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Home»Film/Serie TV»Rancore Recensione: un poliziotto che indaga su se stesso
Film/Serie TV

Rancore Recensione: un poliziotto che indaga su se stesso

Alessia CappelloBy Alessia Cappello8 Ottobre 2021Updated:1 Aprile 2022Nessun commento6 Mins Read
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Rancore
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Ho sempre pensato di poter suddividere i film gialli in due categorie: quelli in cui sappiamo dall’inizio chi è l’autore di un certo crimine, come nella vecchia serie Tenente Colombo o in alcuni episodi di Criminal Minds, e quelli in cui seguiamo passo passo la polizia o gli investigatori, è il caso di Assassinio sull’Orient Express o del recente film C’è qualcuno in casa tua (di cui abbiamo già parlato in una recensione). Beh, mi sbagliavo, perché la nuova pellicola Netflix Rancore, approdata sulla piattaforma proprio oggi, non appartiene a nessuna delle due. Nel film, infatti, seguiremo la storia di Harun, un poliziotto appena diventato investigatore capo che si ritroverà a dover indagare su un omicidio da lui commesso nei primi minuti del lungometraggio, ma al contempo vedremo venire a galla tanti altri misteri e alla fine ci ritroveremo a ignorare completamente questo omicidio, presi dal colpo di scena finale che lascerà senza fiato.

Due indagini intrecciate in Rancore

Una delle cose che ho subito apprezzato della pellicola è stato il suo andare dritto al punto. Dopo una festa in onore della promozione di Harun, egli salirà su un taxi, ma il tassista lo porterà nel bosco e tenterà di ucciderlo. Per legittima difesa, il protagonista riuscirà a cavarsela, assassinando egli stesso l’uomo. Un dettaglio che potrebbe dare fastidio è il fatto che, appunto, trattandosi di legittima difesa Harun non aveva alcun motivo per non chiamare rinforzi, ma se vogliamo osservare la cosa da un altro punto di vista ci troviamo davanti ad un uomo spaventato che ha appena commesso un atto terrificante, quindi il suo scappare senza avvertire nessuno è in realtà “legittimo”. Sfortunatamente qualcuno sa cos’è successo: il mattino dopo il cadavere del tassista viene ritrovato appeso ad una gru davanti al dipartimento di polizia. Personalmente la vedo come un’impresa difficile ed un po’ troppo appariscente: il rischio che qualcuno ti veda mentre sposti un corpo è davvero elevatissimo, ma possiamo facilmente sorvolare su questo punto.

Rancore

 

Tornando sul personaggio di Harun, egli è stato a mio avviso molto ben costruito. Lo vediamo commettere atti assolutamente non adatti a un poliziotto, come interrogare un uomo sfruttando la violenza fisica, sparare ad un testimone e nascondere delle prove; ma il tutto è ben architettato perché egli sta sfruttando il suo titolo per non farsi scoprire. Tuttavia, se questa è l’indagine principale per il corpo di polizia, naturalmente Harun ha altro a cui pensare, essendo l’unico a sapere che l’assassino e colui/colei che ha spostato il corpo non sono la stessa persona. Perché qualcuno ha tentato di ucciderlo? Chi ha spostato il cadavere? In quanti conoscono le sue azioni? Dovrete guardare la pellicola per scoprirlo.

Harun è solo la punta dell’iceberg

Come si evince anche solo dal trailer o dalla sinossi ufficiale del film, colui che voleva uccidere il protagonista non mirava solamente a lui. Una sorta di complotto è in atto, delle connessioni che non siamo in grado di comprendere fanno si che altri membri della polizia siano minacciati. È una corsa contro il tempo per Harun, l’unico ad avere qualche indizio in più, ma costretto ad investigare da solo per rischiare egli stesso la prigione. Non potendo fare spoiler vi do solamente un indizio: il titolo della pellicola è perfetto. Qualcuno medita vendetta e questo qualcuno cova in sé un profondo rancore da molto tempo.

