ora a capo dell’azienda di famiglia. A Linda era stato promesso il ruolo di vicepresidente essendo lei una donna dalla capacità innata per l’elaborazione dati. Bradley ha però altri piani per lei e su chi insignire del ruolo come vicepresidente ovvero il suo ex compagno di scuola.
Bradley ha bisogno di Linda per poter concludere un affare in India e quindi decide, a malincuore, di portarsela in trasferta. Il jet privato è in volo ma ad un certo punto qualcosa va storto e precipitano in mare lasciando poco scampo ai passeggeri. A sopravvivere saranno solo Linda e Bradley finiti su un’isola deserta, senza acqua e cibo o un riparo sulla testa. Linda, essendo una grande fan del programma Survivor, è pronta a gestire l’emergenza ma riuscirà a sopravvivere al fianco del suo odiato capo?
L’eterna lotta tra capo e dipendente
Ognuno di voi avrà avuto un superiore con cui non sarà andato d’accordo, che sia stato per il carattere o il modo di fare. L’arroganza, la saccenza, l’atteggiamento spocchioso da so fare tutto io sono tratti tipici di un capo tossico. Linda si ritrova, fianco a fianco, con questo tipo di persona su un’isola deserta. Capite tutti che la sopravvivenza è la prima priorità ma per Linda i piani erano altri.
In un luogo fuori dalle mura aziendali non c’è più una gerarchia da rispettare, non si è più dei sottoposti ma persone qualunque. Questa rimarcazione della mancanza di ruoli al di fuori dell’ufficio è sottolineata anche dal ribaltamento dei suddetti. Sull’isola comanda chi è capace a cavarsela, senza parole vuote ma con i fatti, uno specchio della società ma in piccola scala. L’intero film ruota su questa inversione di ruoli con un tratto comico, horror e sporadicamente splatter.
Il ruolo della donna sul posto di lavoro
Mai come in questo periodo storico stiamo aprendo gli occhi sulla parità di genere sul luogo di lavoro. Send help accende un faro enorme proprio su questo argomento, da un punto di vista diverso, dove la donna comanda. Linda mette in chiaro, dopo vari tentativi diplomatici, chi è che porta i pantaloni su quell’isola. La scena in cui tutto ciò avviene è un messaggio forte, ben strutturato ma anche semplice da comprendere soprattutto per gli uomini.
Se non avete capito qual è il modo, la nostra recensione di Send help non sarà il posto in cui troverete la risposta. La mimica facciale di Dylan O’Brien rende perfettamente la paura e l’impotenza di un uomo di fronte alla pura violenza del gesto in questione. Chissà quante donne godranno nell’assistere a quella determinata scena, immaginandola a loro volta magari. E no non è una scena di sesso, di quelle non ce ne sono in questa pellicola quindi toglietevelo dalla testa. 
Una straordinaria interpretazione
All’inizio della recensione accennavamo alla prestazione da non sottovalutare dei due protagonisti. Tolti i primi 20 minuti, in cui compaiono altri colleghi, la pellicola ruota attorno ai soli O’Brien e McAdams con tutte le difficoltà del caso. I due compiono, dall’inizio alla fine, una danza in cui ognuno conosce perfettamente il proprio ruolo guidandosi l’un l’altro in un valzer recitativo. Il risultato è qualcosa di particolare, intrattenente e sbalorditivo a tratti comico senza mai cadere nel banale.
Anche i tempi comici, complici gli sceneggiatori, sono giusti e non creano quel senso di forzatura che sempre più spesso si cerca. Gli intermezzi malinconici e riflessivi arrivano in piccole dosi ma con grande potenza nel messaggio che devono trasmettere. Linda ricopre il ruolo di donna goffa e che nessuno comprende al contrario di Bradley, uomo con stile e adorato da tutti. I protagonisti potrebbero essere visti come complementari tuttavia scoprirete che non è così facile comprenderli a pieno.
Una giustificazione per il proprio carattere
La recensione di Send help prosegue spostando il focus su un elemento narrativo il quale ha inciso sulla rappresentazione dei personaggi ossia il carattere. Da una parte abbiamo una persona buona, gentile ed educata mentre dall’altra l’arrogante e presuntuoso. Spesso però sentiamo dire che il carattere è la conseguenza delle esperienze vissute o di chi e come ci hanno cresciuti. In Send help viene dato peso a questa componente, seppur in minima parte, cercando di giustificare i comportamenti dei due ruoli principali.
Se si pone l’attenzione a questa specifica sequenza di scambi tra Linda e Bradley, ciò che poi succederà dopo avrà un significato diverso e molto più profondo. Non possiamo dirvi molto di più o cadremmo nello spoiler, vi basti sapere che il carattere dei personaggi incide in maniera preponderante sugli avvenimenti. Gli sceneggiatori hanno dato molte sfaccettature a entrambi le quali, però, escono piano piano diluite lungo tutta la proiezione. 
Le nostre conclusioni su Send help
Send help di Sam Raimi è quel film che guardi perché vuoi vedere qualcosa di diverso e non troppo impegnativo. Lo si guarda volentieri, anche nelle scene splatter, e lo si vorrebbe rivedere di nuovo appena lo si finisce. Le parti comiche spezzano il ritmo e lo fanno quando meno te lo aspetti, sono fondamentali per dare movimento alla narrazione. La trama è semplice, con pochi fronzoli e fa il suo dovere di dare un filo conduttore agli avvenimenti.
A noi il nuovo film di Sam Raimi ci ha convinti e a voi? Commentate il nostro articolo sul nostro sito di Kaleidoverse per farci sapere la vostra opinione. Lì potrete trovare anche la nostra recensione di The Rip – Soldi sporchi o l’articolo su I migliori film natalizi di sempre. Ricordatevi di seguirci su Instagram per non perdervi le nostre pubblicazioni. Come sempre vi ringraziamo per averci letto e alla prossima!
Pro
Le interpretazioni di Dylan O’Brien e Rachel McAdams sono state formidabili;
Le scene comiche non banalizzano il racconto ma aiutano a renderlo migliore e anche più leggero;
La sceneggiatura ha permesso ai due attori principali di esprimersi al meglio delle loro possibilità, senza forzare il carattere di un personaggio;
Lo splatter all’interno del film non è esagerato, non sarà un problema per chi è debole di stomaco o almeno non lo saranno quelle scene;
I plot twist portano linfa nuova agli eventi cambiandone il ritmo della narrazione
Contro
Alcune scene si vede che sono in CGI, non sono fatte malissimo ma si poteva usare un po’ più di cura;
Non viene spiegato come sia possibile che non abbiano trovato i sopravvissuti al disastro dato che l’aereo ha una scatola nera e approdano sull’unica isola nei paraggi;
Come può Linda non accorgersene di un ingrediente, del piatto cucinato da Bradley, il quale avrebbe poi scaturito tutta una serie di vicende successivamente?;
Alcuni dettagli di varie scene non tornano, capiamo il fine per cui sono stati tralasciati ma si potevano usare altri espedienti.
