18 anni fa il mondo conosceva per la prima volta Camp Rock. Nel 2010 poi è entrato in scena Camp Rock 2. Da quel momento, però, silenzio stampa: le rispettive stelle – Demi Lovato e i Jonas Brothers – hanno continuato il loro cammino nei canali Disney per poi separarsene. E di Camp Rock 3, che i fan si aspettavano visto il successo della trilogia di High School Musical, non ne è stato più nulla. Almeno fino all’anno scorso, quando i fratelli Jonas hanno annunciato il ritorno nel mondo di Camp Rock con il terzo capitolo, disponibile su Disney Plus a partire dal 14 agosto. Kaleidoverse ve ne parla in questa recensione, tenendo al minimo gli spoiler.
Alla regia c’è Veronica Rodriguez (The Slumber Party) e alla sceneggiatura Eydie Faye (The J Team). Nel cast abbiamo Liamani Segura (High School Musical: The Musical – La serie), Lumi Pollack (Electric Bloom), Hudson Stone (The Mickey Mouse Club), Casey Trotter, Malachi Barton (Dora e la città perduta), i Jonas Brothers (Jonas), Francis Burgos (Sheriff Country), Maria Canals-Barrera (I maghi di Waverly), Abbygale Chung (Grease: RIse of the Pink Ladies), Alyx Clarke, Sherry Cola (Joy Ride), Kaleah Crump (Henry Danger: the movie), Peter D’Souza (The Boys), Lia Frankland (Tully), Ava Jean (A week away), Devielle Johnson (Grimm) e Kenya Jordan (Real Love).
Camp Rock 3: la trama
I Connect 3 sono in procinto di avviare il loro tour mondiale quando incappano in un imprevisto: la band che doveva aprire il loro concerto dà forfait. Per questo motivo i 3 hanno un’idea: cercare l’artista che inaugurerà il loro tour a Camp Rock, la fucina musicale in cui hanno trascorso alcune delle loro più belle estati. Al campo facciamo la conoscenza di Sage (Liamani Segura) e di suo fratello Desi (Hudson Stone), ai ferri corti. La ragazza è determinata e ambiziosa, il ragazzo vive per la musica in maniera più spensierata.
Le 3 pop-star annunciano le loro intenzioni e prende il via una gara all’ultima nota che deciderà chi degli aspiranti giovani artisti vincerà l’opportunità di esibirsi con loro. Nel corso delle 3 prove avremo modo di conoscere meglio i 2 fratelli, a cui si aggiungono il batterista Cliff (Casey Trotter), la violoncellista Rosie (Lumi Pollack) e il misterioso Fletch (Malachi Burton). I 5 stringono amicizia e affrontano le rispettive sfide, compresa l’influencer Maddie (Ava Jean), anche lei agguerrita. Chi vincerà la Final Jam?
Una nuova sfida si muove per Camp Rock, e i suoi partecipanti scopriranno di andare molto d’accordo.
Un’occasione sprecata
Camp Rock 3 è un film piuttosto semplice. Questo di per sé non è un male, anche se non abbiamo potuto non notare alcune caratteristiche che ci hanno fatto storcere il naso. In primis la regia e il montaggio, uniti alla sceneggiatura, creano un ritmo rapido ma frettoloso che rende difficile godersi la trama e non sviluppa bene né la storia, né i temi. Anche il montaggio è imperfetto e sbadato in alcuni punti, quasi come se fosse opera di una regista alle prime armi. L’aspetto che delude di più, però, è il riciclo di molti brani dei primi 2 film, riproposti continuamente nel corso della pellicola riarrangiati, togliendo la possibilità di sviluppare più brani originali.
È un’occasione sprecata: le canzoni originali all’interno del film sono pertinenti con i temi raccontati, quindi crediamo che investire di più sulla scrittura di pezzi nuovi invece di riesumare quelli vecchi forzando un effetto nostalgia avrebbe avuto più senso, anche perché il cast per la maggior parte è formato da volti nuovi di Disney. L’effetto nostalgia su presunti spettatori Millennial e Gen Z sfocia in un nulla di fatto. La trama, poi, è ridotta all’osso, senza un minimo di conflitto. Non ci aspettavamo una tragedia shakesperiana, ma nelle prime 2 pellicole un minimo di rischio era presente, mentre in questo terzo capitolo non c’è niente che metta davvero in pericolo gli obiettivi dei personaggi.
Camp Rock 3: espressioni artistiche
Anche in Camp Rock 3 convivono molte forme d’arte: canto, ballo e musica assumono i tratti distintivi di questo tipo di film. La protagonista, Sage, emerge come una sorta di Mitchie Torres (Demi Lovato) 2.0, una fucina di idee con il sogno di cantare, ma attaccata a una forma di perfezionismo che non la lascia respirare nel corso della storia. La ragazza scoprirà – anzi, riscoprirà – che esprimere sé stessi dovrebbe essere il vero obiettivo di ogni forma d’arte, musica inclusa, e questo dovrebbe venire prima di qualunque guadagno economico o sogno di gloria e fama.
La musica è uno strumento per liberarsi dalle aspettative, dalle pressioni e dalla paura di non essere abbastanza. Sage dovrà imparare che non è necessario essere perfetti per poter creare qualcosa di bello e che anche gli errori possono diventare parte del processo creativo. In questo senso, Camp Rock 3 invita a ritrovare il piacere di fare arte per il semplice gusto di farlo, senza preoccuparsi continuamente del giudizio degli altri. Perché, alla fine, è proprio quando si smette di cercare di essere perfetti che si riesce davvero a esprimere chi si è.
