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Home»Film/Serie TV»The Money Game Recensione: una nuova frontiera sportiva
Film/Serie TV

The Money Game Recensione: una nuova frontiera sportiva

Francesca RubinoBy Francesca Rubino19 Settembre 2024Nessun commento7 Mins Read
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The Money Game Recensione copertina
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Il mondo dello sport è sempre più aperto, sempre più social. È già qualche anno che assistiamo alla nascita di fenomeni come Cristiano Ronaldo che, accanto alla sua attività di calciatore, sostiene un vero e proprio brand legato alla sua persona, ai suoi social media e alla sua credibilità. Ma se spostiamo il riflettore dallo sport agonistico a quello universitario ci rendiamo conto di quanto le cose siano cambiate negli ultimi anni – perlomeno nell’ambiente americano, che ospita The Money Game, la nuova docuserie di Prime Video disponibile dal 9 settembre di cui Kaleidoverse vi parla in questa recensione.

La serie si compone di 6 episodi, vede alla regia Drea Cooper (Inferno a Paradise) e tra i produttori figura anche Shaquille O’Neil, gradita comparsa in più di una puntata, dal momento che il college ospite di questo nuovo format è la LSU (Louisiana State University) e le sue squadre, di cui O’Neal è stato a suo tempo parte. Ogni episodio si addentra più a fondo nel mondo dello sport al college seguendo la vita di alcuni giovani atleti: vediamo un po’ meglio di cosa si tratta.The Money Game Recensione Olivia Dunne

The Money Game: di cosa parla

The Money Game segue alcuni atleti della LSU (Louisiana State University), un college americano situato in Louisiana. In particolare la serie si concentra su Olivia Dunne, Angel Reese, Flau’jae Johnson, Jayden Daniels, Alia Armstrong e Trace Young, tutti atleti dal futuro promettente che hanno deciso di dare una spinta in più alla propria carriera intraprendendo delle sponsorizzazioni con vari brand – i cosiddetti accordi NIL. Si tratta di un fenomeno rivoluzionario e recente che si scopre ogni giorno più complesso e che fa da co-protagonista della serie stessa.

Ogni puntata, infatti, segue gli atleti nelle proprie vite fatte di studio, allenamenti, competizioni e marketing, esplorando il modo in cui lo sport sta andando sempre più a fondersi con gli affari, ma anche il futuro dello sport agonistico universitario, radicalmente mutato da qualche anno a questa parte, come raccontano celebri ospiti della serie tra interviste e materiale di repertorio. Ultimi, ma non meno importanti, si esplorano i lati più fragili di questi sportivi, che passano dalle pressione scaturite dal mondo delle competizioni e a quelle generate sui social.The Money Game Recensione Flau’jae Johnson

In campo ma sotto i riflettori

The Money Game è una docuserie lucida con l’obiettivo ben puntato sulle sue stelle sportive: la fotografia è nitida, piena dei colori dei Tigers e il montaggio ne segue ogni loro mossa, scegliendo l’andatura più adatta alla situazione. La serie è un documentario profondo che non si limita a intervistare i suoi protagonisti e altre persone rilevanti per i fini della serie: la macchina da presa segue i giovani atleti nella loro vita quotidiana e privata, restituendo al pubblico un’immagine quanto più reale possibile di questi ragazzi, svestiti dall’aura di celebrità.

Ovviamente accanto agli sportivi e alle loro vite c’è tutto il discorso del NIL, e del modo in cui le sponsorizzazioni sono cambiate – e hanno cambiato – il panorama sportivo americano nell’ultimo lustro. E questo cambiamento è testimoniato soprattutto da ex-campioni del passato – intervistati anche loro, o inseriti sotto forma di materiale di repertorio. Un altro aspetto visivo che cattura l’attenzione è, infine, l’importanza rivestita dai social media e l’impatto che questi hanno sugli atleti. The Money Game Recensione Jayden Daniels

Nome, Immagine, Somiglianza

The Money Game affronta una tematica molto attuale nel mondo sportivo americano, e la prende di petto da tutte le angolazioni possibili. La scelta di aver inserito nella docuserie più atleti che usano, vedono e vivono le sponsorizzazioni in maniera diversa serve allo spettatore ad avere un quadro d’insieme dell’argomento, di cui si dibatte al momento. Lo sport è sempre stato, soprattutto a livello agonistico, una branca della società posta sotto i riflettori e gli atleti sono sempre stati una sorta di modello da seguire per i più giovani, ma anche per i tanti tifosi che seguono i loro sport preferiti.

