Poco più di un anno fa vi presentavamo l’arrivo di una nuova produzione tutta italiana su Netflix: Storia della mia famiglia. La serie TV prodotta da Palomar ha riscosso un notevole successo, tanto da essere stata rinnovata per una seconda stagione, atterrata nella piattaforma di streaming lo scorso 10 giugno. E Kaleidoverse, ancora una volta, torna nella vita di questa bizzarra quanto genuina famiglia per parlarvi dell’evoluzione della loro storia, come sempre tenendo al minimo gli spoiler.
Alla regia torna Claudio Cupellini (Una vita tranquilla), alla sceneggiatura Filippo Gravino (Il primo re) e Elisa Dondi (Un anno di scuola). E nel cast si ripresentano Eduardo Scarpetta (Qui rido io), Vanessa Scalera (Diamanti), Massimiliano Caiazzo (Je so’ pazzo), Cristiana Dell’Anna (Francesca Cabrini), Gaia Weiss (Hercules – La leggenda ha inizio), Antonio Gargiulo (Inexistentia), Filippo Gili (Prima di andar via), Jua Leo Migliore, Tommaso Guidi (Volevo un figlio maschio) e Aurora Giovinazzo (Caterina e le sue figlie), con l’aggiunta di Fernando Guallar (Ballo ballo) e Sergio Castellitto (Non ti muovere).
Storia della mia famiglia 2: la trama
La prima stagione di Storia della mia famiglia si conclude con un retrogusto agrodolce: Libero (Jua Leo Migliore) ed Ercole (Tommaso Guidi) sono stati affidati alle cure di Lucia (Vanessa Scalera), con sommo disappunto di Sara (Gaia Weiss) e del primogenito, che sceglie di andare a vivere in una casa famiglia. La seconda stagione si apre così: con una stabilità fragile e di nuova costruzione, storie in corso d’opera, e tanti sentimenti ancora da esprimere. I figli di Fausto (Eduardo Scarpetta) sono divisi e la situazione, nelle mani di Lucia e di Valerio (Massimiliano Caiazzo), è instabile. E a migliorare la situazione si aggiunge Gaetano (Sergio Castellitto), il nonno dei bambini.
Mentre l’uomo si insinua nuovamente nelle vite della moglie e del figlio Maria (Cristiana Dell’Anna) torna dal suo periodo all’estero in compagnia del suo nuovo amore Pau (Fernando Guallar), lasciando di stucco un Demetrio (Antonio Gargiulo) più consapevole e sicuro di sé – ma non troppo. Le turbolenze degli adulti si intrecciano così a quelle dei bambini componendo un arazzo tanto colorato e variopinto quanto stretto, in cui il benessere del gruppo si fonda su quello dei singoli membri. E in cui, alla fin dei conti, sembra vigere il dogma “Omnia vincit amor“.
Nel corso della stagione si aprono nuovi scenari e si arriva alla chiusura del cerchio – forse.
Fiction sì, ma con una marcia in più
Dal punto di vista registico e tecnico Storia della mia famiglia si riconferma una produzione tutta italiana, e affermarlo non costituisce una nota di demerito. Il posizionamento della serie su Netflix, però, contribuisce sicuramente a darle quella spinta in avanti che forse non avrebbe avuto se fosse stata destinata ai canali TV tradizionali. E, se questo non è evidentissimo dal punto di vista produttivo, lo è se la lente si sposta sulla sceneggiatura e sul cast.
La storia, infatti, prosegue in maniera nuova ma naturale. E, tolto qualche accenno forse un po’ cliché legato alla linea narrativa di Valerio e alla sua rinascita “caraibica“, i nuovi sviluppi di ogni singolo personaggio non scadono mai nel trash o nel già visto, anzi. Fin dai primi episodi Storia della mia famiglia si è fatta carico della rappresentazione di un tipo di famiglia che, entro certi limiti, è sempre esistita, ma che oggi sempre di più chiede un riconoscimento ufficiale e visibilità. Per quanto riguarda il cast, invece, ritroviamo i volti già conosciuti nel 2025 con Fernando Guallar e Sergio Castellitto a completare il quadro.
