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Home»Film/Serie TV»Don’t Move Recensione: una storia di rinascita
Film/Serie TV

Don’t Move Recensione: una storia di rinascita

Michela RussoBy Michela Russo26 Ottobre 2024Nessun commento6 Mins Read
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Disponibile dal 25 ottobre 2024 su Netflix, Don’t move è un film horror/thriller che già dal trailer aveva catturato la nostra attenzione. È una storia di sopravvivenza brutale che ruota attorno ad un cast ristretto e riesce nell’arduo compito di tenere lo spettatore incollato allo schermo per tutta la durata del film. Siete curiosi? Continuate a leggere la nostra recensione su Don’t Move.

Don’t Move è prodotto da Sam Raimi (già famoso per La casa), scritto da T.J. Cimfel e David White e diretto da Adam Schindler e Brian Netto. È un film che ruota intorno al tema dell’incapacità di controllare gli eventi (un tema non particolarmente originale nel genere), ma che riesce a far rimanere alta la tensione per tutta l’ora e mezza della pellicola.

don't move recensione iris

Un cast minimale

Come dicevamo, Don’t Move ha il pregio di avere un cast estremamente ristretto e, allo stesso tempo, non annoia lo spettatore.  La protagonista, Iris, è interpretata da Kelsey Asbille Chow. Ha avuto delle piccole parti in Zack e Cody al Grand Hotel (2008) e The Amazing Spider-Man (2012). Per poi interpretare Tracy Stewarts in Teen Wolf (2015-2016) e Monica Dutton in Yellowstone (2018). Finn Wittrock interpreta Richard. Ha recitato in American Horror Story, Law & Orden – Unità vittime speciali, Cold Case – Delitti irrisolti, ma anche in film come Unbroken, La La Land  e Noah.

E poi ci sono i due ruoli minori (per il tempo in cui sono in scena) di Daniel Francis che interpreta l’agente Dontrell e di Moray Treadwell che dà il volto a William. Il primo ha recitato in Law & Orden: UK, ma è più noto per aver interpretato il Dr Facilier in Once Upon a Time e aver recitato nella terza stagione di Bridgerton (qui vi lasciamo la recensione). Il secondo invece è un volto noto di Downtown Abbey.

don't move recensione richardDon’t Move: la trama

La storia comincia con una donna che, all’alba, dopo aver passato una notte insonne, si alza e va a Big Sur (California). Arrivata nel verde decide di raggiungere una scogliera per lanciarsi nell’oceano e farla finita. È facile, per lo spettatore, intuire fin da subito che in quel punto è morto suo figlio in un incidente. Proprio mentre sta per buttarsi, arriva un uomo, che si presenta come Richard, che comincia a parlarle per farle cambiare idea. È solo durante quel dialogo, quando Richard racconta che anche lui ha perso la fidanzata in modo tragico, che conosciamo il nome della protagonista: si chiama Iris. Alla fine la donna cambia idea, almeno per quel giorno, e scende dalla scogliera. Tutto sembra finire bene e Richard sembra solo un uomo dal cuore buono.

Ma Richard è tutt’altro. Appena è abbastanza sicuro che Iris non si suiciderà, la aggredisce e la rapisce appena lei perde i sensi. Quando Iris si risveglia scopre una verità terribile: Richard le ha iniettato un rilassante muscolare che la porterà a paralizzarsi in venti minuti e, da quel momento in poi, lei sarà completamente in sua balìa. L’obiettivo della donna è scappare prima che il rilassante faccia effetto e lei diventi completamente inerme.

don't move recensione richard

L’idea centrale del film

Come abbiamo già detto in precedenza, il tema che percorre la pellicola è il sentirsi impotenti di fronte a ciò che ci accade. E cosa ci fa sentire più impotenti del non poter reagire? In questo film dai tratti horror, non c’è nessun evento magico o soprannaturale, nessuno spirito terrorizza i protagonisti. Qui il terrore che prova lo spettatore è quello della protagonista che non ha le capacità per difendersi da Richard. È sveglia, vigile e percepisce il dolore, ma il suo corpo non reagisce. Non può più nemmeno urlare per chiedere aiuto. Può solo muovere gli occhi.

Il film quindi ruota tutto intorno a Richard, un uomo che ha l’obiettivo di uccidere, e Iris, una donna che non può difendersi né urlare. L’obiettivo di Richard è raggiungere una baita dove poter compiere l’omicidio lontano da occhi indiscreti e, per farlo, deve superare gli ostacoli e le persone che incontrano. Con un personaggio che, per quasi tutto il film è inerme, si rischia di perdere l’attenzione dello spettatore, ma Don’t Move prende allo stomaco e non si può che rimanere incollati allo schermo per sapere se Iris riuscirà a salvarsi.

Un film quasi perfetto

Don’t Move non ti fa quasi prendere respiro: lo spettatore ha quasi la stessa difficoltà della protagonista nel respirare. Grazie alla regia claustrofobica e ai primi piani sullo sguardo incredibilmente espressivo di Iris, lo spettatore riesce a percepire l’impotenza e la disperazione di una persona che sta per essere uccisa e non può ribellarsi. A rendere ancora più credibile la vicenda, sono le reazioni naturali dei personaggi di contorno, in particolare William e l’agente Dontrell.

Vedendo una coppia particolarmente sospetta, i due uomini chiedono informazioni perché temono che la donna sia in pericolo. Ma, lo ricordiamo, è solo Richard che può dare spiegazioni e, ovviamente, mentirà. Durante il film, inoltre, non ci sono colonne sonore: gli unici suoni che spezzano il silenzio sono il respiro affannoso della protagonista e le bugie di Richard.  L’unico difetto, se proprio vogliamo trovarlo, è la resistenza che hanno i personaggi di fronte ad alcune aggressioni che sarebbero dovute risultare fatali.

Le nostre conclusioni su Don’t Move

Lo ripetiamo: Don’t Move è disponibile su Netflix dal 25 ottobre 2024. È un film che ci ha sorpreso e ci ha fatto rimanere con il fiato sospeso per tutta la sua durata. È la discesa di Iris in un inferno di muta impotenza in cui l’unico suono che si sente è la voce del suo potenziale assassino, mentre le riempie la testa di storie e di bugie. Ma è anche una storia di rinascita personale. Dei personaggi sappiamo poco, ma è una situazione di sopravvivenza brutale, dove non serve un approfondimento particolare per empatizzare con loro.

La regia di Schindler e Netto ci accompagna in una storia molto ben raccontata, ridotta all’osso, ma capace di emozionare. Dopo un’ora e mezza in cui la tensione sembra non calare mai, termina con un finale con qualche difetto ma estremamente soddisfacente ed ironico. Non vi facciamo spoiler per non rovinarvi la visione, ma non dovreste proprio perderlo! Avete avuto già l’occasione di vederlo? Diteci la vostra opinione nei commenti qui su Kaleidoverse. Nel frattempo vi ricordiamo di dare un’occhiata alle nostre ultime recensioni sull’episodio 2 ed episodio 3 di Blue Box, su Ali Wong – Single Lady e sulla stagione 5 di I Am a Killer.

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