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Home»Film/Serie TV»Cime Tempestose Recensione: così la brughiera diventa pop
Film/Serie TV

Cime Tempestose Recensione: così la brughiera diventa pop

Francesca RubinoBy Francesca Rubino11 Febbraio 2026Updated:10 Febbraio 2026Nessun commento9 Mins Read
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Cime Tempestose Recensione
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Il momento è giunto: dopo mesi di attesa – segnati da ondate concentriche di polemiche e critiche a scatola chiusa – finalmente ci siamo: Cime Tempestose, il nuovo film di Emerald Fennell tratto dall’omonimo e celebre classico della letteratura britannica arriva al cinema e sarà disponibile nelle sale italiane a partire dal 12 febbraio. Kaleidoverse ha avuto il privilegio di poterlo guardare in anteprima e vi porterà, in questa recensione, le sue considerazioni in merito. Ovviamente, liberandovi dagli spoiler che potrebbero rovinare la vostra esperienza di visione.

Cime Tempestose è stato diretto e scritto da Emerald Fennell (Una donna promettente) e prodotto dalla casa di produzione LuckyChap dell’attrice protagonista, Margot Robbie (Barbie). Accanto a lei nel film ci sono Jacob Elordi (Frankenstein), Hong Chau (The Whale), Alison Oliver (Saltburn), Shazad Latif (Ritorno al Marigold Hotel), Martin Clunes (Doc Martin), Ewan Mitchell (High Life), Amy Morgan (No Time to Die), Jessic Knappett (Drifters), Charlotte Mellington, Owen Cooper (Adolescence) e Vy Nguyen.

Cime Tempestose arriverà nei cinema italiani il prossimo 12 febbraio.

Cime Tempestose: la trama

Catherine Earnshaw (Margot Robbie) e Heathcliff (Jacob Elordi) crescono insieme nelle brulle brughiere dello Yorkshire, sviluppando un rapporto controverso che sfida le convenzioni sociali sotto gli occhi del sig. Earnshaw (Martin Clunes) e di Nelly (Hong Chau), la dama di compagnia di Catherine. La vita frugale e profondamente rurale della famiglia viene sconvolta dall’arrivo di Edgar Linton (Shazad Latif) e Isabella (Alison Oliver), la sua protetta.

Così, quando Catherine prende una decisione che cambierà per sempre la sua vita Heathcliff, addolorato, fa altrettanto, allontanandosi. I 2 giovani si ritrovano in questo modo su lati opposti, combattuti e consumati dal loro legame, tormentati dalle conseguenze delle loro azioni e infelici, con la vasta, maestosa e implacabile natura dello Yorkshire a raccogliere la testimonianza della loro storia, delle loro scelte e dell’impatto che queste hanno sulla loro vita.

Catherine e Heathcliff crescono insieme come una cosa sola, con tutto quello che questo comporta.

Dai quadri al palcoscenico

Lo stile registico di Emerald Fennell ritorna prepotentemente in Cime Tempestose, confermando alcune scelte come suo marchio distintivo. L’uso di campi lunghi e campi totali crea un’armonia visiva profondamente soddisfacente simile alla fruizione di veri e propri quadri viventi, ma in questo film Fennell fa un passo avanti, creando un’atmosfera letteralmente teatrale che richiama alla mente le rappresentazioni shakespeariane. I costumi parlano un linguaggio tutto loro e la colonna sonora, originale e firmata da Charlie Xcx, crea una connessione tra il tempo della storia e quello dello spettatore.

La sceneggiatura adatta il famoso romanzo di Emily Brontë privilegiando la costruzione e la conservazione dello spirito dei personaggi rispetto alla trama effettiva. Questa scelta – che sarà sicuramente oggetto di discussioni – viene però portata sullo schermo con successo grazie alle interpretazioni intime del cast che, proprio come in una rappresentazione teatrale, sembrano lanciati al di là dello schermo, direttamente sulla platea, e donano con sapienza l’autenticità e il tormento che portano in vita.

Emerald Fennell si fa regista di una vera e intima pièce teatrale.