Storia della mia famiglia 2: Fausto e Gaetano
Se nella prima stagione la colonna portante era Fausto, in questa seconda stagione troviamo a prendere il suo posto – metaforicamente – Gaetano, suo padre, anche se apparentemente non sembra. Il personaggio, infatti, è problematico e non molto apprezzato dagli altri: fa fatica a ritornare nelle vite della sua famiglia – giustamente, aggiungeremmo noi. Lo sforzo continuo che l’uomo opera, però, dà modo allo spettatore anche di riconoscere in lui lo stesso stato d’animo e la stessa forza positiva di Fausto, nonostante tutto.
La presenza di Gaetano funge da agente del caos, e questo non è di per sé un elemento negativo all’interno della serie. Il disordine e il caos servono nella misura in cui c’è bisogno di dare una scossa a situazioni complicate che possono rivelarsi un disastro. È curare il fuoco con il fuoco: si corre sempre il rischio di bruciarsi ma la purificazione è in ogni caso il risultato finale. Nonostante questo c’è anche da dire che il personaggio condivide con Fausto il dinamismo che lo porterà a non diventare una presenza costante. La differenza finale, l’evoluzione, sta in ciò che questa volta ha seminato prima di riprendere il largo.
Gaetano arriva e scompiglia la situazione della famiglia, ma potrebbe non essere un male.
Demetrio, Fausto, Valerio e la paternità
Demetrio, che nella prima stagione era un personaggio passivo e che si appoggiava ai suoi amici per andare avanti nella vita, nella seconda stagione ritrova il coraggio e la forza di volontà per portare avanti la propria esistenza in maniera indipendente. Inizialmente Demetrio incarnava lo stereotipo dell’uomo patetico, che a noi ha ricordato nell’atteggiamento i personaggi di Troisi, ma nei nuovi episodi dimostra agli spettatori l’estensione della propria forza interiore, diventando così un esempio di mascolinità ammorbidita, ed è in questa morbidezza che risiede il vero fulcro del suo potere.
La forza di Demetrio infatti è sempre smussata agli angoli, ma questo non è un difetto di per sé, anzi: l’empatia di Demetrio nei confronti degli altri lo aiuta a imporre il proprio punto di vista e ad essere di supporto in maniera diversa. Molto interessante è inoltre il focus che nel corso della stagione viene posto sul desiderio di paternità da parte sua, un tema che non è ancora molto trattato nei media – solitamente quando si parla di genitorialità vengono messe al centro le madri – e che abbiamo molto apprezzato: si tratta di un cambiamento di prospettiva che secondo noi è doveroso e di cui si dovrebbe parlare più spesso.
Valerio, Valeria e la leggerezza
La paternità è un tema che risuona forte in questa seconda stagione di Storia della mia famiglia. Valerio, per esempio, si fa inizialmente carico di ciò che Fausto ha lasciato in eredità, diventando una sorta di vero e proprio padre putativo per i suoi nipoti. Nonostante sia affiancato da Demetrio e da Lucia il ragazzo sente tutto il peso della responsabilità e fa del suo meglio con quello che ha a disposizione – partendo però da modelli genitoriali instabili.
Questo crea una frattura, sia nel personaggio in sé che nei suoi rapporti con gli altri, e lo porta a scontrarsi con il recinto della propria gabbia, oltre il quale intravede una liberazione. E la liberazione sta, nel suo caso, nella leggerezza. Valerio, come personaggio, incarna un vero e proprio arco di maturazione generale e lancia un monito che dovremmo cogliere tutti: crescere è inevitabile e porta con sé pesi e storture, ma proprio per questo motivo bisogna cercare di trovare la felicità e la leggerezza nelle piccole cose. Bisogna sempre ricordarsi di ballare, per parafrasare Fausto e Gaetano.
Valerio sente il dovere di prendere il posto del fratello, ma nel farlo si dimentica come essere felice.
Storia della mia famiglia 2: Maria e il lasciarsi andare
A differenza di Valerio Maria aveva già fatto un passo verso sé stessa partendo alla fine della prima stagione. Al suo ritorno si vede nuovamente ricoperta di responsabilità e in una posizione che le sta stretta, perché anche lei, nei nuovi episodi, deve affrontare ciò da cui era fuggita: il peso dei sentimenti. Da questo punto di vista il personaggio di Maria compie il percorso inverso rispetto a quello di Lucia, perché nella prima stagione era Maria ad avere in mano la situazione mentre la madre di Fausto rifuggiva dal proprio ruolo.
