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Home»Film/Serie TV»Accused Recensione: chi è senza peccato scagli la prima pietra
Film/Serie TV

Accused Recensione: chi è senza peccato scagli la prima pietra

Francesca RubinoBy Francesca Rubino21 Novembre 2025Nessun commento7 Mins Read
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Accused US Recensione
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La legge regola il mondo da sempre, in un modo o in un altro. E seguendo la linea temporale che arriva fino a noi, a oggi, è innegabile attribuirle un certo fascino, perché questa parola così semplice si insinua in ogni ambito della vita. Se restiamo attaccati però al presente, forse la prima cosa che potrebbe venire in mente a sentire la parola “legge” è l’immagine di un’aula di tribunale, probabilmente una di quelle americane, perché l’Occidente si nutre di America da ogni punto di vista. E Accused, il legal thriller arrivato su Sky e Now TV l’11 novembre, non fa eccezione, come vi racconteremo in questa nuova recensione.

Accused è la versione americana dell’omonima serie TV britannica. Diretta da Milan Cheylov (24), Tazbah Chavez (Reservation Dogs), Michael Chiklis (The Senior), Clark Johnson (S.W.A.T.), Jonathan Mostow (Terminator 3), Sameh Zoabi (Tutti pazzi a Tel Aviv), Julie Hébert (American Crime), Michael Offer (Homeland), Michael Cuesta (L.I.E.), Marlee Matlin (CODA), Billy Porter (Pose), Lee Rose (Star Trek: Discovery), Brad Turner (Human Cargo), è stata pensata e adattata alla TV americana da Howard Gordon (X-Files) e al suo interno troviamo 15 complessi episodi.

Accused è un legal thriller adattato dall’omonimo britannico.

Accused: la trama

Lo abbiamo detto, ma lo ripetiamo: Accused è una serie antologica, il che significa che ogni episodio rappresenta una storia a sé stante, che però è connessa alle altre per tema e impostazione. Stiamo parlando di 15 storie, 15 nomi diversi e altrettanti universi da esplorare che hanno però in comune un prima e un dopo. Il prima è la vita di tutti i giorni, il dopo l’udienza davanti al giudice, in un alternarsi tra ciò che ha portato al crimine e a ciò che il crimine porterà.

E così seguiamo i nostri protagonisti in tanti piccoli spaccati di un’America attualissima, sempre sul pezzo e intrinsecamente connessa al crimine che si sforza di essere giusta rimanendo pur sempre ambigua e raccontando come una vita può cambiare improvvisamente e, a volte, irreversibilmente. Accused ricorda allo spettatore che non è al di sopra dei colpevoli rappresentati così come non è al di sopra della legge e che un piccolo pensiero, se alimentato, può fare tanto rumore.

La serie racconta 15 storie attuali e verosimili.

15 vite, 15 volti

Il taglio registico di Accused è molto documentaristico pur restando nel fittizio: niente fronzoli a decorazione, solo la pura e semplice narrazione. La regia e il montaggio si notano solo nell’alternanza tra passato e presente, il resto è lasciato alla sceneggiatura e alla bravura interpretativa del cast, formato da volti famosi del cinema e del mondo televisivo. Per quanto riguarda la sceneggiatura, ogni episodio racconta un caso di cronaca che affonda le mani in temi di attualità e mette in moto le cellule grigie di chi guarda, rapito e in attesa di scoprire il verdetto.

I protagonisti sono variegati, ma ci sembrava giusto citare se non altro i nomi degli attori che li hanno portati sullo schermo: Michael Chicklis (The Shield), Stephanie Nogueras (Unfriended: Dark Web), Reid Miller (Almost popular), Malcolm-Jamal Warner (The Resident), J Harrison Ghee (Dion), Robert I. Mesa (Grey’s Anatomy), Whitney Cummings (At Midnight), Molly Parker (Deadwood), Jason Ritter (Matlock), Abigail Breslin (Little Miss Sunshine), Ian Anthony Dale (The Walking Dead), Meaghan Rath (Children ruin everything), Adam Bakri (Tutto quello che resta di te), Bebe Wood (Mean girls 2024) e Keith Carradine (Nashville).

Accused è una serie scevra di orpelli in cui sono gli attori e la sceneggiatura a darle corpo.

