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Home»Approfondimenti»Giochi che vendono grazie al brand: è sufficiente?
Approfondimenti

Giochi che vendono grazie al brand: è sufficiente?

MicheleBy Michele12 Dicembre 2025Nessun commento6 Mins Read
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I giochi che vendono solo per il brand
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In un mercato videoludico sempre più ampio e variegato, la competizione è alta e bisogna adattarsi alle richieste del pubblico. Ascoltare cos’ha da dire chi mantiene vivo questo tipo di intrattenimento dovrebbe essere un must delle case produttrici, andando a migliorarsi ogni volta di più. Ci sono dei casi in cui i giochi vendono anche solo per il brand e la sua storia pregressa e ne parleremo in questo approfondimento. 

Precisiamo che il punto di vista che verrà espresso non è assoluto e che in nessun modo vogliamo imporre la nostra idea. Ci piacerebbe instaurare un dialogo in merito quindi, se avete qualcosa su cui volete dire la vostra, potete farlo pacificamente. Se leggendo l’introduzione vi è venuto in mente qualche brand in particolare state per intraprendere una lettura a riguardo.

L’evoluzione dell’intrattenimento videoludico

Con il passare degli anni l’intrattenimento videoludico si è evoluto, ora andando ad abbracciare le nuove generazione, ora seguendo le tendenze. Abbiamo attraversato un periodo in cui andavano forte videogiochi ambientati in Giappone e ha preso piede sempre di più il genere open world. Ci sono poi brand la cui identità è rimasta presente e forte andando, a volte, controcorrente rispetto alle critiche poste dai giocatori.

Per fare qualche nome, che non ce ne vogliamo le case produttrici, troviamo Pokèmon, Assassin’s Creed tra i tanti. Queste due identità, colonne portanti per il divertimento di varie generazioni, hanno perso un po’ lo smalto rispetto al passato. Non stiamo dicendo che sono diventati un’ombra di ciò che erano ma che ultimamente lasciano a desiderare. Vuoi le pretese sempre più alte, vuoi l’aver viziato con un gioco quasi ogni anno, questo alla lunga può penalizzare.

C’è davvero l’esigenza di un nuovo capitolo?

Andando per gradi e riprendendo un punto toccato poco fa, la voglia di lanciare sul mercato un nuovo capitolo annualmente ha dei pro e dei contro. I pro sono, data l’elevata mole d’importanza del brand, la possibilità di cambiare le sorti di un lancio di giochi di media o bassa fascia. Pensiamo ad esempio GTA VI la cui uscita potrebbe letteralmente offuscare altri titoli, anche tripla A magari. Con Pokémon non succede così eppure smuove sempre grandi numeri al momento dell’uscita.

I contro sono evidenti ovvero un minor tempo da dedicare alla produzione, dalla trama alle missioni secondarie, alla renderizzazione dei luoghi eccetera. Una persona con pretese nella media potrebbe storcere il naso nel trovarsi un prodotto con poca cura nel dettaglio. I fan di Hollow Knight hanno atteso anni e anni per il secondo capitolo, il salto di qualità tra il primo e il secondo lo si nota a tutto tondo.

Il prezzo commisurato alla cura

Entriamo in un campo minato cercando di portare a casa la pelle tutti interi. La componente prezzo/qualità è un fattore che spesso può far vendere o no un determinato titolo. Se la qualità è alta, chi è un acquirente curioso può anche pensare di spendere di più o viceversa. Tralasciamo chi compra a prescindere solo per motivazioni legate, ad esempio, al volere una collezione completa o nostalgia videoludica.

Non tutti sono acquirenti curiosi e quindi cambiamo registro vestendo i panni di chi, invece, i soldi ci pensa due volte a spenderli. Mettiamo caso che il nostro fantomatico compratore abbia deciso di farsi un regalo. Vuole essere certo di comprare un videogioco che possa tenerlo impegnato per ore senza annoiarsi, con una bella grafica curata e gameplay accattivante. Le recensioni vengono in suo aiuto e se sono in parte negative, quante probabilità ci sono che acquisti quel prodotto?

Il guadagno come metro di giudizio

Spesso viene a mancare un pensiero che dovrebbe essere un caposaldo per chi produce videogiochi. Detto in parole povere, questo gioco regalerà un’esperienza abbastanza soddisfacente a chi lo ha giocato? La risposta è, ultimamente, non sempre positiva e l’unica ad essere contenta è, quasi sempre, l’azienda per via dei guadagni. Pensiamo a Battlefield 6 il quale è ritornato in auge dopo un paio di capitoli non proprio soddisfacenti. 

Un cambio di gameplay può fare la differenza e con Battlefield ne abbiamo un esempio da seguire. Assassin’s Creed ha creato un brand innovativo nel tempo, con ambientazioni sempre diverse ma ultimamente si è andato a perdere con trama e missioni secondarie. Call of Duty Black Ops 7, caposaldo per gli sparatutto, non se la sta cavando bene per ora. Può essere un segnale negativo oppure un inizio difficile per poi carburare e andare meglio nel lungo periodo.

Il fulcro rimane sempre lui

A decidere il destino e la riuscita di un determinato gioco rimane sempre lui ossia chi compra. Se nei mesi prima non viene invogliato, non lo si attira o si dà per scontato che esista, il primo giorno di lancio sarà duro. Un inizio difficile renderà tutto più complicato a meno di un boom per svariati motivi successivamente. Ritorniamo a Silksong il cui debutto ha segnato vendite per circa 3 milioni su Steam in soli 3 giorni. 

Il gioco ha un prezzo davvero ridicolo rispetto ai suoi competitor eppure non è fuffa, ma, anzi, sta continuando a intrattenere. Sarà per la voglia di sfidare i propri limiti o semplicemente l’interesse per quel genere, sta andando ancora forte. Pokémon Z-A ha portato dei cambiamenti a livello di giocabilità, ma togliendo cura ai dettagli. Anche per Scarlatto e Violetto le lamentele sui paesaggi furono importanti eppure non sono state ascoltate.

L’importanza di ascoltare

Andando verso la conclusione di questo approfondimento sui giochi che vendono grazie al brand, c’è solo una cosa che possiamo dire. La produzione di videogiochi deve aver come unico scopo l’intrattenimento dell’utente finale. Nel caso in cui venga a mancare questo preconcetto, sulla lunga distanza, se ne potrebbero pagare le conseguenze. Il videogioco deve essere uno strumento di rilassamento in questo mondo sempre più frenetico.

Avete ancora voglia di leggere? Per fortuna su Kaleidoverse ci sono tanti nuovi articoli ogni settimana come, ad esempio, la recensione del Volume 1 della quinta stagione di Stranger Things. Se poi volete altri approfondimenti potrete trovarne uno su Frieren e uno su Hollow Knight Silksong. Ricordatevi di seguirci su Instagram se già non lo fate. Noi vi ringraziamo e alla prossima!

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Uomo di 33 anni della provincia di Como appassionato di qualsiasi cosa appartenente al mondo nerd. Grande lettore di manga e comics, ascolto podcast di vario genere e, tra le varie cose, cerco di dedicarmi ai videogiochi seppur non come vorrei.

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