Avevamo bisogno di un’altra serie action? Non lo sappiamo, ma a quanto pare Prime Video pensava proprio di sì, visto che il 13 agosto ha reso disponibile Butterfly, nuova aggiunta al genere di 6 puntate con protagonista Daniel Dae Kim (Lost). Kaleidoverse l’ha vista e ve ne parla in questa recensione rigorosamente 0 spoiler, dopo avervi presentato i nomi nascosti dietro il progetto tratto dalla graphic novel di Arash Amel (Il ministero della guerra sporca).
Butterfly è diretta da Kitao Sakurai (The Passage) e vede la firma di Steph Cha, Dave Kalstein (NCIS: Los Angeles), Sung Rno (Swing), Diana Son (Tredici), Denise Thé (Person of Interest), Ken Woodruff (The Mentalist). Nel cast sono presenti Daniel Dae Kim (Lost), Reina Hardesty (It’s what’s inside), Piper Perabo (La ragazza del Coyote Ugly), Charles Parnell (Top Gun: Maverick), Kim Ji-hoon (Kyeolhonui yeoshi), Sung Dong-il (Gukga daepyo), Lee Il-hwa (Kim Gwajang), Louis Landau (Rivals), Seoyeon Jang (Snowdrop), Sean Dulake (Dramaworld), Gina Theresa Williamson (Borderlands 2), Henry Ian Cusik (Hitman – L’assassino), Luis Carazo (S.W.A.T.) e Anthony Azizi (Eagle Eye).
Butterfly: la trama
La Caddis è un’agenzia di spionaggio privata e Rebecca Jung una delle sue migliori risorse, ma le cose cambiano quando esce allo scoperto David, suo padre, che tutti pensavano morto. L’uomo si avvicina alla figlia i due intraprendono un lungo viaggio per sfuggire all’agenzia di spionaggio, alla sua proprietaria e alle minacce incombenti che vogliono distruggerli. I due dovranno ricostruire un rapporto andato in frantumi e capire di chi fidarsi davvero mentre percorrono la Corea del Sud alla ricerca di un porto sicuro da cui iniziare una nuova vita.
Ma i 2 agenti non sono gli unici a correre questa gara contro il tempo: mentre la Caddis li rincorre il governo americano allunga le mani sull’agenzia, alla ricerca di risposte ad enigmi piuttosto scomodi che potrebbero compromettere il lavoro di una vita. La serie si dirama quindi lungo la costa coreana e indietro, ripercorrendo il filo dei ricordi spezzati di una famiglia – anzi, più di una. E se l’esito è incerto, ancora di più lo è il futuro, perché Butterfly, in maniera leggiadra come l’animale che le dà il nome, si conclude con un cliffhanger in punta di piedi.
La vita dell’agente Rebecca Jung cambia drasticamente quando suo padre David torna nella sua vita.
Familiarità action
Dal punto di vista registico Butterfly è una serie TV action che mischia i ritmi più distesi di un viaggio per la Corea del Sud – un contrasto continuo tra tradizione e modernità – con quelli più serrati dell’azione al cardiopalma e dello spionaggio. Gli effetti speciali sono presenti ma sono abbastanza artigianali e si abbinano in maniera naturale a delle ottime coreografie di combattimento – anche se in alcune scene l’artificio è fin troppo evidente.
Per quanto riguarda il cast invece abbiamo una sapiente mescolanza di volti: si parte dai K-drama per atterrare nella TV occidentale, senza però dimenticare le nuove promesse. La sceneggiatura, nonostante si parli di spionaggio e intrighi politici, è semplice e, anzi, sembra usare la parte più dinamica come legante per esporre il vero succo della storia, ovvero il dramma familiare di un padre e di una figlia. Questo crea un’intimità inaspettata, ma secondo noi si perde anche un po’ il sapore del brivido che ci viene promesso nella prima puntata.