La musica è un’importante forma di espressione in cui hanno posto anche gli errori.
Work in progress
Un altro obiettivo che emerge guardando Camp Rock 3 è che se esprimere sé stessi è il vero obiettivo della musica, allora non importa che la musica sia perfetta. La tecnica si impara e si perfeziona, ma ciò che conta è ciò che si ha dentro, che deve essere genuino e autentico. Su questo punto tornano sia Sage che Rosie, il personaggio che inizialmente è più represso e che effettua una piccola metamorfosi, emergendo alla fine della pellicola in tutta la sua potenza e abbracciando anche la sua passione per il canto.
È proprio attraverso questo percorso che le 2 ragazze imparano a liberarsi, seppur in modi diversi, delle aspettative che hanno interiorizzato. Sage deve smettere di pretendere da sé stessa la perfezione, mentre Rosie deve trovare il coraggio di lasciare emergere una parte di sé che ha sempre tenuto nascosta. La musica diventa così per entrambe uno spazio di libertà, nel quale non devono dimostrare nulla a nessuno. Ed è forse questo uno dei messaggi più semplici, ma anche più efficaci, del film: non serve essere i migliori per avere qualcosa da dire. A volte, tutto ciò che serve è trovare il coraggio di far sentire la propria voce.
Aprire gli occhi all’altro
L’ultimo tema che abbiamo riscontrato in Camp Rock 3 è la necessità di aprirsi all’altro con l’arte, uno degli obiettivi principali della musica e dell’arte stessa. Esprimersi è importante, ma inutile se dall’altra parte non c’è nessuno con cui creare una connessione. Non puoi essere di ispirazione e di aiuto se ti rifiuti di guardare e di comunicare con chi hai davanti. La comunicazione è un aspetto fondamentale anche per i personaggi più maturi, come i Connect 3, che alla fine della pellicola ristabiliscono un minimo di unità nella band anche grazie all’intervento di un gradito ritorno.
Nel momento in cui si crea uno scambio la musica smette di essere una semplice esibizione e diventa realmente qualcosa di condiviso. I Connect 3 imparano a mettere da parte incomprensioni e incomunicabilità per tornare a essere una band, riscoprendo il valore del suonare insieme. Il ritorno di un volto familiare contribuisce a riaprire quel dialogo che sembrava ormai perduto, ricordando ai personaggi quanto sia importante non chiudersi nelle proprie posizioni. L’arte trova il suo significato più autentico proprio quando riesce a creare un ponte tra le persone.
Un altro messaggio importante è che quello che la musica fa è creare un ponte con gli altri.
Le nostre conclusioni su Camp Rock 3
Camp Rock 3 è il terzo capitolo che i fan volevano nel 2010 ma di cui non hanno bisogno nel 2026. La regia è semplice e inesperta e il montaggio – come la sceneggiatura – ha un passo svelto che costringe lo spettatore a non godersi il piacere di essere tornati a Camp Rock. Il cast vede necessariamente volti nuovi e sicuramente popolari tra gli adolescenti di oggi e le vecchie leve – che erano popolari per gli adolescenti di ieri. La trama è estremamente simile a quella delle 2 pellicole precedenti, ma peggiore: se da un lato abbiamo la trasmissione di messaggi positivi e necessari, dall’altra l’intreccio della storia è completamente assente.
Non c’è una vera e propria posta in gioco, la complicazione inserita come ostacolo si risolve senza un minimo di conflitto e persino le canzoni – che di norma sono il punto forte di prodotti del genere – sono ricicli riarrangiati dei primi 2 film con qualche aggiunta originale sparsa qui e là. Poteva essere un’occasione d’oro per chiudere un ciclo, invece è solo un’occasione sprecata che fa leva sull’effetto nostalgia. E voi cosa ne pensate? Lasciateci la vostra su Kaleidoverse o sulla nostra pagina Instagram, e date un’occhiata ai nostri ultimi articoli, come la recensione di Ricky Gervais Alley Cats, un approfondimento su Spider-man: Brand New Day e la recensione del film. Ci leggiamo alla prossima!
I pro di Camp Rock 3
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Il film urla forte e chiaro che la musica non dovrebbe asservirsi alla fama, ma restare in primis espressione artistica;
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I giovani protagonisti parlano bene alle nuove generazioni.
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In un’ottica controcorrente in Camp Rock 3 la connessione a tu per tu occupa un posto d’onore.
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La presenza di alcuni vecchi ritorni, come i Connect 3 e Connie, crea il legame con i vecchi film
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L’effetto nostalgia è ben presente e colpisce nel segno.
I contro di Camp Rock 3
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La trama è piuttosto prevedibile e piatta, saltando il conflitto che dovrebbe causare la vera evoluzione dei personaggi.
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I personaggi sono leggermente stereotipati e non riescono mai davvero ad uscire dai propri tropi.
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I temi presenti nella pellicola a volte sono fin troppo espliciti, come precetti decantati in una piazza.
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È impossibile non paragonare questo film ai precedenti, e il confronto purtroppo non regge.
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L’andamento rapido della pellicola soffoca l’intreccio, che infatti è pressoché assente.