Uno studio sul disagio sociale

Il bello delle serie antologiche è quello di scegliere un tema ed esplorarlo in ogni sua sfaccettatura e Accused lo fa fin dal titolo e dalla sigla di apertura, che rappresentano perfettamente il disagio dei protagonisti nel ritrovarsi accusati e sotto processo. La serie mette al centro l’individuo e compie delle affermazioni abbastanza importanti, la prima delle quali è sicuramente ricordare che una persona sotto processo non è automaticamente il cattivo della storia.

La realtà è complicata, e di questa complessità Accused si ricopre. Ogni episodio infatti si espande a spirale intorno al capo d’imputazione del protagonista e fa emergere non solo situazioni verosimili, ma anche pericolosamente attuali, in particolar modo per la realtà americana. Sparatorie di massa, il disagio giovanile, l’elaborazione del lutto, il sottile confine tra giustizia e vendetta, l’identità di genere, la maternità surrogata, la disabilità, la violenza sulle donne, il negazionismo e l’odio digitale, i diritti riproduttivi e quelli territoriali, la famiglia e la tossicodipendenza risuonano perché all’ordine del giorno e per questo catturano l’attenzione dello spettatore.

Accused dipinge 15 storie tutte attuali e verosimili.

Siamo tutti imputati?

Il punto di forza di Accused è il mettere il protagonista al centro della storia, instillando in chi guarda il ragionevole dubbio molto più che nella giuria dell’episodio. Quello che questa serie fa è dimostrare come una persona normale possa finire dietro le sbarre, e questo crea un legame profondo tra personaggio e spettatore, che si ritrova ad empatizzare con la tristezza e l’ingiustizia della situazione, a maggior ragione mentre vede la tragedia formarsi davanti ai suoi occhi.

Accused mette in discussione il manicheismo classico di molti prodotti mediali dando un punto di vista molto più sfumato sulla realtà e sul crimine: la cattiveria può essere insita nella persona, ma quella è l’eccezione, non la regola. La verità è molto più dolorosa e ingiusta: non esistono persone buone o cattive, ma persone incapaci di reagire correttamente di fronte a determinate situazioni o capaci di reagire ma nel modo sbagliato. Sono le conseguenze a finire sotto indagine, lasciando un velo di amarezza sugli eventi narrati.

In Accused è la persona comune ad essere al centro, con tutte le sue sfaccettature.

Le nostre conclusioni su Accused

Accused è una serie TV antologica che, prendendo ispirazione dal format britannico, affronta tematiche importanti, delicate e attuali negli Stati Uniti d’America. Ogni episodio racconta una storia a sé stante e affronta un aspetto diverso del crimine, ammonendo lo spettatore dal giudicare troppo in fretta l’imputato e presentandolo partendo dall’inizio. Il risultato è una profonda riflessione su ciò che rende le persone dei criminali, e la risposta più immediata a questa riflessione è sicuramente il disagio, che va poi ad estendersi a un ampio ventaglio di problematiche sociali che affliggono in particolar modo gli USA ma non solo.

Ma ora la rimettiamo a voi: state guardando Accused? Se sì, cosa ne pensate e qual è l’episodio che avete preferito finora? Lasciateci un commento qui su Kaleidoverse o sulla nostra pagina Instagram, che potete seguire per restare sempre aggiornati sulle ultime novità in campo seriale, cinematografico, videoludico e d’animazione. Come sempre, prima di salutarvi, vi invitiamo a dare un’occhiata ai nostri ultimi articoli: la recensione della docuserie I Am Luke Perry, quella della serie TV Mrs. Playmen e il nostro approndimento sull’anime Frieren. Alla prossima!

I pro di Accused
  • La struttura antologica applicata al genere è innovativa;
  • L’approccio narrativo è dal punto di vista dell’imputato;
  • I temi sono attuali e profondi;
  • Il cast è pieno di volti noti e talenti affermati;
  • La narrazione è tesa e coinvolgente.
I contro di Accused
  • Dove presente la CGI è troppo evidente;
  • Non tutti i personaggi sono stati approfonditi;
  • È presente un moralismo a volte troppo marcato;
  • Alcuni episodi hanno finali ambigui;
  • Sarebbe cosa buona se almeno il personale giudiziario ritornasse in vari episodi.

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Scrivo. In pratica non so fare altro: sono goffa, timida e secondo qualcuno amo dormire a testa in giù come un vampiro (tranqui però, non sono un criptide).

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