Il passato torna sempre
In Butterfly il passato tesse delle maglie piuttosto strette, intrecciandosi con la parte più dinamica della storia. Il passato non è mai soltanto passato ma, in questo caso, ritorno al presente, come una vendetta o un fantasma. O entrambe le cose. David Jung era ormai dimenticato, ma eccolo di nuovo tra una canzone stonata dei The Killers e una bottiglia di soju artigianale, pronto a rimettere le mani su quello che ha dovuto abbandonare e che gli spetta di diritto.
Ma è davvero così? Si può ritornare e rimettere a posto le cose, far combaciare 2 pezzi separati della propria vita? Le risposte a queste domande si svolgono davanti agli spettatori tra un inseguimento e una sparatoria, portando tanto noi quanto i personaggi a dubitare della verità. Subiamo la confusione di Rebecca di fronte al ritorno insperato del padre e la paura di Juno (Piper Perabo) all’idea che uno spettro possa distruggere tutto quello che ha costruito negli ultimi 9 anni.
Il passato non è mai davvero passato: torna sempre, prima o poi, a chiedere il conto.
La famiglia, croce e delizia
Al ritorno di David segue il ricongiungimento con Rebecca, sua figlia, ma non solo. La situazione si complica piuttosto in fretta, e la ragazza dovrà chiedersi più volte quali siano le vere motivazioni che hanno spinto suo padre a tornare. È davvero lei la ragione principale? Si può voler bene a un estraneo sulla base dei ricordi? I 2 dovranno reimpararsi vicendevolmente, ma nel farlo scopriranno anche nuovi aspetti di sé stessi – in particolare è Rebecca a interrogarsi sulle proprie abilità e sul proprio futuro.
La famiglia Jung non è però l’unica rappresentata nel corso della serie: legata alla Caddis ci sono Juno e suo figlio Oliver (Louis Landau), che portano avanti la baracca. Il rapporto tra i 2 non è limpido e risente dell’ambiente che respirano – ci si può mai davvero fidare di una spia? Inoltre, Juno è un personaggio complicato – o almeno, vorrebbe esserlo – che non riesce a comunicare pienamente i suoi conflitti interiori nei confronti di Oliver, così come nei confronti della stessa Rebecca, che ha cresciuto come una figlia.
Le nostre conclusioni su Butterfly
Butterfly è una serie action che segue le vicende di una strana coppia che cerca di sfuggire ai tentacoli di un’organizzazione di spionaggio privata. Molta azione, momenti emotivi e rovesciamenti di prospettiva riempiono i suoi 6 episodi, regalando sia agli amanti del cardiopalma da divano che a quelli dei k-drama un motivo per divorarla. Butterfly si muove rapidamente e senza fare rumore, fa colpo ma poi indietreggia, svolazza proprio come una farfalla e lascia gli spettatori con un cliffhanger non indifferente che però, a parere nostro, potevano anche omettere.
Voi avete visto Butterfly? Se sì, cosa ne pensate? Sono riusciti a realizzare un prodotto che fonde America e Corea al meglio? Raccontateci la vostra nei commenti qui su Kaleidoverse o sulla nostra pagina Instagram, che potete seguire per restare sempre aggiornati sulle ultime novità in campo seriale, cinematografico, videoludico e d’animazione. Vi lascio, come sempre, i rimandi ai nostri ultimi articoli: la recensione del nuovo capitolo di Mercoledì, quella del capitolo 1156 di One Piece e quella di Eyes of Wakanda. Ci leggiamo alla prossima!
I pro di Butterfly
La regia è dinamica e non annoia: non ci sono tempi morti.
La sceneggiatura è semplice ma efficace.
Il cast eterogeneo spazia tra varie fette di pubblico.
La serie immerge gli spettatori nelle 2 anime della Corea del Sud.
Il lato action ben si abbina a quello più sentimentale.
I contro di Butterfly
La sceneggiatura è sì semplice, ma dopo la promessa iniziale fa fatica a tenere il passo.
Le coreografie di combattimento sono belle, ma alcune sono palesemente coreografiche.
Il conflitto interiore di Rebecca è presente, ma si esaurisce in maniera troppo improvvisa.
Il personaggio di Eve rappresenta un potenziale sprecato.
Il cliffhanger finale non era poi così necessario.