La seconda stagione vede una Maria sempre più alle strette, ma non perché non sappia scegliere tra 2 uomini che la amano; la sfida è più sottile. La donna, infatti, deve scegliere se darsi il permesso di rendersi di nuovo vulnerabile di fronte all’altro; deve sapere di poter essere amata e appoggiata, di non essere lasciata nuovamente sola. Nel frattempo Lucia riprende in mano la sua vita e si ricentra, ritrovando finalmente la forza interiore che fino a quel momento era rimasta latente.
Ogni famiglia è vera a modo suo
Storia della mia famiglia 2 manda un messaggio molto potente agli spettatori: esistono più modi di intendere il concetto di famiglia e nessuno di questi è di per sé sbagliato, ma c’è bisogno di allargare il punto di vista per poterli includere di nuovi. La comune che si è creata grazie a Fausto funziona con i suoi alti e bassi ed è la dimostrazione e il consolidamento di situazioni che sono già esistenti un po’ ovunque ma di cui non si parla ancora abbastanza. Non sempre un genitore è in grado di esserlo al 100%, e molto spesso la vera famiglia è quella che ci si sceglie.
Non possiamo scegliere il nostro lignaggio o da dove veniamo ma possiamo sforzarci di provare a includere all’interno del nostro cerchio le persone alle quali possiamo appoggiarci e per le quali noi stessi siamo punti di riferimento. Una frase sicuramente emblematica in questo senso, pronunciata proprio all’interno di questa nuova stagione, è che famiglia è ormai un termine vecchio, desueto, e che molto spesso piuttosto che parlare di famiglia bisognerebbe parlare di “accrocco d’amore“, una definizione sicuramente confusionaria e complicata ma sicuramente più adeguata, se non altro all’insieme di anime che formano effettivamente il cast di questa serie.
Oggi sotto il termine-ombrello di famiglia sono presenti sempre più sfumature.
Le nostre conclusioni su Storia della mia famiglia 2
Storia della mia famiglia è tornata con una seconda stagione che vuole essere la chiusura di un cerchio. Molto era rimasto in sospeso, e nel corso dei nuovi episodi tutte le linee narrative vengono abilmente chiuse. La regia e la sceneggiatura si sono conservate, così come il cast talentuoso che vede l’aggiunta di Castellitto a rimpolpare l’elenco, e le nuove puntate mostrano, in maniera più dettagliata, le conseguenze del lutto e la ricostruzione del concetto di famiglia, un “accrocco d’amore” perfettamente eterogeneo.
Voi avete già visto i nuovi episodi di Storia della mia famiglia? Se sì, cosa ne pensate? Lasciateci la vostra in un commento qui su Kaleidoverse o sulla nostra pagina Instagram, che potete seguire per restare sempre aggiornati sulle ultime novità in campo seriale, cinematografico, videoludico e d’animazione. Vi invitiamo, inoltre, a leggere alcuni dei nostri ultimi articoli: la recensione di Euphoria 3, il nostro approfondimento su Pedro Pascal e la recensione di The Boroughs. Ci leggiamo alla prossima!
I pro di Storia della mia famiglia 2
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Continua ad affrontare il tema del lutto con maturità e delicatezza;
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I personaggi continuano la loro evoluzione in modo naturale, senza forzature;
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La narrazione equilibra dramma e commedia senza cadere nella farsa;
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Il cast raccoglie alcuni tra i migliori interpreti nel panorama italiano;
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La dinamica famigliare viene esposta con realismo e autenticità.
I contro di Storia della mia famiglia 2
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Fausto è presente, ma in misura nettamente migliore, e la sua assenza si fa sentire;
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Il ritmo è più lento rispetto alla prima stagione, dando più rilievo alla quotidianità;
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Alcune sottotrame sono meno incisive e più brevi;
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Sul finale le emozioni sicuramente prevalgono, toccando il limite del melodramma;
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La seconda stagione approfondisce ciò che c’era già, ma in questo modo risulta meno sorprendente.