Una storia fuori dal tempo

Prima di concentrarci sui temi di Cime Tempestose e sui suoi messaggi è doveroso approfondire la scenografia del film, protagonista passiva ma altrettanto importante. Nel corso della pellicola acquistano importanza le 2 magioni – Wuthering Heights e Thrushcross Grange – e la brughiera che le separa. Le 2 case sono esattamente agli antipodi, tanto spazialmente quanto concettualmente, con colori scuri e incuria da un lato e toni pastello e un tocco decisamente barocco nelle decorazioni dall’altro.

Due mondi completamente diversi, e la brughiera in questo senso serve da canale di comunicazione e luogo di passaggio. Vuota ma piena di vita, attraversare i campi significa per i personaggi non solo muoversi fisicamente da un luogo all’altro ma entrare in contatto con idee e sogni. Ogni passaggio per gli alti fili d’erba e per i massi mastodontici segna l’avanzamento dei personaggi verso nuovi stati della loro vita, trasportando la storia al di fuori del tempo per consacrarla a qualcosa di diverso.

La scenografia comunica a colpo d’occhio l’importanza del cambiamento e del viaggio da uno stato all’altro.

La messa in scena: manierismo o parodia?

L’estetica prepotente del film esaspera fin dal primo istante l’idea legata alle storie in costume e contribuisce a ricoprire ogni scena di un sottotesto grottesco. In un mondo, quello odierno, in cui prodotti come Bridgerton riempiono i feed dei social e c’è stata una vera e propria impennata nella produzione di contenuti a sfondo romantico, letterario e cinematografico che vede al centro proprio l’universo delle storie in costume, non possiamo non pensare che Fennell voglia dirci qualcosa.

L’ossessione – sempre più diffusa – all’analisi centellinata di ogni nuovo prodotto che fa capolino al cinema o nelle piattaforme di streaming ha contribuito a una omogeneizzazione degli stessi e alla nascita del desiderio, soprattutto tra il popolo femminile del web, di vivere effettivamente esperienze simili. Un impulso che in Cime Tempestose viene ferocemente criticato usando sia il personaggio di Isabella che l’impalcatura stessa che regge la storia in piedi, in cui i personaggi si muovono in costumi palesemente di scena quasi con l’obiettivo di comunicare l’artificiosità del fenomeno – è già celebre la citazione a Via col vento, ma ce ne sono altre. È forse l’ago che farà scoppiare la bolla rosa di questo filone?

Cime Tempestose è permeato da un sottotesto graffiante e grottesco.

Gabbie dorate e catene arrugginite

Fin dalla prima scena di Cime Tempestose è evidente come uno dei temi portanti del film sarà il rapporto tra violenza e desiderio, ma è soprattutto su quest’ultimo che la storia indulgerà. Perché i protagonisti vengono accompagnati dall’infanzia alla vita adulta, in un contesto profondamente terreno e connotato da uno stile di vita tanto semplice quanto istintuale, dove le persone sono più audaci, crudeli e dirette nel raggiungimento dei propri obiettivi, qualunque essi siano.

L’alta società, invece, sembra ergersi ben lontana da questa attitudine: i Linton comunicano raffinatezza, razionalità e compostezza e, ancora una volta, è nel personaggio di Isabella che è più evidente il corto circuito di questo modo di vivere. Ragazza bizzarra che ci ha ricordato la protagonista del film L’ereditiera (1949), Isabella incarna lo stereotipo della sottomissione femminile, quella che cede arrendevolmente all’autorità dell’uomo, ma non solo. È interessante infatti la dinamica di potete che c’è tra lei e Catherine, una dinamica in cui è altrettanto sottomessa e che si collega a un concetto già portato avanti da Fennell nel suo cinema: il rapporto ambiguo e morboso tra ricchezza e povertà.

Al centro di Cime Tempestose troviamo la dicotomia violenza/desiderio.

Il teatro del potere

Violenza e desiderio sono, come abbiamo già detto, i pilastri portanti di Cime Tempestose, e i rapporti di potere che li incarnano sono emblematici. Il rapporto ossessivo e totalizzante tra Catherine e Heathcliff è infatti permeato da questi concetti da entrambe le parti: se Catherine considera infatti per larga parte della storia Heathcliff una sua estensione da assoggettare a ogni suo capriccio, è pur vero che Heathcliff, da parte sua, è la fonte di desiderio primaria di Catherine, lo strumento tramite cui la ragazza entra in comunione con l’aspetto più primitivo dell’esperienza umana.