Rancore

 

Spostandoci un po’ verso gli altri personaggi, sono pochi in realtà a non meritare il titolo di “comparsa”. In particolare una donna che, sempre come si vede nel trailer, arriverà alla polizia per costituirsi. Durante un interrogatorio privato, tuttavia, scopriremo che anche lei è coinvolta in tutta questa faccenda. Mi soffermo sul personaggio di lei perché vorrei accennare alla sua bellezza. Si diverte a provocare Harun, acquisisce subito il controllo su di lui e persino quando è minacciata da una pistola sappiamo che ha costantemente il coltello dalla parte del manico, tanto da uscire senza alcun problema dal dipartimento di polizia nonostante abbia dichiarato di aver commesso un omicidio. Ci farà sorgere molte domande, ma il suo collegamento con la trama è fondamentale ed il finale lo dimostrerà, facendovi anche sgranare gli occhi.

Altro personaggio rilevante all’interno della pellicola è il “pupillo” di Harun. A livello di trama è fondamentale, ma per evitare qualsivoglia spoiler voglio solo concentrarmi su come una piccola conversazione tra i due ci faccia capire quanto sia difficile il lavoro della polizia: dopo un interrogatorio, infatti, Harun chiamerà il ragazzo spiegandogli i suoi errori. Ad esempio, il protagonista dirà come quando un presunto colpevole chiede qualcosa da bere o da mangiare è perché si sente sotto pressione, quindi è il momento giusto per attaccarlo ancora di più e spingerlo ad una confessione. Se nei tribunali vale il detto “innocente fino a prova contraria”, qui è il contrario: “sono tutti parzialmente colpevoli finché non se ne prova l’innocenza”.

Rancore

 

Il finale di Rancore: un cerchio che si chiude

Come già detto, il nome della pellicola è perfetto per questo film. Quando scoprirete chi è la persona “semplicemente rancorosa” e il perché sta agendo come vedremo, ma anche il come ha agito durante la sua vita, ci rimarrete di sasso. I collegamenti sono piuttosto difficili da fare durante la visione, ma può essere divertente provarci. La fine del film vuole mettere un punto a eventi iniziati molto prima, a una morte avvenuta prima che la pellicola iniziasse, un omicidio, se così lo si può chiamare essendoci un colpevole, che ha visto il coinvolgimento di molti più individui di quanti potremmo immaginare. C’era stato un solo testimone che ha provato a parlare, ma nessuno è stato in grado di ascoltarlo. Perché? Altra domanda a cui potrete rispondere solo recuperando Rancore.

Conclusioni su Rancore

La nuova pellicola targata Netflix va vista solo se siete disposti a prestarvi molta attenzione. Perderne un passaggio vuol dire letteralmente perdersi, ma la trama riesce a trasportare bene quindi dubito che qualcuno possa avere questo problema. Essendo un poliziesco il mistero è un fulcro di Rancore e anche in questo riesce benissimo: se all’inizio sembra quasi che i colpevoli di certi crimini vogliano farsi spedire in prigione, andando avanti vi ritroverete ad osservare qualcosa di troppo grande per essere compreso senza una spiegazione finale, tanto assurda quanto coerente. Per alcuni il tutto potrebbe risultare un po’ pesante, ciò perché le domande aumentano pian piano travolgendoci con tutte le risposte solo alla fine, ma anche questo, a mio avviso, è in realtà un punto di forza. Insomma, un bellissimo film per gli amanti dei misteri. Speriamo che, se avete già visto la pellicola, quest’analisi concordi con i vostri pensieri, ma se invece non l’avete ancora recuperato vi suggeriamo di farlo subito. Nel frattempo, siete come sempre invitati a non perdervi le novità del mondo cinematografico, e non solo, unendovi al nostro canale Telegram e sul sito Kaleidoverse.

80%

La nuova pellicola Netflix Rancore ci mostra fin da subito un mistero da risolvere, esso però presenta due facce: un poliziotto colpevole di un omicidio ed una seconda (o forse più) persona che sa cos'è successo. La trama si svolge a passo moderato, trasportando senza mai annoiare. Scene di violenza fisica ed un grande finale completano il quadro della pellicola poliziesca. Come se non bastasse i personaggi sono ben costruiti, vi è grande coerenza e nessun buco di trama; che altro aggiungere, è una pellicola che gli amanti dei polizieschi non possono perdere.

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