La presenza – all’interno di The Money Game – di ex-atleti di punta come Shaquille O’Neal serve proprio a tracciare una linea tra il passato e il presente e a dimostrare quanto il cambiamento di una sola regola abbia rimescolato completamente le carte in tavola e le possibilità per gli atleti che frequentano il college. Avere accesso a tutta una serie di sponsorizzazioni legate ai social media e a vari brand da studenti ha infatti ribaltato le regole del gioco stesso: un atleta non professionista che frequenta il college può arrivare a guadagnare molto più di un atleta professionista, ma non solo: questi ragazzi svolgono a tutti gli effetti un doppio – o anche triplo – lavoro: sono studenti, atleti e influencer e questo comporta tutta una serie di obblighi e di attenzioni non sempre gradite.The Money Game Recensione Angel Reese

Anche i riflettori fanno ombra

Un aspetto molto interessante di The Money Game, comunque, è la presenza del mondo femminile e sul modo in cui queste sponsorizzazioni hanno effettivamente aiutato la condizione delle atlete a migliorare. Si tratta di una sorta di emancipazione implicita che ha sollevato da un lato l’interesse del pubblico per gli sport femminili come la WNBA e dall’altro ha dato alle donne un modo concreto per guadagnare degli introiti consistenti, dal momento che il divario di stipendio tra atleti e atlete è ancora un abisso. Questa nuova ondata di influencer che sfruttano le collaborazioni per avere ciò che spetta loro – guardando anche a un futuro fatto solo di questo – ha risvegliato il pubblico nei confronti delle discipline prettamente femminili e dando loro molto più spazio.

Nonostante questo lo sport resta la cosa più importante: più di una volta nel corso della serie viene lanciato quasi un monito nei confronti della brandizzazione sfrenata, una sorta di avvertimento nei confronti degli atleti stessi che sono da una parte sì liberi di poter fare quello che vogliono, ma dall’altra non devono perdere di vista l’obiettivo finale, che è sempre quello di eccellere nel proprio campo, vincere e arrivare il più lontano possibile, in una sorta di emancipazione dalla vita stessa per com’era prima dell’esperienza sportiva.The Money Game Recensione Alia e Trace

Le nostre conclusioni su The Money Game

The Money Game è una docuserie che in 6 episodi esplora un tema nuovo nel mondo sportivo, quello degli accordi NIL che consentono agli atleti che frequentano il college di poter ricavare introiti dalle sponsorizzazioni con marchi famosi. Si tratta di un tema al centro del dibattito sportivo americano perché pone molti interrogativi sul valore di questi atleti, sulla dualità atleta/influencer e sulle sfide aggiuntive che questi atleti devono affrontare nel gestire l’ulteriore peso della visibilità pubblica sui social. Grazie alle testimonianze di 6 atleti ambiziosi e propositivi che hanno saputo mettersi in gioco sui social media, The Money Game racconta 6 sfaccettature differenti della questione, andando ad abbracciare molti temi come la visibilità sui social, l’identità e l’ambizione.

Avete già visto The Money Game, o lo vedrete dopo aver letto la nostra recensione? Fatecelo sapere qui su Kaleidoverse in un commento, e non dimenticate di leggere gli ultimi articoli pubblicati, come la recensione del film animato Lego Star Wars – Rebuild the Galaxy, quella dell’action Rebel Ridge e quella di The Perfect Couple, con una sempre fenomenale Nicole Kidman (Australia). Vi ricordiamo che sul nostro sito troverete articoli sul mondo cinematografico, videoludico, seriale e animato. Ci leggiamo alla prossima!

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drea cooper olivia dunne Prime Video shaquille o'neal the money game
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Scrivo. In pratica non so fare altro: sono goffa, timida e secondo qualcuno amo dormire a testa in giù come un vampiro (tranqui però, non sono un criptide).

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