Al contrario, il rapporto che Catherine ha con Edgar, per quanto sia pieno e funzionante è rappresentato come puramente funzionale. Un rapporto in cui tutto è al suo posto, in cui i suoi attori ricoprono ruoli ben definiti, in cui cioè Catherine è l’oggetto passivo del desiderio di Edgar – e di Isabella – ma non solo dal punto di vista sessuale o platonico: è la cattura e l’addomesticamento di un essere diverso da loro; di una persona povera con un potenziale. Lo stesso filone comunicato in Saltburn, e che torna qui prepotentemente, ma non per rubare la scena al centro della vicenda.

Il desiderio si inserisce nei rapporti di potere tra i personaggi.

Atti di venerazione

Nel film sono presenti molte scene esplicite che poco lasciano all’immaginazione. E, anche quando lo fanno, risultano comunque una sfida allo spettatore, che si ritrova a entrare nella storia, un po’ imbarazzato ma incapace di distogliere lo sguardo. Resta preda della voluttà espressa dai personaggi, che usano il sesso come strumento di potere ma anche di elevazione spirituale, restandovi però alla fine completamente impigliati e succubi di una smania che li porterà alla follia.

Nell’ultima parte del film, infatti, Catherine smette di essere solo una dei protagonisti e diventa un’icona, venerata e implorata tanto da Edgar quanto da Heathcliff, un vero e proprio feticcio dei 2 uomini. Basti pensare all’arredamento della camera da letto di Catherine a Thrushcross Grange, una chicca che le riserva Edgar come regalo di nozze e che contribuisce a inserire la donna su un piedistallo. Ed è in una preghiera dilaniante a Catherine in quanto feticcio che avviene la conclusione di questa storia sul desiderio e sulla violenza: una preghiera solitaria e straziante che nulla ha di violento e che spoglia Heathcliff della crudeltà a lui associata, decostruendo, di fatto, un archetipo che il personaggio letterario ha contribuito a creare.

Il desiderio parte da basi molto concrete per poi elevarsi a qualcosa di astratto.

Le nostre conclusioni su Cime Tempestose

Cime Tempestose è un film che ammalierà lo spettatore e lo sfiderà a pensare fuori dagli schemi. Il sogno iniziale di vivere nei vasti campi inglesi si trasformerà ben presto in qualcosa di più oscuro che lascerà un solco di tristezza quando il buio lascerà spazio ai titoli di coda. Sicuramente la promozione del film – il cast, le canzoni e il mito stesso intorno alle figure di Fennell, Robbie ed Elordi – consacrerà Cime Tempestose a fenomeno culturale, ma chissà che in fondo non possa risultare un cavallo di Troia ben congegnato per consegnare messaggi più sottili ma necessari.

Vedrete Cime Tempestose? Avete letto il libro? Cosa vi aspettate da questo film? Lasciateci la vostra in un commento qui su Kaleidoverse o sulla nostra pagina Instagram, che potete seguire per restare sempre aggiornati sulle ultime novità in campo cinematografico, seriale, videoludico e d’animazione. Vi lasciamo, come sempre, i rimandi ai nostri ultimi articoli: la recensione della prima parte di Bridgerton 4, quella del capitolo 1172 di One Piece e quella della miniserie Wonder Man. Alla prossima!

I pro di Cime Tempestose
  • La regia trasforma la narrazione in veri e propri quadri viventi;
  • Le scenografie creano un’atmosfera visiva immersive;
  • Il cast regala interpretazioni intime e strazianti;
  • La storia conserva lo spirito dell’opera originale;
  • Il film si trasforma  in una parodia grottesca dei period drama.
I contro di Cime Tempestose
  • La regia si concentra sulla propria versione dimenticandosi a tratti dell’opera originale;
  • Di conseguenza sono stati apportati importanti cambiamenti alla trama;
  • Alcune dinamiche tra i personaggi non vengono approfondite;
  • Alcune scene mancano di rapporto causa-effetto;
  • La conclusione è forse troppo spiazzante e improvvisa.

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Scrivo. In pratica non so fare altro: sono goffa, timida e secondo qualcuno amo dormire a testa in giù come un vampiro (tranqui però, non sono un criptide).

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