Non c’è nulla di meglio di un buon thriller per salutare l’estate e accogliere l’autunno che sta arrivando. Netflix asseconda il desiderio: che le temperature roventi si abbassino, deliziando il suo pubblico con l’uscita de L’uomo dei sussurri, un nuovo thriller carico di suspense disponibile sulla piattaforma a partire dal 28 agosto con Robert De Niro e Adam Scott. Kaleidoverse ve ne parla in questa nuova recensione, tenendo come sempre gli spoiler al minimo.
La regia è di James Ashcroft (Viaggio nell’incubo), la sceneggiatura di Ben Jacoby (Flash Boys) e Chase Palmer (It), tratta dal romanzo omonimo di Alex North. Nel cast sono presenti Hamish Linklater (Midnight Mass), Robert De Niro (Taxi Driver), Michelle Monaghan (Pixels), Adam Scott (Parks and Recreation), Michael Keaton (Birdman), Owen Teague (Bloodline), Will Brill (Test Pattern), Jacob Berger (Mayor of Kingstown) e Acston Luca Porto (La Llorona).
L’uomo dei sussurri: la trama
Tom Kennedy (Adam Scott) e suo figlio Jake (Acston Luca Porto) si sono appena trasferiti nel paese natale della sua defunta moglie per ricominciare da capo dopo il terribile lutto, che ha ferito entrambi. La cittadina, nel frattempo, è alle prese con la misteriosa scomparsa di un bambino, che richiama alla mente degli abitanti il vecchio caso dell’uomo dei sussurri, un serial killer ormai in carcere che si divertì a rapire e uccidere bambini anni prima.
Le sparizioni e i ritrovamenti continuano mentre padre e figlio affrontano gli attriti dovuti alla nuova casa, ma le cose cambiano drasticamente quando anche il piccolo Jake sparisce nel nulla. La caccia a questo punto si fa serrata e coinvolgerà anche Peter (Robert De Niro), ex-detective in pensione, padre di Tom e responsabile dell’arresto dell’uomo dei sussurri originale. Tra litigi, inseguimenti e misteriose conversazioni la pellicola ci porta lungo un sentiero oscuro fino alla sua naturale risoluzione.
La trama segue un misterioso assassino rapire e togliere la vita e piccoli innocenti.
Un thriller in piena regola
La regia dell’uomo dei sussurri è semplice e lievemente grezza. Il montaggio è infatti abbastanza rapido, ma in alcuni punti lo è talmente tanto da tagliare e ricucire insieme sequenze in maniera un po’ asincrona, creando dei momenti in cui sembra quasi che il nastro invisibile che proietta la pellicola salti. Non sappiamo se la scelta sia intenzionale o meno. La fotografia e la scenografia, tuttavia, riequilibrano il tutto contribuendo a dare al film un’atmosfera sinistra e carica di suspense.
La sceneggiatura è tratta dal romanzo omonimo e intrattiene il pubblico senza annoiarlo, arrivando addirittura a commuoverlo in alcuni punti. Nonostante questo non abbiamo potuto non notare alcune trovate narrative palesemente tratte da casi di cronaca realmente accaduti che ci auguriamo essere degli omaggi macabri piuttosto che dei plagi. Per quanto riguarda il cast non abbiamo nulla da dire se non che la presenza di Adam Scott in un ruolo drammatico è una rivelazione positiva, quella di Robert De Niro una garanzia e quella di Hamish Linklater una piacevole sorpresa.
Padri e figli
L’uomo dei sussurri non si limita a raccontare una caccia all’uomo serrata, momenti di paura e omicidi crudeli che prendono di mira giovani vittime innocenti: la pellicola fa molto di più. La storia infatti parla del rapporto tra padri e figli, declinato in più accezioni e che ruota intorno alla colpa originaria che i padri hanno e che riversano sulla prole negativamente. Questo tema è trasversale e colpisce tutti i personaggi, evidenziandone l’universalità e la rilevanza.
Peter e Tom non hanno un rapporto perché il primo ha scelto l’ossessione della caccia rispetto alla famiglia; anche Frank non ha una relazione con suo figlio, annullata dai suoi crimini ma anche da un desiderio oscuro; e poi ci sono Frank Jr., Jake e Tom che, in quanto figli, hanno vissuto l’abbandono da parte dei genitori, gestendolo ognuno a modo suo. Un fatto che emerge, in ogni caso, è come i legami tra padri e figli siano ricoperti da un sottile strato di violenza, che però il film cerca di smontare in favore di un atteggiamento più sano e luminoso.
Il fulcro della trama non è tanto la caccia all’assassino quanto il rapporto padre-figlio.
L’oscurità del seriale
Un altro aspetto molto importante de L’uomo dei sussurri è il modo in cui vengono raccontati e mostrati gli omicidi seriali. L’interpretazione di Michael Keaton è inquietante e nel corso della pellicola non abbiamo potuto non notare un richiamo continuo al mondo dei serial killer, quelli veri che hanno segnato il ‘900, anche solo tramite Easter Egg che avranno sicuramente notato gli appassionati di true crime. Anche l’aspetto fisico del vero colpevole del film, così come alcuni dettagli presenti nella sua casa, ricordano assassini del calibro di Jeffrey Dahmer, mentre altrove sono presenti rimandi al massacro di Jonestown – per citarne uno – così come lievi accenni visivi alla predilezione per la pelle umana di Ed Gein.
I serial killer affascinano sempre, anche se secondo noi in questa pellicola il brivido della caccia passa in secondo piano e sembra quasi che venga criticato. Il personaggio di Norman, il collezionista del macabro, incarna un lato oscuro presente in ciascuno noi: nascosti dietro una maschera, gli esseri umani amano il torbido e la devastazione. Lo nascondiamo bene, esponendo al mondo una facciata linda e pinta; ma nel profondo siamo tutti innegabilmente attratti dal male nascosto.
Le nostre conclusioni su L’uomo dei sussurri
L’uomo dei sussurri è un thriller psicologico con sprazzi di tenerezza. La regia è rapida e privilegia l’ambiente creando un’atmosfera carica di tensione ma alcune scelte di montaggio rendono il risultato complessivo leggermente grezzo. Il cast punta sulla qualità piuttosto che sulla quantità, dando ad Adam Scott la possibilità di brillare in un ruolo molto diverso da quello che l’ha reso universalmente famoso. La trama regge e intriga seppur con qualche gratuità nell’ambito del true crime che però si perdona facilmente visto che la pellicola non scade nell’ovvio – si limita a lasciare le briciole di pane che rendono anche gli spettatori dei detective.
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I pro di L’uomo dei sussurri
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Il cast del film ne definisce la maggior parte del valore.
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L’atmosfera della pellicola agisce quasi da personaggio astratto, aumentando la tensione.
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La trama equilibra bene il thriller e il dramma familiare.
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Il lato thriller della pellicola mantiene alta la curiosità dello spettatore.
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La pellicola richiama alla mente i thriller anni ’90.
I contro di L’uomo dei sussurri
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L’uomo dei sussurri non spicca per l’originalità della trama.
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Il mistero dietro all’identità dell’assassino scompare troppo rapidamente.
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Il finale è tranquillo e positivo, ma troppo rapido e convenzionale.
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Gli aspetti sovrannaturali presenti nel film sono stati accantonati completamente.
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Alcuni temi sono stati affrontati a dovere.
