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Home»Film/Serie TV»La Parte della Sposa Recensione: la fiera della banalità
Film/Serie TV

La Parte della Sposa Recensione: la fiera della banalità

Giulia GaliziaBy Giulia Galizia12 Ottobre 2022Nessun commento6 Mins Read
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Si sa, Netflix presenta moltissimi ottimi prodotti originali nel suo catalogo. A partire da Stranger Things fino ad arrivare al più recente Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer, i prodotti del colosso dello streaming sono di grande qualità… quasi sempre. Quando si parla di serie tv, normalmente è così. Se invece si guarda il catalogo di film originali della piattaforma, non sempre questi sono il top di gamma. Escluse alcune piccole eccezioni, tra cui, ad esempio, Klaus – I segreti del Natale o Storia di un matrimonio, i lungometraggi targati Netflix hanno preso il posto degli ex Disney Channel Original Movies. Queste pellicole infatti sono spesso a basso budget e di media-bassa qualità, con sceneggiature senza arte né parte. Parzialmente mediocri, insomma, e La Parte della Sposa è esattamente questo e lo scoprirete con questa recensione.

Il film con protagonisti Caio Castro e Thati Lopes (nei ruoli di Luiz e Lina) non è particolarmente originale, non ha plot twist degni di nota né interpretazioni da premio Oscar. Questa commedia romantica sfiora la mediocrità e i personaggi cambiano idea come cambia il vento: senza un vero percorso graduale di crescita. Chiaro, non ci si può aspettare un film d’autore da un prodotto simile, ma una sceneggiatura così banale è davvero difficile da produrre. Noi di Kaleidoverse.it abbiamo visto il lungometraggio e siamo qui a parlare con voi dei suoi lati negativi… e positivi.

La parte della sposa NetflixUn bambino come protagonista

Avete presente Squid Game? Se avete visto la serie, come ormai la maggior parte dei fruitori di Netflix, sicuramente avrete storto il naso alle prime interazioni del protagonista Seong Gi-hun con la madre. L’uomo di mezza età che si lamenta e fa i capricci come i bambini perché la mamma non gli dà abbastanza soldi per giocare d’azzardo. Luiz è la versione brasiliana senza ludopatia del personaggio. Si lamenta ed è capriccioso con la madre perché non vuole uscire di casa ma vuole rimanere con lei. Non si vuole legare con una donna stabilmente perché si sente ancora un ragazzo non interessato a impegni fissi. Dall’altra parte invece c’è Lina, un’attrice senza soldi che per sbarcare il lunario finge di essere moglie o amante di qualcuno sotto pagamento. I due hanno in comune solo il fatto di non volersi impegnare in una relazione seria, ma non potrebbero essere più diversi.

Se Lina è responsabile e ha sempre lavorato per mantenersi e vivere da sola, Luiz non sa nemmeno cosa voglia dire stare in una casa dove non è servito e riverito da una donna. Il prototipo di “maschio alpha” in una società patriarcale, insomma. Di lui si salva solo l’aspetto, che assomiglia tanto a quello del protagonista di 365 giorni, altro prodotto Netflix della divisione polacca. I due sono ai poli opposti, non hanno similitudini di sorta e per la maggior parte della trama litigano. Sono litigi non da persone con una certa chimica o attratte l’una dall’altra ma discussioni di persone che non si sopportano in alcun modo e difficilmente andranno d’accordo. E, d’altronde, come potrebbe essere altrimenti, siccome Luiz è un bambino e Lina è una ragazza che se l’è sempre cavata da sola e come poteva?

La parte della sposa

Una finta fidanzata da portare alla famiglia… avanguardia pura

Questo prompt letterario e cinematografico è ormai visto, stravisto e rivisto. L’accordo tra i due protagonisti per fingere di essere fidanzati così da mettere a tacere i familiari dell’uno o dell’altro è talmente sfruttato che è difficile ricordarsi chi sia stato il primo a lanciare l’idea. Tra i film più conosciuti vi sono Amore per finta (2012) o Ricatto d’amore (2009). In questo caso non solo la sceneggiatura è pigra e non convincente… ma i protagonisti sono anche incompatibili. Si convincono di essere fatti l’uno per l’altro in 5 minuti di film per poi litigare immediatamente dopo. Luiz ha avuto un minimo di crescita personale, certo, ma Lina non mostra mai di avere un vero interesse per il ragazzo, il quale nasce di punto in bianco da una gelosia immotivata.

Insomma, lo scapolo d’oro che non voleva stare con nessuna rinuncia a una ragazza bellissima alla quale sembrava anche seriamente interessato per la co-protagonista con la quale ha anche pochissima chimica. Lina è in una sorta di doppio accordo, unico plot twist del film, e di punto in bianco si ritrova innamorata del bamboccio Luiz, il quale, finalmente, comincia a lavorare e a vivere come un trentenne normale (il che è il minimo sindacale). Gli altri personaggi, invece, sono mere macchiette iper stereotipate. A partire dalla mamma, la matrona della casa, fino ad arrivare alle sorelle del protagonista. La maggior parte di loro non hanno abbastanza spazio per esprimersi mentre l’ultima è nemica giurate del ragazzo a causa di una gelosia latente nata quando erano piccoli. Lina, invece, non ha familiari, non ha amici; è sola e al film non interessa darle altre interazioni degne di nota.

Le nostre conclusioni su La Parte della Sposa

La parte della sposa è un film che vale la pena vedere? Tra tutto quanto è disponibile su Netflix, non lo consiglieremmo come visione della settimana, ma se proprio avete un paio d’ore da spendere mentre state cucinando o facendo il cambio armadi… allora sì, guardatelo. Alla fine è una commediola passabile. Sfiora troppo spesso un maschilismo latente di fondo ed è veramente ma veramente banale per il 90% del tempo. Caio Castro è bello. Basta, è solo bello. Thati Lopes è discreta nel suo ruolo stereotipato. Fine. Non c’è davvero nient’altro. Il prodotto è talmente poco interessante che quasi non rimangono in mente i nomi dei protagonisti. La produzione è fuori dagli Stati Uniti e ovviamente a budget ridotto, ma ci sono tanti altri film stranieri (anche non di Netflix) molto più convincenti. Tra questi, di produzione francese e non su Netflix, Rumba Therapy.

Ad ogni modo, ci sono in generale molti altri film e prodotti Netflix preferibili a questa produzione brasiliana. Non siamo ai livelli della Dingo production o della Asylum Production, ovviamente, ma sembra di vedere un film del vecchio Disney Channel. Insomma, è una pellicola facilmente dimenticabile e che non aggiunge nulla di davvero degno di nota al catalogo del colosso dello streaming. Un lungometraggio, in un certo senso, dal sapore dell’acqua liscia. Dell’acqua liscia stantia. Quella lasciata in un bicchiere vicino al letto tutta notte e che la mattina dopo sa di polvere. Se volete rimanere aggiornati sulle notizie dal mondo del cinema, degli anime, dei manga, dei videogiochi e molto altro, unitevi al nostro canale Telegram e continuate a seguirci sul sito Kaleidoverse.

53%

Perché guardare La Parte della Sposa? Questa è una domanda a cui non abbiamo davvero risposta, se non che Caio Castro è bello. Basta. La storia non è innovativa, i personaggi non sono memorabili e le interpretazioni sono "average", se non sotto la media. A confronto Persuasione dello scorso luglio era il film dell'anno, almeno c'era una Dakota Johnson che ci provava. Ovviamente da una piccola produzione fuori dagli Stati Uniti non ci si può aspettare molto, ma ci sono tantissimi film stranieri validi usciti negli ultimi mesi con i quali passare ore più piacevoli di La Parte della Sposa, un lungometraggio troppo banale e che lascia davvero poco allo spettatore.
Però il protagonista è bello.

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Attrice e appassionata di canto, cinema, animazione, fiabe e danze storiche. Ha studiato doppiaggio cinematografico e al momento si destreggia per entrare in quell'affascinante mondo. Laureata in Scienze della Formazione Primaria all'Università di Modena e Reggio Emilia, dove ha conseguito anche un dottorato di ricerca in Scienze Umanistiche. Bilingue inglese è appassionata di scrittura fin dal 2011 quando pubblicò il suo primo racconto "Confessione" nel libro "Il sogno di Agnese - L'inferno è Immobile".

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